di Fabrizio Tomassoni
Venticinque anni senza Armando Moronti, LOTTINO per tutti i reatini. Se ne andò in silenzio l’11 maggio 1996 in una cameretta dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti.
La sua fu una esistenza del tutto singolare e ripiena di uno spirito bohémien ormai sopìto: e l’essere figlio di Zéffera (la mamma, Zeffira Lamioni), protagonista di un periodo di goliardate e di arte di arrangiarsi fino all’estremo, forse lo aiutò non poco. Armando lo ricordiamo per lo più in piazza del Comune con il suo banchetto quasi all’angolo con via Roma, dove esponeva la sua mercanzia: ombrelli, calzini, accendini e ricariche. Non era mai indisponente ma solo una persona dal grande cuore, maestro nell’ereditata arte di arrangiarsi e mosso da una passione smisurata per il pallone. Nella foto dell’amico e collega Massimo Cavoli, lo vediamo davanti al ‘suo’ campo Fassini: lì era un altro! Dettava la formazione all’allenatore di turno, incitava e malediceva i tanti campioni in maglia amarantoceleste, correndo spesso…dietro la palla.
In trasferta, Armando non mancava mai: ora era il presidente del Rieti, ora il Conte Lotto da Rieti, oppure il Barone Lotto…sempre da Rieti, magari intonando sulla tribuna “Firenze sogna” o “La canzone del carcerato” e offrendo gli immancabili accendini ai tifosi presenti. In casa, a gara finita, si faceva portare fino da Bombolo, poi entrava al Pidocchietto e si metteva davanti allo schermo per annunciare il risultato del Rieti calcio. Un personaggio unico, irripetibile di una Rieti purtroppo sepolta insieme con lui.
Lo ricordiamo volentieri a venticinque anni dalla sua scomparsa e che Riposi in pace in un corale, come ci direbbe, Forza Rieti!






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