di Martina Sambuco
Ancora nessuna notizia sul caso dei due fratellini scomparsi da Rieti da più di una settimana.
Abdulrahman di 5 anni e Layla di 7 sono stati portati via dal padre Haitham Menho probabilmente con l’aiuto della sua famiglia.
La madre, Kamela, è sconvolta dal dolore e dall’incredulità di fronte ad un gesto così spietato da parte di un genitore.
“ Mi minacciava da tempo – ha detto – mi diceva che me li avrebbe portati via, ci aveva già provato tempo fa e alla fine ci è riuscito! Avevo paura di fargli vedere i miei piccoli ma mi ha ingannata dicendomi che gli mancava l’odore dei suoi figli, che voleva passarci del tempo insieme; mi ha fatto pena e siccome ho un cuore da genitore non ho saputo negargli la possibilità di vederli” L’umanità genitoriale di Kamela è stata così ricambiata dall’inganno vigliacco e crudele di chi le ha strappato i suoi figli.
La donna ha dichiarato di essere in contatto con la polizia italiana e libanese e con l’Interpol in attesa di notizie su dove possano trovarsi ora i suoi figli. Ha ricevuto due messaggi dall’uomo ricercato che diceva di trovarsi in Libano e che i bambini stavano bene, messaggio che la donna ha giudicato essere falso e probabilmente funzionale a un depistaggio.
Dolore e rabbia sono incontenibili nella voce di Kamela che ci ha raccontato questa storia sconcertante. “I miei figli erano felici, andavano a scuola alla Minervini, avevano tanti amici. Layla studiava danza ai “Cygni” e ne era felicissima, quest’anno aveva cominciato anche danza moderna. Il padre l’ha portata via e ha spezzato tutti i suoi sogni. Vedere i suoi vestiti da ballerina abbandonati a casa e sapere che lei è lontana mi spezza il cuore.”
Quando è stato chiesto a Kamela se sapeva immaginare il motivo di un simile gesto, ha detto che solo tanta cattiveria e tanta rabbia può portare un uomo ad essere così crudele perché negare a due bambini piccoli di vedere la propria mamma è un gesto atroce.
La donna ha lanciato un appello a tutte le mamme che come lei hanno subito una violenza di questo tipo : “ Dovete essere forti e lottare, non fatevi sconvolgere dal dolore, cercate di essere lucide. Io sono incinta e muoio per la preoccupazione per i miei due figli scomparsi, ma non mi abbatto, devo lottare per riportarli a casa. È una lotta non soltanto mia, ma di tutte le donne contro l’arroganza maschilista degli uomini che pensano di poter dominare tutto e di imporre la felicità.”
Ha ringraziato inoltre tutta la popolazione reatina che l’ha abbracciata calorosamente e che ogni giorno le rinnova la propria vicinanza senza lasciarla mai sola.
E intanto continua senza sosta la ricerca di Abdulrahman e Layla su tutto il territorio europeo, attraverso media italiani e libanesi.






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