Cara Sebastiani, dispiace ma non è questa la strada giusta per andare in “paradiso”!

Feb 28, 2021 | Basket | 0 commenti

RIETI – Il campionato giocato fino ad oggi dalla Sebastiani può essere suddiviso in due parti dal differente rendimento. Una prima “tranche”, letteralmente dominata ed una seconda, cominciata con la prima ed unica sconfitta subita da Sant’Antimo, nella quale la squadra di Righetti ha lamentato impacci inusitati. Così sabato sera, al PalaSojourner, gli amarantoceleste hanno seriamente rischiato di soccombere. Non deve ingannare il punteggio definitivo che, per chi non ha seguito la gara, depone per un’affermazione tutto sommato comoda. Il 71-59 finale va invece imputato unicamente ad uno scatto di orgoglio, una reazione fisica, agonistica e veemente della Real (finalmente!) che ha chiuso il terzo parziale con un imbarazzante: 6-18! Nel momento più buio e più difficile, con gli universitari della LUISS in gas e avanti di 7, è arrivata la risposta d’orgoglio che tutti aspettavano: il patron Pietropaoli, in specie, e quella manciata di persone presenti che hanno cominciato a inveire e ad urlare, chiedendo alla compagine reatina di giocare con il coltello tra i denti, tirando fuori gli attributi che fino a quel momento erano mancati. Federico Loschi è stato encomiabile. Egli si è assunto le responsabilità del leader e, ben coadiuvato dai soliti Ndoja e Traini, nonché da un efficace Di Pizzo, ha tratto la sua squadra fuori dalle sabbie mobili nella quale era precipitata. Loschi è stato massacrato dalla difesa avversaria, ma non soltanto lui. I capitolini hanno “picchiato” di santa ragione: placcaggi, spinte, trattenute, mannaie tirate sugli arti dei malcapitati reatini, davvero si è visto di tutto al PalaSojourner. E non soltanto. Parrebbe che gli universitari abbiano operato anche verbalmente rivolgendo agli avversari frasi ed epiteti irripetibili. Con i direttori di gara a fin troppo tollerare. Poi, quando c’è stata la reazione della Sebastiani ed i giocatori di Righetti hanno finalmente compreso che quella alla quale stavano partecipando, non era più una partita di basket, bensì una commistione tra lotta greco romana, basket e rugby, allora gli arbitri si sono dovuti mettere il fischietto in bocca e, finalmente, sanzionare i comportamenti dei “macellai” venuti da Roma, onde evitare che la gara degenerasse in una rissa da saloon. Tuttavia si è avuta la conferma che la sconfitta patita da Sant’Antimo ha costituito uno snodo cruciale – se in negativo o in positivo, sarà il tempo a stabilirlo – nel percorso agonistico della Sebastiani. Gli avversari hanno molto e ben compreso che la squadra di Righetti, se aggredita e malmenata, va in default. Qualche cosa di simile era accaduto pure domenica scorsa a Cassino, con gli amarantoceleste in chiara difficoltà ed una partita ripresa per i capelli. La stessa, identica situazione ha avuto luogo sabato sera, contro la Luiss. Ora, se i propositi dell’ambiziosa società reatina non fossero quelli di una subitanea promozione in A2, tutto ciò andrebbe benissimo. Invece gli sbandierati, legittimi propositi di ascendere incipientemente alla categoria superiore, lasciano basiti e titubanti, alla luce delle ultime, negative prestazioni, in merito al conseguimento dell’obiettivo. E’ doveroso e deontologicamente corretto, in tale contesto, rimarcare le innegabili criticità emerse più di recente. Anche perché, un antico detto popolare recita che: il medico pietoso fa la piaga puzzolente. Quindi è meglio prevenire, fin tanto che ciò sia possibile. Ergo. La serie B è un torneo durissimo, nel quale l’ardore agonistico e la veemenza dei contatti è tale da porre in secondo piano una presunta superiorità tecnica (per conferma: chiedere ad Antonello Riva quanto egli dovette subire nell’anno in cui vestì la maglia della Nsb in serie B). Quelli della Sebastiani forse, ora, lo hanno compreso. Sarà bene se lo ficchino bene in testa, di più e meglio di quanto non sia accaduto fino ad oggi o ulteriori, inevitabili delusioni si celeranno dietro ad ogni insidia. La Sebastiani non è o, meglio, non è