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RIETI, 100 ANNI DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Sono già passati cent’anni da quel 24 maggio, giorno dell’ingresso italiano nel primo conflitto mondiale in cui l’Italia offrì uno dei più grandi sacrifici di sangue che la Storia ricordi.
Vogliamo ricordare chi ha combattuto nel Carso, sul Piave e sui monti per “far contro il nemico una barriera”, per dimostrare al mondo intero che l’Italia non ebbe da temere il destino e non deve oggi chinare la testa al cospetto delle altre grandi nazioni europee.

Quella giovinezza che lasciò a casa terre e possedimenti, ma anche famiglia e amori, spinta del senso del dovere e dell’amore verso una vita che non sarebbe stata più la stessa se si fosse lasciato che la dignità della patria fosse annientata dal desiderio di preservare se stessi. Italiani che per la prima volta si trovarono a combattere tutti insieme, senza campanilismi di sorta, rientrando anche dall’estero pur di imbracciare il fucile, uniti nel destino comune e superando appartenenze territoriali e interessi personali.

Vogliamo celebrare la bellezza del coraggio nei nostri ragazzi di vent’anni che hanno scelto di scavare trincee, di combattere sotto la pioggia o la neve, di morire nel fango pur di non arrendersi. Ragazzi che assaltavano le trincee con il pugnale tra i denti conquistando vette, correndo contro le mitraglie austriache, subendo bombardamenti e sconfitte come quella di Caporetto per poi ripartire nuovamente all’assalto. Non c’era incoscienza nelle loro azioni ma lucida consapevolezza: quegli uomini hanno scelto di partire, di marciare con il sole negli occhi verso i cannoni che incessantemente li minacciavano. Ragazzi che hanno scelto di diventare immortali.

Da tanto sangue e tanto onore l’Italia non ha tratto insegnamento: dimenticando il valore della difesa della nazione e dei cittadini in nome di scellerate politiche di immigrazione; dimenticando il valore della famiglia come vettore della tradizione e della cultura del popolo, sostituendola con un contenitore vuoto dal significato arbitrario in nome della libertà dell’orientamento sessuale. Dimenticando l’orgoglio della Storia in nome della sudditanza alle grandi potenze internazionali della finanza e all’Europa a trazione franco-tedesca. Si può parlare, ancora oggi, di “Vittoria mutilata”, in quanto gli eredi di quella storia non sono stati all’altezza di proseguire il compito affidatogli dai propri padri: fare grande l’Italia.

Vogliamo che questa data sia un momento di vera unificazione e pacificazione nazionale perché riteniamo che solo il sangue versato dai nostri confratelli nella storia possa ripagare quello versato in nome della guerra fratricida che ancora oggi segna profondamente il solco e divide il popolo e le parti politiche.
Vogliamo che i ragazzi di oggi abbiano come modello l’eroe che si dona per la bandiera e per la collettività, facendo dell’Italia il suo campo di battaglia dove poter superare le sfide che il nostro tempo impone; in barba a chi fugge, a chi predica bene e razzola male, a chi prepone il proprio appagamento all’interesse di tutti.
Che Il Vittoriale degli Italiani, il monumento dell’invitto Duca D’aosta a Torino, il Milite ignoto a Roma e gli altri molteplici monumenti che si ergono su tutto il territorio nazionale non siano solo attrazioni turistiche ma ci facciano ricordare il valore dell’appartenenza alla Nazione e il dovere di combattere per essa come chi fece in passato prima di noi.

Il movimento Rinnovazione celebrerà il 24 Maggio deponendo un mazzo di rose ai piedi del monumento ai caduti di piazza Mazzini e onorando un minuto di silenzio in ricordo dei caduti.

Rinnovazione Rieti
Il portavoce (Pietro Santocchi)

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