La Fondazione Olitec punta su un centro di ricerca per l’intelligenza artificiale entro il 2027

Set 29, 2026 | Altre Notizie | 0 commenti

La Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca guarda all’Abruzzo per uno dei programmi più
significativi della propria strategia di sviluppo scientifico: arrivare entro il 2027 all’apertura di un
centro di ricerca dedicato ai sistemi evoluti di intelligenza artificiale.
Un progetto che punta a unire ricerca applicata, sperimentazione tecnologica, formazione
avanzata e creazione di nuove professionalità e che, già nella sua fase preparatoria, comincia ad
avere una ricaduta diretta sul fronte delle opportunità professionali.
Ad oggi sono infatti 30 le posizioni di potenziale candidatura individuate nell’ambito del
programma, destinate a percorsi di valutazione, formazione e possibile successivo inserimento
lavorativo collegati alle attività che dovranno accompagnare lo sviluppo del centro.
Non si tratta quindi soltanto di immaginare una nuova infrastruttura scientifica, ma di costruire
progressivamente intorno ad essa competenze, professionalità e un ecosistema capace di mettere
in relazione ricerca, territorio e nuove generazioni.
A sostenere con particolare convinzione il progetto è Massimiliano Nicolini, che individua
nell’Abruzzo uno dei territori italiani con le caratteristiche più interessanti per lo sviluppo di una
nuova stagione di innovazione tecnologica.
Secondo Nicolini, la regione dispone infatti di un insieme particolarmente favorevole di
competenze universitarie, cultura scientifica, capacità industriale, esperienze tecnologiche e
qualità del territorio. L’idea è quella di partire proprio da queste caratteristiche per costruire un
centro che non abbia una funzione puramente rappresentativa, ma che possa diventare un luogo
operativo di ricerca e sperimentazione.
«L’Abruzzo ha una forte vocazione innovatrice e possiede caratteristiche che, a mio avviso, lo
rendono uno dei territori sui quali vale la pena investire in termini di ricerca, formazione e
sviluppo tecnologico», è la visione che Nicolini pone alla base del progetto.
«Non dobbiamo pensare che l’intelligenza artificiale e le tecnologie più avanzate possano
essere sviluppate soltanto nelle grandi città o all’interno dei grandi poli internazionali.
Esistono territori capaci di offrire competenze, qualità scientifica, capacità industriale e
soprattutto giovani sui quali costruire il futuro. L’Abruzzo è uno di questi».
Il programma della Fondazione non riguarda semplicemente l’utilizzo delle piattaforme di
intelligenza artificiale oggi più diffuse. L’obiettivo è lavorare su quella che viene considerata la
fase successiva dello sviluppo tecnologico: sistemi evoluti di IA capaci di interagire con dati,
ambienti, strumenti e altri sistemi artificiali all’interno di processi complessi.
Le attività di ricerca potranno riguardare architetture multimodali, sistemi di ragionamento,
agenti artificiali, computer vision, analisi avanzata dei dati, interazione uomo-macchina, modelli
distribuiti e tecnologie capaci di integrare differenti forme di intelligenza artificiale.
Un campo nel quale la distinzione tra software e ambiente fisico diventa progressivamente meno
netta. L’intelligenza artificiale del prossimo futuro non sarà infatti soltanto quella capace di
produrre testi, immagini o informazioni, ma quella in grado di osservare fenomeni, correlare
dati provenienti da fonti differenti, interagire con sensori e dispositivi e contribuire all’analisi di
situazioni caratterizzate da elevata complessità.
La Fondazione intende studiare proprio questa evoluzione, mantenendo una forte impostazione
interdisciplinare. L’intelligenza artificiale potrà trovare applicazione in diversi ambiti della
ricerca: bioinformatica, medicina, analisi territoriale, sicurezza informatica, gestione di grandi
quantità di dati, sistemi immersivi, robotica, sensoristica e supporto avanzato alle decisioni.

