CATELLI, “GIORNALISMO VERO O “WEBETE”?

Ago 30, 2016 | Altre Notizie | 0 commenti

Ogni giorno tutti noi veniamo bombardati da una moltitudine di notizie, ma possiamo affermare con certezza di sentirci più informati? Siamo diventati bulimici di informazione un po’ come lo eravamo di fast food ma forse, per recuperare il contatto con la realtà, bisogna riscoprire un ritmo più lento: Informare con lentezza raccoglie la visione, le opinioni e le proposte di sette personalità del giornalismo internazionale che invitano ad allontanarsi dal frastuono di fondo delle breaking news per riscoprire l’importanza dell’informazione ragionata.
Io stesso spesso vengo “travolto” dalle notizie bufala e spesso è difficile arrivare o avere il tempo di approfondire per non cadere nel cosiddetto effetto “populista”.
Ma credo che il diffondersi e il propagarsi, oltre che l’accreditarsi, delle notizie bufala, sia in gran parte colpa del giornalismo attuale, mai come nel nostro paese, vittima del sensazionalismo a tutti i costi (scoop per vendere) e contagiato dal virus dello “strillone” (a chi la dice più grossa).
Lo si vede in questi ultimi mesi sulle vicende del terrorismo, della guerra in Siria, della tragedia del terremoto.
In tanti e spesso ci siamo interrogati sul giornalismo e sul suo essere o meno schierato, tra la ricerca dell’oggettività assoluta (che talvolta maschera ben altre faziosità) e affermazione della propria e altrui parzialità (come se le opinioni fagocitassero sempre i fatti).
Giornalisti schierati, di destra, di sinistra, giornalisti super partes.. ma poi anche no…. E infine la par condicio!
Come se fosse impossibile avere una propria opinione, anche politica, ma allo stesso tempo cercare comunque la verità.
All’interno di questo mosaico di voci pluraliste che talvolta pare più mosaico di particolarismi parziali, è persino arrivato da buon ultimo il tg M5NewS, per il quale un attivista del movimento ha provato a darne una motivazione che riassumendo suona più o meno così:
“..canale di informazione del Movimento 5 stelle per dare voce al movimento stesso..privo di propaganda(?!?)…per raccontare quello che realmente fanno gli eletti nel parlamento… necessariamente uno strumento di informazione di “partito”… che, però, si confronta con un organi di informazione di partito non dichiarato… che è per lo più la stampa nazionale..”
C’è tutto e il contrario di tutto in questa dichiarazione, ma si evince chiaramente che percombattere il giornalismo di partesi deve crearne un analogo. Semplice no?
E’ qui che il giornalismo italiano fallisce.
C’è bisogno di fare pulizia, di invertire la tendenza e per farlo bisogna seguire delle regole.
Non si tratta di sapere come trattare i contenuti generati dai lettori e per i lettori
Qui si tratta di recuperare un metodo che deve andare, per forza di cose, oltre al modello volumetrico (acchiappo tanti click) e che deve seguire linee guida precise.
Non si diffondono notizie, dati, nomi non verificati.
Non si pubblicano foto o videogallery “shock”, titoli emozionali.
Non si creano titoli con dichiarazioni non provenienti da fonti ufficiali o di testimoni oculari.
Non si correlano fatti senza prove o producono analisi a posteriori.
NON SI USANO PAROLE A CASO O STRATEGICAMENTE STUDIATE.
In altre parole, non si DEVE FARE INFOTAINMENT MA GIORNALISMO.
Chi non l’ha ancora capito, chi non problematizza, purtroppo, fa parte del problema.
I problemi si affrontano e si risolvono.
Possibilmente insieme. Ce n’è davvero tanto bisogno.
E non è questione di essere, sentirsi o idolatrarsi a “maestrini”, come spesso accade.
È questione di cercare di recuperare il vero valore di questo lavoro.
Per far ciò si deve essere sempre pronti ad osservare, soprattutto ad ascoltare e infine saper rivolgersi ai lettori, in maniera trasversale, apartitica e laica, tenendo ben a mente che il lettore è soprattutto un essere umano con sentimenti, emozioni, valori ed ideali diversi e poliedrici.
Per cui…cospargersi la testa di cenere…e chiedere o accorgersi a volte di essere in torto, non è segno di debolezza ma di forza e coraggio.
E ahimè…tutto ciò se emerge a livello nazionale, figurarsi in ambito locale.
Siamo diventati tutti “WEBETI”, ciascuno con le proprie colpe e le proprie verità, le proprie certezze.
Guai se qualcuno non la pensa come la pensiamo noi, è giusto che venga “bannato” dal confronto dialettico.
Probabilmente questa mia riflessione non vedrà mai la luce…o forse si….magari c’è ancora del giornalismo puro…almeno lo spero…e chissà …forse ne avrò conferma nei prossimi giorni.

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