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GIORNATA INTERNAZIONALE DONNA: “TESTIMONIANZE REATINE INCORAGGIANTI PER EMANCIPAZIONE FEMMINILE”

  • Donne che ce l'hanno fatta. Foto Massimo Renzi

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  • Covegno giornata internazionale delle donne "Donne che ce l'hanno fatta"

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“Testimonianze di donne che ce l’hanno fatta, utili per un rafforzamento di quel processo di consapevolezza che deve guidare il genere femminile verso una maggiore emancipazione per una effettiva parità di genere”. Così l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Rieti, Elisa Masotti, in merito all’iniziativa organizzata per la Giornata internazionale della Donna 2018. “Le donne ce la possono fare” è stato il leitmotiv degli interventi che si sono succeduti nei vari ambiti, suscitando spunti di riflessione tra il pubblico presente, a partire dal settore della finanza.

“Il 27% della ricchezza mondiale è detenuta da donne pari a circa 15mila miliardi, poco più del Pil dell’Unione Europea e pochi sono i ruoli apicali femminili. Di queste donne il 53% gestisce le proprie finanze in modo autonomo, le altre si rivolgono a consulenti – ha dichiarato il consulente finanziario Giuliana Matteocci, quadro direttivo di primario istituto di credito –  in genere le donne optano per portafogli più prudenti, tuttavia la discriminante della propensione al rischio vale solo per l’Occidente. Per quanto invece attiene alla gestione della finanza familiare, in Italia le coppie over 70 delegano all’uomo per l’80%, le over 65 per il 60% ma nelle coppie under 35 il 63% delega la gestione alla donna. Da indagine Eurisko le italiane si dichiarano interessate alla gestione dei propri investimenti per il 45% contro una media europea del 29%. Le italiane sono però il fanalino di coda  per il risparmio destinato alla previdenza”. 

Il valore aggiunto femminile, in tema di sicurezza, è emerso a chiare note nell’intervento di Luciana Franchini, primo dirigente polizia di Stato – Questura di Rieti. “Attualmente in Italia si contano 15.300 donne in divisa, a fronte di 98.957 uomini. Nella mia trentennale esperienza professionale il confronto col contesto maschile ho incontrato diverse difficoltà ma l’autorevolezza, la sensibilità, la responsabilità e l’ascolto sono state d’ausilio nella mia affermazione al femminile. Un contributo importante, in particolare, è quello che noi donne apportiamo ad altre donne in tema di sicurezza quando si affrontano casi di abusi”.  

A portare il proprio contributo in termini di “Donna e Sanità” è stata Anna Ceribelli, Direttore di struttura complessa di oncologia presso l’ospedale De Lellis che ha sottolineato la discriminazione significativa in particolare nel campo chirurgico. “Nonostante l’aumento del numero di medici donne – ha dichiarato – si registra una bassa presenza di direttori di struttura al femminile. Si dice che siamo poco adatte a fare il capo. Non è così. Le statistiche relative ai concorsi rivelano una maggiore preparazione rispetto ai colleghi. Il nostro è un contributo importante soprattutto in termini di professionalità, sensibilità e capacità d’ascolto; a guadagnarne è soprattutto la qualità della relazione donna oncologo e paziente”. 

Dall’intervento della reatina Michela Rossi, biologo ricercatore all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, è emersa la complessità del rapporto donna-scienza.  “Guardo al futuro con ottimismo perché credo che la scienza sia donna, nonostante le difficoltà legate alle grandi disparità nel mondo del lavoro. Le donne laureate sono il 58% della popolazione, il percorso accademico viene completato con il dottorato solo dal 41%, diventano ricercatori universitari solo il 35% e riescono a raggiungere alti incarichi accademici solo l’11%. Numerose ricercatrici lasciano la ricerca intorno ai 30-40 anni, non riuscendo a conciliare il lavoro e la famiglia. Sicuramente non aiutano i contratti che regolano il mondo della ricerca, che non tutelano le donne durante la maternità, costrette a interrompere la loro attività lavorativa e per questo a non percepire stipendio. Ma  si dovrebbe intervenire anche sul pregiudizio che debba essere sempre la donna ad occuparsi della casa e della famiglia, invece di poter condividere questo dovere con l’uomo”. 

La tenacia e la determinazione ma anche un pizzico di fortuna hanno premiato anche Michaela Miluzzi, reatina doc, Community e Project Manager per una multinazionale francese e Maria Jole Volpi, anch’essa reatina, calciatrice bandiera della Roma calcio femminile. La prima ha raccontato il suo “lavoro virtuale” “all’interno del Progetto “Tutto Gusto” e alfemminile.com. In relazione a quest’ultima Community “accogliamo le necessità e le confessioni delle donne che cercano supporto e nuove amiche”. La seconda ha entusiasmato i presenti con la sua storia “da Rieti alla Roma” evidenziando la soddisfazione e l’orgoglio di essere donna, calciatrice e allenatrice. Un esempio, anche quest’ultimo, positivo e incoraggiante di una reatina che continuerà il suo percorso coniugando l’impegno sportivo con quello sociale.

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