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BIELLA SUPERA RIETI IN UNA LOTTA IMPARI: E’ “CANNON CONTRO TUTTI”

RIETI – La Zeus perde la seconda gara consecutiva tra le mura amiche del PalaSojourner. Domenica scorsa era stata l’Eurobasket Roma a violare il catino amarantoceleste. Ieri sera Biella ha fatto il bis. Ma e’ stata la Zeus che ha smarrito la via della vittoria? O, invece, si e’ trattato di una contesa impari tra Jelen Cannon e la compagine piemontese? Perché, dopo aver assistito a questa dipartita, appare chiaro che si e’ trattato di una lotta impari non tra Rieti e Biella, bensi di “Cannon contro tutti”. La Zeus ha retto il parquet fin tanto che le forze hanno sorretto l’atleta americano. Gli amarantoceleste hanno condotto la partita per i primi 35 minuti. Poi Biella ha innescato il giovanissimo Barbieri – un teenager da 210 cm – che, immarcabile, ha piazzato tre bombe una di seguito all’altra. La Zeus ha accusato il colpo, si e’ piegata sulle ginocchia ed ha lasciato la vittoria agli avversari. Anche perché Cannon, stremato dopo 37 minuti di lotta impari sotto le plance, contro un nugolo di giovani, ma reattivi, atletici ed ottimi avversari, avrebbe necessitato di un paio di bombole con l’ossigeno per non naufragare, anch’egli, tra la mediocrità amarantoceleste. Rieti ha palesato per l’ennesima volta tutti i limiti di un organico privo di talento e senza giocatori capaci di ben competere a questi livelli. Le statistiche sono crude e realistiche: la Zeus ha realizzato soltanto 7 punti nell’ultimo quarto di gara contro i 22 di Biella. Non e’ pensabile vincere, nel basket moderno, tirando al piccione dall’arco perché il 3/21 della gara persa contro Saccaggi e compagni non e’ il risultato di una serata storta, ma l’ennesimo di un trend negativo impresentabile. Le tare di questa NPC, dal mese di settembre ad oggi, sono state abbondantemente sviscerate e appaiono ormai chiare. E’ triste constatarlo, ma la cabina di regia e’ inesistente. Passera (28 minuti di campo, per un giocatore di 38 anni e con le sue caratteristiche “fisiche”, sono un’enormità) e Fumagali (per lui la miseria di 6 minuti di gioco) paiono (o sono?) inadeguati a competere con qualsivoglia pari ruolo. Vildera rende un terzo di quel che faceva lo scorso anno allorché poteva beneficiare degli spazi che gli creava l’immenso Bobby Jones. Zucca ha tanto fisico, ma e’ ancora acerbo quanto e più di una mela. Pastore cerca di fare il suo, però anch’egli palesa chiari limiti tecnici. In un contesto generalizzato di diffusa mediocrità, il “problema” rimane Brown. “Il figlio di Mike”, artefice dell’ennesima prova impalpabile e incolore, ha ormai terminato i bonus dei quali poteva beneficiare. L’esperienza di Brown a Rieti e’ giunta al capolinea. La Zeus, per l’ennesima volta, ha sbagliato americano. Era già successo con Buckles, poi con Davenport che fu il caso più eclatante, senza trascurare Parvis Williams che, subito, fu surrogato col mirabolante Jones. Il presidente Cattani che e’ il primo tifoso lo dice chiaramente: “a Rieti non voglio giocatori che non esibiscano le tre “c”: cervello, cuore e…..attributi (il termine realmente utilizzato e’ pero un altro, facilmente intuibile, ndr). Cannon ha anche il cognome che comincia con la lettera “c” mentre altri….lasciamo stare”. Il guaio, ora, e’ che gli impegni tambureggianti di un campionato serrato (turno infrasettimanale a Scafati, domenica Torino in casa e, poi, doppia trasferta in Sicilia, prima di chiudere il girone di andata a Rieti contro Casale) unitamente ad un regolamento troppo rigido non consentono di apportare aggiustamenti. La NPC, tuttavia, ricade nell’errore di sempre perché, non avendo operato un investimento un pochino più corposo in estate, si trova ora costretta a tornare sul mercato, spendendo ben di più di quanto non sarebbe accaduto illo tempore. Questo per conservare il titolo sportivo e la categoria, evitando di ricadere in una mediocre serie B che finirebbe col ridimensionare, e non poco, il disegno strategico ed operativo della NPC. L’errore – grave e reiterato – e’ stato quello di affidarsi ad un roockie (Brown), scommettere su di un giocatore rivelatosi inadeguato e che, invece, con Cannon, doveva essere l’anello di congiunzione più forte e competitivo del team. Chi prendere, al posto di Brown? Taluno invoca Ogo che, sembra, si stia allenando con profitto in Inghilterra e che, essendo un comunitario, potrebbe venire immediatamente tesserato. Altri invocano Antino Jackson che ha firmato in Russia. I vaticinati, auspicati innesti dell’uno (Ogo) come dell’altro atleta (Antino) – due play, ma con punti nelle mani – dicono chiaramente che la coperta della NPC e’ davvero troppo corta in più ruoli e ribadiscono come la scelta di affidare la cabina di regia al duo Passera-Fumagalli sia da stigmatizzare. Serve – subito – un play-guardia forte, esperto e con punti nelle mani ma, reperirlo sul mercato odierno, sarà un’impresa titanica. Non meno cogente e’ la necessità d’inserire un lungo di mestiere che sappia supportare gli sforzi immani di Cannon, restituendo un pò di fiducia e di energia a Vildera. Al riguardo, Giovanni Carenza dovrebbe essere ancora “a spasso” ed il suo, eventuale innesto (ma due tesseramenti, nell’immediato, non sono praticabili, bensì uno soltanto) sarebbe un’autentica panacea per questa derelitta NPC. Resta fermo che le squadre si costruiscono in estate. Gli aggiustamenti suggeriti e che, con ogni probabilità verranno operati, saranno soltanto cerotti e palliativi la cui efficacia sarà tutta da ponderare. Una parola, infine, su Ale Rossi che ha ricevuto e seguita a ricevere critiche da parte della tifoseria per il suo operato. La sconfitta di una squadra non esime il coach che, naturalmente, risponde dei risultati sul campo al pari dei suoi atleti. Tuttavia, gioverà rimarcarlo, Rossi, al pari di ogni suo collega, non può calcare materialmente il campo e se questo e’ il gruppo con il quale il coach e’ chiamato ad operare – le cui tare appaiono palesi e conclamate – non e’ dato comprendere quali siano o possano essere le oggettive responsabilità del tecnico partenopeo. (Valerio Pasquetti)

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