Malattie professionali. Paolucci (Uil): “Rieti è la provincia del Lazio con la più alta incidenza”

Lug 31, 2026 | News | 0 commenti

Lo scorso anno Rieti è stata la provincia del Lazio con il più alto indice di diffusione delle malattie professionali: nel 2025 sono state infatti denunciate 9,9 malattie professionali ogni mille occupati, il valore più elevato della regione, superiore di oltre quattro volte la media laziale, che si è attestata a 2,4 denunce ogni mille occupati. E’ quanto emerge dal report “Caratteristiche e dinamiche degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali nel Lazio”, elaborato dalla Uil del Lazio e dall’Istituto di ricerca Eures per monitorare l’andamento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

“Le malattie professionali – ricorda Alberto Paolucci, segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina Romana – sono patologie che compromettono la capacità lavorativa delle persone e sono causate dall’esposizione prolungata ai rischi presenti negli ambienti di lavoro. Si sviluppano lentamente e silenziosamente, incidendo negli anni sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Per confrontare territori diversi – sia per estensione sia per numero di occupati – il dossier ha utilizzato gli indici di diffusione, che rapportano il numero delle denunce agli occupati permettendo così la rilevazione dell’incidenza del fenomeno nelle diverse province. E proprio questo indicatore ha collocato Rieti al primo posto, davanti a Frosinone (6,6 denunce ogni mille occupati), Latina (5), Viterbo (4,5) e Roma (1,3).

“Ciò che preoccupa del primato negativo reatino è che si consolida e peggiora rispetto all’anno precedente – osserva Paolucci – Nel 2024 l’indice di diffusione delle malattie professionali a Rieti era pari a 9 denunce ogni mille occupati, dodici mesi dopo è salito quasi a dieci”. Tradotto in dati assoluti tutto ciò significa che nel 2025 le denunce di malattie professionali nella provincia di Rieti sono state 585, contro le 539 del 2024. Un trend di crescita che prosegue anche nel 2026: nei primi cinque mesi dell’anno le denunce sono già state 293, contro le 250 registrate nei primi cinque mesi del 2025.

“Quanto emerge dal dossier – conclude l’esponente sindacale – impone un impegno concreto da parte delle istituzioni, delle imprese e di tutte le parti sociali per rafforzare la cultura della prevenzione e della sicurezza. Perché dietro ogni denuncia c’è una lavoratrice, un lavoratore, una persona che ha visto compromettere la propria salute a causa del lavoro svolto. Occorre quindi investire nella prevenzione, nella formazione, nella sorveglianza sanitaria e nei controlli, affinché la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori diventi prioritaria nei luoghi di lavoro”.

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