di ELISA MASOTTI
Lontani, troppo lontani i tempi degli interminabili 10 minuti di applausi. Remoti, poi, quelli delle straordinarie standing ovation. Anni luce fa fra la platea del Vespasiano si contavano solo poche poltrone rosse non occupate. Allora vigili urbani in borghese, parenti-amici degli organizzatori e qualche studente aiutavano a creare l’atmosfera del tutto esaurito. Ora, per l’edizione 2015, mancano pure questi. Almeno a giudicare dall’attesa prima, dedicata a Francesco Paolo Tosti. Non lo dice uno qualunque ma lo lamenta sul suo profilo facebook, sia pure con rammarico, l’ex assessore alla cultura del Comune di Rieti Gianfranco Formichetti. Proprio lui, uno degli ideatori dell’evento, tre anni fa era tra i vertici della Fondazione Flavio Vespasiano. Il giocattolo ora è irrimediabilmente rotto. “Dove sono gli appassionati della bella musica? Dove gli studenti del conservatorio?”, si chiede Formichetti. Scorrendo i commenti al post si apprende che in molti non sapevano neppure che l’evento fosse in corso. “Quando si programma un budget, quello promozionale deve essere quantomeno proporzionato a quello artistico – interviene il noto speaker radiofonico Stefano Pozzovivo – la città non viene affatto coinvolta: a volte non è solo una questione di soldi ma anche di idee e di creatività”. E allora il dubbio sorge spontaneo. “Ma non è che si continua ad affidare l’organizzazione a chi manca di queste semplici doti?”. Conclude Pozzovivo, guadagnando “mi piace” a gogo.






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