più il wonder team da tutti descritto e che tutti ipotizzavano. Perché? La squadra, di fatto, ruota unicamente intorno a tre giocatori: Ndoja, Loschi e Traini. Gli altri non sono campioni né super atleti, ma giocatori più che normali per la categoria. Gli avversari lo hanno ben compreso e così, limitando o, meglio, picchiando i tre assi-Real, sono consapevoli di poter sconfiggere la Sebastiani. La rinuncia a Casini, giusta o meno che sia, ha privato la squadra di una rotazione essenziale come di un giocatore offensivamente ancora letale. Serve sostituire il gaucho con un atleta suo pari o, diversamente, reintegrarlo in squadra (sarebbe la soluzione più efficace ed auspicata) per accrescere le potenzialità offensive della Real. Le dolenti note non finiscono qui. La Sebastiani non ha un gioco offensivo. I ragazzi lavorano insieme dai primi di agosto, ma Righetti non è riuscito a costruire alcunché in questo senso. Gli attacchi di Rieti sono all’arma bianca. Non esiste un solo gioco che metta i lunghi in condizione di fare bene. Nella gara contro la Luiss non abbiamo visto un solo pick and roll, eppure è lo schema più semplice, collaudato e utilizzato del basket moderno. La Sebastiani vive soltanto di soluzioni personali e di un tiro da tre del quale i giocatori abusano. La conferma di ciò viene pure dalla consolidata difficoltà ad attaccare il ferro, in un’alternanza dentro-fuori che è essenziale. I soli a praticare questa importante fase offensiva sono Ndoja e, soprattutto sabato sera, Loschi. Gli altri neanche ci provano. Non esiste un solo gioco di attacco che faciliti questa soluzione. Contro la Luiss, Rieti è salita in lunetta 23 volte. Ebbene, di questi tiri liberi 19 li hanno presi i due fuoriclasse di Righetti (Loschi e Ndoja), i 4 rimanenti se li sono spartiti gli altri. La Sebastiani, difensivamente, presenta falle più simili a voragini. Lo si è visto fin dalla prima partita giocata. La difesa  si deve costruire e si può migliorare, ma un giocatore, i giocatori devono avercela, la predisposizione a difendere e, in questa Sebastiani pochi, pochissimi sono votati a questo fondamentale esercizio tattico. Purtroppo, in tutto ciò, il coach Alex Righetti, ha le sue ineludibili, rilevanti responsabilità. Sotto canestro si è pensato, dopo aver epurato Bagnoli, di compensarne la dipartita affiancando al giovane e bravo, ma discontinuo Di Pizzo, un uomo di esperienza qual è Paolo Paci. Peggio che andar di notte perché, l’innesto dell’ex Caserta si è rivelato fino ad ora: fallimentare! Paci è lento, lezioso, involuto, inconcludente, apatico o, questo almeno, è quel che egli ha dimostrato ad oggi con la canotta della Sebastiani. Speriamo che in futuro egli ci smentisca. Ma pure il suo approccio psicologico con la gara lascia titubanti. La sua performance, contro Infante e compagni, è stata esiziale: 16 minuti di campo, 2 punti, 5 falli commessi, castronerie in serie e – 3 come valutazione globale. Aspettiamo (volentieri) di essere smentiti. Drigo che fino ad oggi aveva fatto bene, contro la Luiss si è perso anche lui: 32 minuti di campo, 4 punticini e 0 di valutazione globale. Che dire, poi, di Diomede? Egli si è esibito ancora una volta nel tiro al piccione (2 su 9). Provenzani che è il sostituto di Traini è inadeguato. Soprattutto perché, non di rado, Traini incorre in problemi di falli. Anche per Provenzani c’è una valutazione negativa (-1) contro la Luiss. Invece buone impressioni sono venute da Di Pizzo che, nel momento di maggiore difficoltà della sua squadra, ha raccolto alcuni rimbalzi importanti ed ha intimidito gli avversari. Non casualmente egli ha chiuso con una valutazione positiva (8). Questa purtroppo, è la realtà. Che sarebbe una bella realtà se la squadra reatina non nutrisse ambizioni di successo assoluto, ma che, invece, è una realtà che preoccupa e non poco in vista di quelli che saranno i futuri, inderogabili, imperdibili impegni della Sebastiani, contro squadre ben più competitive ed attrezzate di una normalissima e banalissima Luiss Roma. (Valerio Pasquetti)

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