Fiscalità territoriale a Rieti. Nel reatino addizionale regionale Irpef a 605 euro. Paolucci (Uil): “Incremento da capogiro”

Ott 13, 2026 | News | 0 commenti

Nel 2024 l’addizionale regionale Irpef media in provincia di Rieti ha raggiunto i 605,4 euro per contribuente, un valore inferiore soltanto a quello registrato nella provincia di Roma, dove si attesta a 853,9 euro. Dal 2019 al 2024, l’importo è cresciuto del 30,1 per cento, l’incremento percentuale più elevato del Lazio, insieme a Frosinone. Sul fronte dell’addizionale comunale, la media provinciale si è attestata invece a 206,9 euro, con un aumento del 16,7 per cento nello stesso periodo.

A mettere in fila questi numeri è il dossier Fiscalità territoriale e impatto sui redditi delle famiglie del Lazio, realizzato dalla Uil regionale in collaborazione con l’istituto di ricerca Eures, che analizza l’evoluzione del prelievo fiscale locale tra il 2019 e il 2024. “Sommando l’addizionale regionale e quella comunale – sottolinea Alberto Paolucci, segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina Romana -ogni contribuente della nostra provincia ha pagato mediamente 812,3 euro, vale a dire 85 euro in più rispetto alla media nazionale, che si attesta a 726,9 euro”,

Se si guarda al capoluogo, la simulazione elaborata dal dossier, basata sui redditi del 2024 e sulle regole fiscali del 2025, restituisce un quadro altrettanto significativo. Per un reddito imponibile di 28mila euro, le due addizionali ammontano complessivamente a 708,4 euro; con un reddito di 30mila euro salgono a 939 euro, mentre per 35mila euro raggiungono i 1.145,5 euro. Per un reddito imponibile di 60mila euro, il prelievo complessivo arriva a 2.238 euro.

“Parliamo di risorse che vengono sottratte al reddito delle persone, in un contesto in cui il costo della vita continua a mettere a dura prova il potere d’acquisto delle famiglie», osserva Paolucci. «La questione non riguarda soltanto quanto si paga, ma soprattutto quanto resta effettivamente nelle tasche dei cittadini. Serve una fiscalità più equa, che tenga conto della reale capacità contributiva e che non finisca per penalizzare chi vive del proprio lavoro o di una pensione”.

Accanto alla pressione fiscale, c’è poi il capitolo delle spese che famiglie e cittadini devono sostenere per vivere e accedere ai servizi sul territorio. Bollette dell’acqua, Tari, rette degli asili nido e costi della mensa scolastica sono voci diverse, ma hanno un denominatore comune: incidono direttamente sulle risorse disponibili e riducono ulteriormente il reddito delle famiglie. Basti pensare che, per un nucleo con un reddito annuo di 20mila euro, la Tari può arrivare a 402 euro, la bolletta dell’acqua a 455 euro e la spesa per asilo nido e mensa a 183 euro al mese (può raggiungere i 1.830 euro nell’anno educativo). Sommando queste voci al peso delle addizionali Irpef, l’esborso complessivo arriva a quasi 3.200 euro l’anno, con un’incidenza pari a circa il 16 per cento del reddito.

“Il quadro è composito, ma altrettanto asfissiante – conclude Paolucci – Regione e Comuni devono ridurre il carico fiscale locale e aumentare il reddito disponibile delle persone, intervenendo sulle imposte e sulle tariffe che pesano maggiormente sui bilanci familiari. E’ poi fondamentale contrastare l’evasione fiscale e accelerare il recupero delle risorse sottratte alla collettività. Far emergere il sommerso contribuirebbe a distribuire il carico fiscale in modo più equo, senza continuare a gravare su lavoratori, pensionati e famiglie che già contribuiscono regolarmente”.

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