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BOBBY JONES E’ STATO IL “PRIMO VERO” AMERICANO DELLA GESTIONE-CATTANI

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RIETI – La stagione agonistica ancora non si è conclusa perché i play off – in A2 come in A – stanno entrando proprio in questi giorni nel vivo che già i supporters amaranto celeste guardano al futuro della Rieti dei canestri. Il campionato che è terminato con l’eliminazione patita da Treviso nei quarti dei play off è stato per certi aspetti esaltante. Nonostante le eclatanti vicissitudini che hanno caratterizzato l’incedere della NPC, Alessandro Rossi (soprattutto lui) ed i suoi ragazzi, sono stati artefici di imprese inebrianti che hanno riavvicinato al mondo della palla a spicchi tifosi ancora scettici dopo le traumatiche esperienze legate alla NSB, acquisendone di molti altri – giovani e giovanissimi – eccitati dalle imprese di Bobby Jones e compagni. Qual è stato il segreto di questa stagione che, per tutto quanto è accaduto, può essere definita: magica? Certamente la lungimiranza dello staff tecnico e societario che, senza spendere montagne di denaro, ha saputo allestire un organico competitivo e pugnace. Quella stessa lungimiranza che, tuttavia, viziata da un pizzico d’inesperienza ed eccesso di giovinezza in chi mena la sorti agonistiche, aveva portato a scegliere in estate un impalpabile Parvis Williams per affiancare il prodigioso JJ Frazier. Paradossalmente il buon campionato giocato dalla NPC – assolutamente il migliore in questo-quasi-lustro di serie A2 – è nato dalla rinuncia ad un Williams che subito apparve inadeguato alla bisogna e, poi, dall’infortunio subito da Frazier che sul momento sembrò enorme iattura (come è stato), ma che si è rivelato “determinante” per ingaggiare Ogo Adegboye. Prescindendo da tali valutazioni, pure essenziali al fine di valutare la stagione amaranto celeste, è ineludibile che il destino di Rieti sia passato, nel bene come nel male, dalle giocate di Bobby Jones. L’ex NBA – non ce ne vogliano Cattani e Martini al pari dei suoi recenti predecessori – è stato il primo, “vero” americano di questa gestione societaria. Finalmente la NPC ha potuto e saputo valersi di un giocatore d’oltre oceano in linea con la grande tradizione vantata dalla piazza cestistica reatina. Bobby Jones ha rinverdito i fasti vissuti in tempi relativamente recenti con Melvin, Smith, Finley, Sow, Green, Hurd senza stare a scomodare i grandissimi del passato che, ormai e purtroppo, non sono neanche più su questa terra. Jones ha palesato grande carisma, è stato l’allenatore in campo (proprio come faceva Willy Sojourner), confermandosi prodigioso difensore, energico, attento su qualunque avversario gli passasse a tiro. Ha guidato i compagni valendosi del supporto di compagni di squadra preziosi ed esperti quali un Ogo Adegboye d’impensabile efficacia, abile metronomo, bravo ad attaccare il canestro come a colpire dall’arco ma, soprattutto, strenuo difensore, roccioso, superbo agonista idoneo ad interdire ogni avversario, dall’1 al 3 senza fare differenze. Senza dimenticare Angelo Gigli che, pure con una sola gamba, ha sempre dato il suo contributo. Gigli è stato il playmaker aggiunto, quella “boa” al centro dell’area – in attacco come in difesa – bravo a leggere ogni situazione, supportando a dovere proprio Jones e Adegboye. L’altro perno del gioco amaranto celeste, Marcos Casini, inibito dalle quasi 40 primavere, è stato pronto a subentrare dalla panchina per sopperire alle carenze di turno dei suoi compagni. Tutti gli altri – non ce ne vogliano Tomasini, Toscano e Carenza al pari dei giovani, bravissimi fino alla standing ovation – sono stati ottimi collaboratori di reparto, adatti per completare un mix di rara efficienza. Nessuno ne avrà mai la prova contraria, ma nulla esclude che, con questa squadra al completo e fino alla fine dei giochi, Rieti avrebbe saputo contendere la promozione diretta a Roma e Capo d’Orlando. Le note vicissitudini che hanno privato la NPC di Ogo e Gigli – surrogati dai pur bravi Jackson e Vildera – hanno sconquassato equilibri sottili e consolidati, alterando le prestazioni di tutti. Appare persino scontato che, a pagare più di tutti la perdita dei preziosi compagni sia stato proprio Bobby Jones. L’ex NBA ha vissuto momenti difficili. Le difese avversarie – concentrate quasi esclusivamente sul campione americano – lo hanno martellato e riempito di colpi proibiti toccandone, con consapevolezza e malizia, le delicate corde nervose. Così le tare caratteriali che pure caratterizzano l’incedere di Bobby, al pari di ciascuno di noi mortali, si sono acuite. Reazioni smodate e fuori luogo, specialmente con i direttori di gara che mai possono essere perdonate, sono costate falli a raffica, penalità tecniche che hanno minato la saldezza di nervi del giocatore, finendo col nuocere alla squadra. Ma si è trattato di passaggi obbligati perché Jones, nella sua “carismatica solitudine agonistica”, davvero non poteva fare diversamente. E’ assodato che larga parte delle fortune di Rieti, nel torneo che si è appena concluso, siano passate proprio da e per Bobby Jones: nel bene (soprattutto) come nel male (giocoforza). Per questo rinunziarvi non appare decisione saggia. Jones ha testimoniato di godere di una perfetta efficienza fisica alla faccia delle sue 35 primavere. Ripartire da questo splendido atleta sembra quasi d’obbligo. O, in alternativa, ricercare nell’immenso mercato d’oltre oceano un cestista parimenti valido: soprattutto per le capacità carismatiche oltre che tecniche, tattiche ed agonistiche. L’altro dilemma riguarda Ogo Adegboye. Le (poche) certezze sulla sua ritrovata efficienza fisica (anche a distanza di molti mesi), dopo il gravissimo infortunio subito (rottura del tendine rotuleo), renderebbero pleonastica ogni domanda, ogni quesito, ogni perplessità sulla sua riconferma. Purtroppo le esperienze pregresse (Olasewere su tutti) insegnano che, dopo un accidente di questa entità, le certezze su di un recupero totale, esente da eventuali ricadute sull’arto offeso come sulla globale efficienza muscolare e tendinea dell’atleta sono tutte da valutare. Confermare Ogo sarebbe una scommessa, un grosso rischio anche in ragione dei limiti regolamentari che la serie A2 impone per la sostituzione dei propri effettivi stranieri. (Valerio Pasquetti)

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