Il caro energia rappresenta il drammatico tema del momento in tutta Italia, al centro del dibattito politico degli ultimi tempi.
Da settimane siamo di fronte ad un vertiginoso aumento del prezzo di luce e gas, che desta una forte preoccupazione in cittadini e imprese. Previste delle ricadute pesantissime non solo sulle famiglie, già messe a dura prova dal pagamento di bollette insostenibili, ma in ogni settore, sull’occupazione e sui costi dei beni di prima necessità.
L’allarme per il settore agricolo del reatino si fa dunque sempre più concreto e non appaiono di certo molto confortanti le parole che il presidente della Coldiretti Rieti, Alan Risolo, ha speso al riguardo: “La preoccupazione per le aziende reatine con questa situazione non può che continuare a crescere. Una su dieci rischia di chiudere e ben oltre un terzo si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari. Bisogna intervenire subito, così non possiamo andare più avanti e non possiamo più permetterci di aspettare le elezioni, il nuovo Governo e i tempi della politica. La situazione è drammatica: quello che rischiamo è un crack alimentare, economico e occupazionale, visto che proprio in questi mesi si concentrano le produzioni agricole tipiche. Con l’esplosione dei costi dell’energia rischiamo di perdere quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare che fino a oggi le imprese agricole sono riuscite a difendere”.
Prontezza e rapidità di intervento sono le richieste che giungono non solo da Risolo, ma da tutti gli impresari e imprenditori, che chiedono a gran voce misure efficaci e risolutive, in grado di salvare la produzione ed evitare una pericolosa deriva degli eventi.
La posta in gioco è infatti altissima: a rischiare di essere compromessa è una filiera agroalimentare che nel Lazio è molto florida, con circa 50 mila imprese all’attivo, e che offre lavoro ad oltre 70 mila persone, di cui il 66% nel settore delle coltivazioni agricole e nella produzione di prodotti animali e servizi connessi, mentre il 29% è impiegato nell’industria alimentare e delle bevande. Nella nostra regione il sistema agroalimentare rappresenta il 3% della ricchezza dell’intera economia regionale e contribuisce, con 6,3 miliardi di fatturato annui, al 6% della produzione nazionale.
Ma la cosa più importante da ricordare è che dietro queste cifre ci sono persone che con coraggio, professionalità e dedizione da anni svolgono il loro prezioso lavoro, offrendo un contributo essenziale.
L’auspicio è che i loro reclami e i loro appelli non restino a lungo inascoltati, e che le risposte attese dal Governo non tardino ad arrivare e concretizzarsi in fatti al più presto.
di Rossana Alessandrini






0 commenti