RIETI – La bella vittoria ottenuta dalla Zeus NPC mercoledì sera sulla Benacquista Latina rafforza la posizione in graduatoria della compagine amaranto celeste. Il successo colto dai ragazzi di Ale Rossi avviene in un contesto di eventi vissuti prima, durante e dopo la gara che in parte obnubilano la prestazione sportiva, meritando di essere attentamente ponderati e, certamente, stigmatizzati. “Godetevi il teatro!”, avevano scritto su di uno striscione i supporters della “curva Terminillo” in occasione del match casalingo vinto contro Tortona. Ciò in conseguenza della squalifica del campo sanzionata dagli organi federali successivamente alla gara interna fatta propria su Napoli come delle roventi polemiche che avevano fatto seguito. Gli stessi supporters, dopo aver occupato per qualche minuto i posti a questi storicamente riservati, si erano allontanati tra i “buuu” e le urla di disapprovazione della restante parte del palazzo. Sarà per una sorta di scarica adrenalinica causata dalla diatriba intercorsa tra esponenti della medesima tifoseria che, in quel frangente, gli sportivi reatini supportarono al meglio la “latitanza” della “curva”, incitando a dovere la Zeus verso un meritato successo. L’avvenuta riappacificazione intercorsa nei giorni scorsi tra tutte le parti in causa – premettendo, però, l’assunzione di idonei provvedimenti atti a reprimere comportamenti della tifoseria dannosi per la NPC, attraverso la riattivazione delle telecamere interne al palasport – annunziata con tanto di comunicato stampa da parte della NPC, induceva a ritenere che, contro Latina, tutto sarebbe tornato alla normalità. Così non è stato. Il summit avvenuto nei giorni scorsi in Questura, tra esponenti della NPC e tutori dell’ordine pubblico, deve aver provocato un giro di vite, una puntuale attenzione su tutte le componenti che “palpitano” all’interno del palazzo. Molti, tra i soliti 1500/2000 reatini accorsi ad assistere alla gara contro Latina, lo hanno percepito da subito perché, varcando i cancelli della gloriosa arena, sono stati “intercettati” dai solerti uomini del servizio di sicurezza (privato, si presume) che ormai da qualche anno prestano il proprio servizio al PalaSojourner. In questo tempo la verifica dei titoli d’ingresso non è mai stata gestita con particolare “delicatezza”, ma i modi palesati nella circostanza dalla “security”sono stati “peculiari” tanto è vero che più persone si sono lamentate. “Non comprendo la ragione di questi modi così rudi”, ha affermato un signore che, con il figliuolo, aveva appena superato il check-point. Immediatamente dietro di questi, due signore di mezza età – probabilmente due mamme di famiglia – hanno reiterato nello stigmatizzare i modi tutt’altro che “gentili” in base ai quali erano stati espletati i controlli. Il clima surreale, l’alone da “stato di polizia” che aleggiava impercettibilmente all’interno del PalaSojourner, è proseguito durante l’intero dipanarsi del match. Contrariamente a quanto annunziato, poi, la ricomposizione del contraddittorio con i ragazzi della “curva” non ha prodotto gli effetti auspicati poiché quella porzione del PalaSojourner è apparsa semideserta e, soprattutto, silente. La restante parte della tifoseria ha vissuto l’agone sportivo in maniera piuttosto asettica, distaccata, fors’anche intimorita in ragione dei proclami di repressione di ogni comportamento lesivo degli interessi della NPC (giustamente) sbandierato nei giorni antecedenti il match. La partita è stata giocata in un ambiente sterile perché ciascuno, all’interno del palasport, è parso inibito. Anche il successo della squadra, giunto dopo l’ennesimo finale-trilling, è stato celebrato senza clamore, senza quella partecipazione emotiva che, ormai da decenni, è una componente essenziale della Rieti dei canestri. Una serata che ha avuto la sua appendice subito dopo la gara, in sala stampa laddove, nei momenti antecedenti la conferenza dei due allenatori – Gramenzi e Rossi – sono stati vissuti momenti di grande tensione tra i cronisti e gli uomini della security i quali, in maniera apparentemente gratuita, hanno inibito con modi che è un eufemismo definire “poco gentili”, l’abituale accesso (è “quello” da sempre) dei rappresentanti dei media alla sala-conferenze. La diatriba – inutile e perniciosa – è proseguita per diversi minuti con un afflato verbale deplorevole che ha coinvolto diversi operatori della security, davanti agli occhi basiti di decine di testimoni nonché di alcuni tra i massimi esponenti della società NPC. La serata di mercoledì, 30 ottobre, caratterizzata dalla bella vittoria della Zeus NPC su Latina, ha segnato un punto di non ritorno. Lo sport – e a Rieti “il basket” è “lo sport” per antonomasia – significa aggregazione, partecipazione popolare, festa di campanile, trionfo di valori etici e morali, spirito solidaristico in una unità d’intenti che non può e non deve conoscere inutili, deleterie barriere. Sarà opportuno, allora, che ciascuno faccia un bell’esame di coscienza per ritrovare i valori perduti. In caso contrario il “giocattolo” basket rischia seriamente di frantumarsi: con tutte le conseguenze del caso. Quanto agli uomini della security, poi, sarà soltanto il caso di rammentare loro che il PalaSojourner non è una malfamata discoteca, non un locale notturno, ma un luogo di sereno ritrovo e di pacifica aggregazione presso il quale migliaia di reatini si recano, di generazione in generazione, da decenni, con tanto di famiglie, bambini, nonni e nonne al seguito per vivere un paio d’ore di spensieratezza e celebrare lo “sport dei giganti”: pensaci, Giacomino! (Valerio Pasquetti)





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