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IL PREMIER CONTE AD AMATRICE. GLI AMATRICIANI: “NON SI CAPISCE PERCHE’ NON SI RICOSTRUISCE”

  • Carmine Monteforte

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Di: Armando Michel Patacchiola

“Il problema della ricostruzione è la burocrazia. Perché i fondi ci sono. Tutto c’è ma non si capisce perché non si ricostruisce”. Carmine Monteforte è una colonna di Amatrice. Per anni anima della ProLoco di Amatrice. Sin dalle prime ore, nonostante la non più tenera età, ha aiutato nei soccorsi. Ha atteso la sua sistemazione provvisoria, a Colle Magrone, dove non mancano le difficoltà nei trasporti e nei collegamenti col il paese (circa mezz’ora a piedi). Il cuore, lui che Amatrice l’ha animata, coccolata e valorizzata è ancora lì, nel centro storico, a due passi da corso Umberto Primo, dalla Torre civica, dal ristorante Roma, il mago degli spaghetti all’Amatriciana. Uno dei tanti che costellava il centro storico. Anima culinaria del Centro Italia (e non solo).

Carmine ha solo un sogno nel cassetto e ce lo ha raccontato ai nostri microfoni di “Start 818”. Come ogni anziano del paese si augura “che prima che muoio venga ricostruita casa mia”. Ce lo ha raccontato a pochi metri dalle macerie (o quel che ne resta) di casa sua. La indica con un pizzico di rassegnazione. Da Amatrice centro sono state portate via a malapena il 50 percento delle macerie ha spiegato uno degli ingegneri, mostrandoci la cartina dei progetti dei lavori. Sempre lì, a pochi metri da dove da lì a poco sarebbe arrivato il nuovo Primo Ministro italiano Giuseppe Conte. Alla sua prima uscita ufficiale. “Un atto di solidarietà” a questo popolo ha detto, di sfuggita ai cronisti accorsi per l’evento. “Non ho né dichiarazioni altisonanti né promesse mirabolanti. Il mio è un gesto di solidarietà per le persone che hanno sofferto e ancora soffrono, per evitare che avvertano quel senso di solitudine, di abbandono da parte delle istituzioni”.

Dichiarazioni fugaci, prima della visita alle zone distrutte dal sisma del 24 agosto di due anni fa. Dinanzi agli occhi degli amatriciani, degli abitanti delle Sae di San Cipriano, degli operatori dell’Area Food. Prima di ripartire per Accumoli prima e Arquata del Tronto poi. Sotto un sole cocente. Dinanzi a Carmine.

Amatrice più di tutti, ma anche Accumoli e la vicina Arquata, si attende di esser ricostruita e riavvicinata. “Perché siamo un po’ troppo sparpagliati. Se mi voglio incontrare con qualche amico… non abbiamo nulla. Disagio nel disagio”. Tra gli amatriciani, ma anche tra i tanti turisti. Il “polmone economico di Amatrice” . Cambia tono, quasi sorride Carmine nel raccontare Amatrice com’era. Una cittadina che d’inverno ha 2500 abitanti o giù di lì, e che d’estate tra tutte le frazioni superava quota 20 mila abitanti. Una cittadina vissuta per lo più “da tutti i cittadini di Amatrice che vivevano a Roma” e che ad Amatrice avevano le seconde case. “E noi gli organizzavamo tante manifestazioni”.

Forse ci vorrà tempo per rivedere il sorriso di Carmine raggiante come Amatrice com’era. Ma con lui, tutti gli abitanti che hanno vissuto, assaporato, amato questo territorio chiediamo che “al più presto cominci la ricostruzione”. E’ un dovere del nostro Paese.

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