di Elisabetta Faraglia
In un momento storico attraversato in misura crescente da malcontento e criticità, la creatività diventa esempio di disperata sopravvivenza e innocente rivoluzione.
E’ sotto gli occhi di tutti che Rieti e il suo territorio stanno soffrendo diversi mal di pancia; primo tra tutti il deficit economico, deficit che ha generato una contrazione non solo dei consumi ma anche di quel delicato sistema sociale che dovrebbe nutrirsi di fiducia e speranza. Allora se tutto questo inizia a vacillare sarebbe opportuno prenderne consapevolezza ma con uno sguardo che sia volto alla costruzione piuttosto che a una permanente distruzione di se stessi e degli altri. A questo punto il Teatro, e con esso ogni sfera creativa, diventa una lente d’ingrandimento che consente di capire attraverso un atteggiamento diverso: fuori dalla normalità distruttiva. Da qui deriva l’innocente ma determinata rivoluzione. Teatro alchemico, con le sue giovani e “combattive” risorse, continua a far questo. I fondatori di questo importante laboratorio teatrale, Umberto Caraccia (attore e psicologo esperto in analisi criminale) e Federica Scappa (attrice, drammaturga e esperta in teatro sociale) continuano senza sosta il loro percorso raggiungendo traguardi che interessano tutta la cittadinanza. Le ferrovie dello Stato hanno, infatti, autorizzato un loro progetto esplosivo e di assoluta autodeterminazione: “Magazzini Teatro Stazione”. Si tratta di una rassegna della culture liminali, che dovrebbe partire la prossima primavera presso la stazione di Rieti e, cosa rilevante, il progetto sarà completamente autofinanziato e indipendente, fatto dalla passione e della forza degli artisti. Lo spazio liminale, cos’è? Innanzitutto siamo lontani dal centro-potere teatrale laddove è tutto ben messo e pre-costituito, laddove i ruoli rimangono e permangono, laddove gli “ultimi” non possono arrivare ritrovandosi ai margini. Ma, in questo caso, i margini diventano una ricchezza perché trasformati in uno spazio liminale ossia in una soglia capace di portare altrove: oltre il centro-potere per arrivare dritti al centro di se stessi attraverso una conoscenza e consapevolezza nella quale il teatro diventa la chiave di accesso. Teatro alchemico vuole avvicinarsi, semplicemente, alle persone.






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