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Alcatel Lucent: incontro al Mise

Il 19 aprile si è svolto l’incontro richiesto da Fim Fiom e Uilm e coordinamento sindacale presso il Ministero dello Sviluppo Economico sulle prospettive industriali e gestione dell’accordo.
L’azienda ha riepilogato il quadro economico della multinazionale, dichiarando che dalla fusione tra Alcatel e Lucent si sono registrate perdite complessive per 4,2 miliardi di euro, e presenta indicatori economici peggiori di quasi tutti i suoi concorrenti. Questo ha portato ALU a dover ricorrere a un prestito di 2B€ e a sostituire l’ex CEO con Michael Combes, con l’impegno di generare un flusso di cassa positivo nei prossimi tre anni.
Le strategie di recupero si dovrebbe basare su questi tre elementi:
– Attenzione al margine dei contratti, escludendo quelli non sufficientemente redditizi;
– Riduzione dei costi fissi “in tutti i modi possibili”;
– Focalizzazione degli investimenti R&D solo su alcune attività.
Il piano dell’azienda prevede nei prossimi tre anni un livello costante di vendite, con crescita solo sui prodotti IP, mentre si ridurranno i managed services. La strategia per linee di prodotto dovrebbe vedere una frenata degli investimenti nel wireless, dove nonostante gli importanti impegni economici, ALU non ha ottenuto corrispondenti risultati di mercato, almeno in Europa.
Gli investimenti R&D si dovrebbero concentrare su IP, fixed access, e ottica. Per le attività in Italia, dovrebbero esserci investimenti su WDM, Wireless Transmission, Network Management, mentre sono “da rivedere” OMSN (1850 e legacy), Mobile Commerce, Application Enablement. Per quanto riguarda il mercato in Italia le vendite denotano un vistoso calo a due cifre su tutti gli operatori, tranne Telecom Italia, che vede una crescita grazie al progetto FTTCab.
Comunque in Italia ALU non vende né telefonia mobile (perché non ha i prodotti che il mercato italiano chiede), né IP (secondo l’azienda fra le cause ci sarebbe “la scarsità di competenze su IP”). Fra le iniziative ulteriori di riduzione costi è stata annunciata una riduzione degli spazi occupati nelle varie sedi, un intervento sul parco auto, oltre a quanto già comunicato unilateralmente sui trasporti aziendali.
La situazione dell’organico in Italia, rispetto a quanto previsto dall’accordo di giugno, ha visto finora 69 ricollocazioni interne e 58 uscite, con 96 lavoratori in CIGS o rientrati da CIGS.
L’azienda ha dichiarato di non essere in grado di fare le ulteriori 22 CIGS sulle attività OMSN in quanto ci sono impegni coi clienti.
Il punto centrale dell’incontro (con mesi di ritardo), avrebbe dovuto essere il piano delle attività di R&D sui prodotti che fanno parte della strategia: su questo l’azienda è stata assolutamente deludente. Salvo confermare l’impegno su WDM (complessivamente passato da 60 a 100 persone), sulle attività ASIC ed FPGA e su Wireless Transmission, che dovrebbe continuare ad assorbire lavoratori da altre aree in sostituzione dei contractors, sul resto non c’è nulla di positivo.
L’accorpamento fra Network Integration e Network Release (che mette in discussione una delle poche attività su cui c’era la responsabilità in Italia) produrrà delle “sinergie”, cioè delle eccedenze, che l’azienda pensa in parte di poter di ricollocare all’interno.
Sull’attività CPRI (Common Platform Radio Interface) l’azienda non ha deciso nessun investimento, anche “a causa dell’incognita Michel Combes”, cioè non si sa cosa intende fare il nuovo CEO e quindi non si investe.
Infine, per le attività di “Platforms” che coinvolgono lavoratori sia di Rieti che di Battipaglia (dopo che a quelle sedi sono state tolte le attività di Optics), l’azienda ci dice che non è più sostenibile mantenere queste linee di prodotto, e quindi saranno terminate o cedute.
Il quadro complessivo è quindi molto grave! L’azienda, oltre a non rispettare l’accordo e gestire la CIGS in modo assolutamente non
condivisibile e disciminatorio, non sta rispettando quanto stabilito per dare un futuro ad ALU Italia ed ai suoi lavoratori!
Il dott. Castano, in rappresentanza del Ministero, ha dichiarato che il governo dovrà incontrare il nuovo CEO e ha riconvocato le parti per il 17 maggio.
E’ quindi necessaria una fase di mobilitazione, con assemblee e iniziative sia locali che a livello di coordinamento, per rivendicare il rispetto degli accordi da parte dell’azienda e per respingere il progressivo svuotamento di attività, competenze e occupazione in atto in Alcatel-Lucent in Italia. Tale percorso prevederà anche la proclamazione di 8 ore di sciopero in tutti i siti, il giorno 17 maggio p.v. con manifestazione a Roma.

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