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CITTADINANZA ATTIVA RIETI: “PROVE GENERALI DI APARTHEID?”

PROVE GENERALI DI APARTHEID A RIETI?

Il Sindaco di Rieti finalmente si sveglia e mette in chiaro quali sono le sue priorità: proibire i centri di accoglienza per Rifugiati” (C.A.S.) entro le mura della città e far chiudere un negozietto di prodotti africani, in quanto “luogo di ritrovo” di immigrati e rifugiati che schiamazzano e litigano.

In una Rieti che sta vivendo la più drammatica crisi da 70 anni a questa parte, con decine di fabbriche e negozi chiusi, una Sanità al collasso, Servizi sociali senza risorse ed inefficienti, l’assenza di iniziative di rilievo per rilanciare l’economia e far uscire la città dalla crisi, un debito di bilancio accumulato negli ultimi 25 anni, intorno ai 70 milioni di euro, strutturato in grandissima parte sotto Amministrazioni di cui era anche a capo l’attuale Sindaco, registriamo che il problema prioritario del primo cittadino sono i rifugiati e gli immigrati.

Lungi da noi il fatto di tollerare risse e molestie, tantomeno spaccio di droga e malaffare, ma se si va indietro con la cronaca, questi fenomeni non sono mai stati una novità per questa città, né si può far finta di ignorare che tutt’ora riguardano, sia reatini doc che stranieri, bar e locali di ritrovo “bianchi” (la stragrande maggioranza) e “neri”, e non abbiamo notizia di provvedimenti simili verso i locali di ritrovo “bianchi”, né su indagini su esercizi commerciali nostrani “sospetti”. Così come non si può far finta di ignorare come lo spaccio di droga, “governato” saldamente dalla malavita reatina e romana, ha scoperto il modo per non “rischiare in proprio”, trovando nei ragazzi immigrati e rifugiati i terminali ideali ai quali far rischiare la galera in cambio di pochi spiccioli. Di questo, siamo certi, le Istituzioni sono ampiamente al corrente e sta a loro stroncare ogni malaffare.

A proposito di “troppi rifugiati”, riteniamo che, forse, più di qualcuno tra “gestori” e “controllori” dovrebbe dare qualche spiegazione sul fatto che, a fronte di centinaia di richiedenti asilo –oggi oltre 1.000, affidati a 19 centri di Accoglienza- in gran parte concentrati a Rieti, per una “affare” che ha garantito negli anni decine di milioni di euro a diverse “imprese dell’accoglienza improvvisata”, non si sia in grado di controllare quanto succede in questi Centri, per quanto riguarda alcune persone (poche, sia chiaro !) rapidamente assuefatte all’alcol o addirittura dedite allo spaccio. Così come, salvo lodevoli eccezioni, siano sostanzialmente assenti programmi efficaci di integrazione, con effettivi progetti di formazione/lavoro, in una zona, quella reatina, ad esempio, di grave spopolamento delle aree montane ed agricole, nonché di popolazione anziana e disabili bisognosi di cure ed assistenza dedicata. Maggiori garanzie di buona accoglienza ed integrazione potrebbero darla, come suggerito anche dal Vescovo Domenico Pompili, i progetti SPRAR; ma questo prevede l’impegno diretto degli Enti Locali e e dei Sindaci, molti dei quali, a quanto pare, “nicchiano”.

Per queste ragioni, oltre a chiedere copia del provvedimento di sospensione dell’attività commerciale del piccolo negozio di via T. Varrone, dove si evincerebbero precise responsabilità del titolare del negozio, rivendichiamo il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato (e del buon senso) che proibiscono e puniscono atti di discriminazione verso popoli, culture e gruppi sociali in quanto tali, relegando ogni responsabilità alle azioni dei singoli o a gruppi riconosciuti come “associazioni criminali mafiose organizzate” (praticamente “Cosa Nostra”…, vero ?), che evidentemente non possono essere attribuite ad immigrati e rifugiati che, come la nostra storia di italiani dimostra, sulla loro pelle pregiudizi, difficoltà e discriminazioni di ogni genere.

Per Cittadinanzattiva Rieti

Il Coordinatore dell’Assemblea Antonio Ferraro

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