La prospettiva è creare un ambiente nel quale informatici, ingegneri, matematici, esperti di dati,
ricercatori e professionisti provenienti da discipline differenti possano lavorare sugli stessi
problemi. È proprio nella contaminazione tra competenze che, secondo l’impostazione della
Fondazione, si trova oggi una delle principali possibilità di innovazione.
L’intelligenza artificiale non appartiene infatti più a un unico settore. La stessa tecnologia può
essere impiegata per analizzare una struttura biologica, interpretare immagini, studiare un
territorio, verificare un’infrastruttura, ricostruire un fenomeno complesso o assistere un
operatore nelle proprie attività. Per questo motivo il futuro centro abruzzese dovrebbe essere
progettato come uno spazio aperto alla ricerca trasversale.
Accanto alla componente scientifica emerge già quella occupazionale. La Fondazione ha
individuato 30 posizioni di potenziale candidatura, pensate per persone che potranno essere
valutate nell’ambito dei percorsi collegati allo sviluppo del programma e, successivamente, alle
attività del centro.
Il modello previsto non punta semplicemente alla ricerca di personale già completamente
formato. Una parte importante del progetto riguarda infatti la costruzione delle competenze. I
candidati potranno essere inseriti in percorsi di orientamento, formazione e verifica delle
capacità, con l’obiettivo di individuare professionalità da accompagnare verso attività di ricerca,
supporto tecnico, gestione dei dati, sviluppo informatico, organizzazione scientifica e altre
funzioni connesse al centro.
L’impostazione è quindi quella di collegare ricerca e formazione direttamente alle possibilità di
inserimento professionale. Per la Fondazione questo passaggio è essenziale: aprire un centro di
ricerca significa infatti non soltanto portare sul territorio nuove tecnologie, ma contribuire alla
nascita di una comunità scientifica e professionale capace di farle vivere nel tempo.
Le 30 posizioni rappresentano, in questa prospettiva, il primo nucleo potenziale di un percorso
che potrà ampliarsi insieme allo sviluppo del progetto. Uno degli obiettivi è offrire soprattutto ai
giovani una possibilità concreta di avvicinarsi alla ricerca senza limitarsi alla formazione teorica.
La Fondazione vuole creare un modello nel quale chi entra nel percorso possa comprendere
direttamente come nasce un sistema tecnologico, come viene verificato, quali dati utilizza, come
vengono valutati gli errori e quali passaggi sono necessari prima che una soluzione possa
diventare operativa. Una formazione costruita quindi sui processi reali.
Programmazione, gestione dei dati, infrastrutture di calcolo, analisi, sperimentazione e
validazione dovrebbero convivere all’interno dello stesso ambiente. La sfida è formare
professionalità che non sappiano soltanto utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, ma siano
capaci di comprenderne struttura, limiti e potenzialità.
È una distinzione destinata a diventare sempre più importante. In un mercato nel quale
numerosi strumenti di IA saranno disponibili a tutti, il vero valore professionale risiederà
sempre più nella capacità di progettare sistemi, verificarne i risultati, integrarli nei processi e
utilizzarli in maniera consapevole.
La scelta dell’Abruzzo, nella visione di Nicolini, non è quindi casuale. La regione possiede un
sistema universitario articolato, una tradizione industriale e manifatturiera e una presenza
significativa di attività scientifiche e tecnologiche. Ma esiste anche un ulteriore elemento:
l’Abruzzo permette di sperimentare un modello di innovazione differente da quello delle grandi
concentrazioni metropolitane.
La Fondazione ritiene infatti che una parte dello sviluppo tecnologico italiano possa essere
costruita attraverso una rete di poli territoriali altamente specializzati, collegati tra loro e capaci
di cooperare con università, imprese e centri di ricerca anche geograficamente lontani.
