Mentre la situazione economica e sociale della nostra città precipita sempre più drammaticamente nel baratro, assistiamo al triste spettacolo di una crisi comunale, dai contorni indefiniti. Ben sapendo che al esimio signor Sindaco non interesserà il mio giudizio, nonostante tutto mi sento in dovere di provare sommessamente a dargli un consiglio. Si dimetta, ora, immediatamente, prima di trovarsi a precipitare, più di quanto non abbia già fatto, nella discarica di una vecchia liturgia, priva della dignità della politica. Ho ascoltato l’intervista che l’ex no global, oggi primo cittadino, ha rilasciato ad un giornale online, e con la quale tentava di sdrammatizzare la portata dell’attuale crisi. Con un sorriso forzato, l’esponente del SEL ci fa sapere che crisi è dovuta solo agli “appetiti “ del PD, per i due assessorati “strategici, da lungo tempo privi di titolare. Mentre la questione Serva\Miccadei, viene derubricata a “questione personale di un consigliere comunale”. E probabilmente è purtroppo vero. Mentre invece proprio questa “questione personale” è la dimostrazione concreta del totale fallimento dell’esperienza del “mettici del tuo”. Un consiglio eletto per rappresentare gli interessi di una comunità, in un momento storico drammatico, entra in cortocircuito per una “questione personale”. A fronte della tragedia che stanno vivendo centinaia di dipendenti provinciali, che a causa di una riforma iniqua ancora non sanno se avranno un futuro, l’esempio che viene dal Comune di Rieti, è che chi ha un parente consigliere si salva. E gli altri? Che debbono fare, trovare un consigliere di maggioranza single per poter sperare? Ha ragione probabilmente il sindaco quando dice che non esiste incompatibilità; il problema non è legale, è politico, etico arriverei a dire. La degenerazione della nostra società è cominciata quando le “questioni personali” hanno preso il sopravvento sull’interesse generale, quando la politica si è trasformata da sintesi di interessi individuali a sommatoria di egoismi. E un sindaco allevato nella cultura collettivistica della sinistra più radicale dovrebbe rendersene conto prima e più degli altri. Eppure oggi Petrangeli risponde come un “Berlusconi” qualsiasi, arrendendosi alla cultura individualista che aveva dichiarato di voler combattere. La faccia rassegnata con cui giustifica il suo non agire, è l’icona del fallimento, prima morale e poi politico\amministrativo della sua esperienza. Se ne vada ora, prima che la degenerazione sia completa, per lui,per la città, per la politica.
Chicco Costini
Area Prima l’Italia Rieti





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