Il Consiglio comunale di Rieti entra nel dibattito dello “Ius soli”, rottamando la possibilità di conferire la cittadinanza onoraria anche per effetto dello “Ius soli”. Una postilla inserita nel 2012, quindi nei primi periodi della giunta Petrangeli, e macchiata secondo il Consigliere Moreno Imperatori di eccessivo campanilismo e di una sterile praticità, vista la difficoltà nell’attuazione per via delle comprensione della norma. E visto che questo diritto sia una normativa residuale nel nostro ordinamento. Una “ gravissima forzatura politca” dichiara Imperatori che viola la i fondamentali principi “bipartisan” dei regolamenti.
Per chi non lo sapesse in Italia può esser conferita la cittadinanza italiana solo se il nascituro sia sul territorio italiano da genitori apolidi, o sia figlio di genitori ignoti e in altri rarissimi casi. L’attuale normativa prevede che un bambino nato da genitori stranieri, anche quando partorito sul territorio italiano, possa chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente. La versione presentata tempo fa in Parlamento, e resa attuale dalla frizioni tra il Partito Democratico e l’ala più oltranzista del centro sinistra, invece, prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trovi legalmente in Italia da almeno 5 anni. Chi è d’accordo con l’estenzione di questa misura, generalmente, opina dicendo che sia un diritto fondamentale da conferire in virtù di una società sempre più multiuculturale. Mentre chi la osteggia, generalmente, sostiene che lo “ius soli” renderebbe il nostro paese troppo attrattivo per i migranti dall’Africa e dell’Asia Indo-Europea, con ripercussioni oltre che sul livello occupazionale anche sul welfare.






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