Le tecnologie distribuite, il cloud, i sistemi di supercalcolo e le reti digitali hanno modificato
profondamente il significato stesso di centro di ricerca. Non è più necessario concentrare nello
stesso edificio tutte le competenze e tutte le infrastrutture. Un laboratorio può diventare il nodo
di una rete molto più grande.
È proprio questa impostazione che potrebbe consentire al centro abruzzese di lavorare con
partner nazionali e internazionali, mantenendo sul territorio la componente umana, scientifica e
formativa del progetto.
Il tema centrale, per Nicolini, è evitare che i territori diventino esclusivamente consumatori di
innovazione prodotta altrove. La trasformazione digitale in corso pone infatti una questione che
va oltre l’adozione delle tecnologie: la differenza sarà sempre più tra i luoghi che utilizzano
sistemi costruiti da altri e quelli nei quali vengono sviluppate le conoscenze necessarie per
comprenderli, modificarli e crearne di nuovi.
La Fondazione vuole lavorare sulla seconda possibilità. Un centro dedicato all’intelligenza
artificiale potrebbe contribuire ad attrarre ricercatori, costruire collaborazioni universitarie,
generare occasioni di formazione, favorire il rapporto con le imprese e offrire nuove opportunità
professionali. La ricerca diventerebbe così anche strumento di sviluppo territoriale.
Per Nicolini questa è una delle ragioni fondamentali per cui il progetto dovrebbe nascere
proprio in Abruzzo. «Un territorio cresce veramente quando non si limita a ricevere
innovazione, ma diventa capace di produrla. Dobbiamo creare luoghi nei quali un giovane
possa entrare, imparare, lavorare con tecnologie avanzate e decidere di costruire qui una
parte del proprio futuro professionale».
La ricerca sui sistemi evoluti di IA comprenderà inevitabilmente anche un tema oggi centrale: la
responsabilità nell’utilizzo delle tecnologie. Sistemi sempre più autonomi e complessi richiedono
infatti procedure di verifica altrettanto avanzate. La capacità di elaborare grandi quantità di
informazioni non può essere considerata sufficiente per definire affidabile un sistema.
Occorre valutare qualità dei dati, margini di errore, comportamento in condizioni impreviste,
sicurezza delle architetture e possibilità di intervento umano. Per questo la Fondazione intende
mantenere un legame molto stretto tra innovazione tecnologica e controllo dei processi.
La domanda non dovrà essere soltanto quanto un sistema di intelligenza artificiale riesca a fare,
ma in quali condizioni sia in grado di farlo in maniera verificabile, riproducibile e sicura.
Il programma individua nel 2027 l’orizzonte entro il quale arrivare alla costituzione operativa
del centro. Il percorso dovrà attraversare diverse fasi: individuazione della sede, predisposizione
delle infrastrutture tecnologiche, sviluppo delle collaborazioni, definizione dei programmi
scientifici, selezione delle competenze e progressiva costruzione del gruppo di lavoro.
Le 30 posizioni di potenziale candidatura già previste rappresentano uno dei primi segnali
concreti di questa strategia. Per la Fondazione, il centro non dovrà infatti nascere come un
contenitore da riempire successivamente, ma attraverso un processo nel quale infrastrutture,
ricerca e capitale umano crescano parallelamente.
L’obiettivo finale è fare dell’Abruzzo uno dei luoghi nei quali sperimentare concretamente una
nuova generazione di tecnologie di intelligenza artificiale e, nello stesso tempo, formare le
persone che dovranno progettarle e governarle.
Una scelta che Nicolini considera strategica non soltanto per la Fondazione, ma per lo stesso
territorio. Perché la partita dell’intelligenza artificiale non riguarderà soltanto chi riuscirà a
utilizzarla. Riguarderà soprattutto chi avrà le competenze per costruirla. E la Fondazione vuole
che, entro il 2027, anche l’Abruzzo possa essere tra i territori italiani nei quali questa capacità
prende forma.

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