Politica

Comune: “Petrangeli dimettiti”

di ANDREA SEBASTIANI

Il dibattito politico locale di questo ultimo mese che ha infiammato giornali e tv locali ha avuto come assolute protagoniste la crisi di governo della Giunta Petrangeli, che per la verità non è stata, dall’inizio della consiliatura, mai in grado di affrontare i problemi veri della nostra comunità, e le lotte interne ai partiti di maggioranza.

All’inizio di questa crisi scrissi che ritenevo il tentativo del sindaco di rimettere in discussione tutti gli assessori un pretesto per prendere tempo e per distogliere l’attenzione della città sui troppi clamorosi errori commessi, sulle tante mancate promesse e risposte non date, e, da parte di alcuni pezzi della maggioranza (non tutta ad essere onesti, più di qualcuno pone sul piatto temi seri), la bieca richiesta di occupare poltrone per potere avere più potere decisionale.

Ho assistito, da cittadino prima che da consigliere comunale, e non temo di essere smentito  affermando di ritenere che come me la pensano la stragrande maggioranza dei reatini ad uno spettacolo indegno della (P)olitica, che ha dato dimostrazione di essere per alcuni aspetti peggiore di quella interpretata durante la prima repubblica.

Ma nessuno, durante questa fase di immobilismo totale, che si sia preoccupato di far notare come alcune problematiche continuavano ad incancrenirsi e rimanere senza risposta alcuna.

In questi ultimi due mesi tanto invece si sarebbe dovuto e potuto fare, se solo pensassimo al problema degli Lsu e degli ex Asu, non solo di chi ancora presta servizio all’interno dell’ente e che il Comune continua a stipendiare con risorse proprie senza preoccuparsi di affrontare in maniera seria e risolutiva il problema con l’ente Regione, elaborando un progetto organico per fare in modo che questi rimangano nelle disponibilità del Comune, e non invece per accompagnarne la fuoruscita.

Ma anche di coloro che si sono visti costretti a ricorrere al giudice del lavoro per far valere le proprie ragioni rimaste inascoltate da un’amministrazione sorda e indisponibile al dialogo, smaniosa soltanto di defenestrare lavoratori impiegati dalle passate giunte di centro destra.

C’è poi il problema dei custodi degli impianti sportivi che vedranno scadere il proprio contratto a fine mese e ad oggi non conoscono ancora il loro futuro.

Quello delle borse lavoro che, a distanza di oltre sei mesi, salvo il misero contentino fino a dicembre, non hanno ancora prospettive di reimpiego (tranne qualche fortunato) nonostante le sterili promesse fatte dall’Amministrazione di riassorbimento attraverso le clausole sociali.

Le associazioni dei pensionati che hanno svolto fino a giugno il servizio di sorveglianza all’esterno delle scuole nell’orario di uscita degli alunni, nonostante non abbiano ricevuto un euro dallo scorso gennaio, e che attendono di conoscere il loro eventuale reimpiego in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico.

Dovremmo parlare del taglio delle risorse negli asili nido, della refezione scolastica che è in procinto di essere esternalizzata con gravi ripercussioni per la salute dei bambini e degli anziani, dell’istituto Manni oppure voler analizzare nello specifico la sbandierata legalità o meglio, quella che ne è rimasta dopo scelte clientelari ed altro.

Questi, caro Sindaco e cari Assessori passati e futuri, sono i temi di cui la gente vuole sentire parlare, le domande per le quali chiede risposte, non le sterili diatribe di palazzo. Mi rendo conto che porre interrogativi
così importanti a chi nella sua vita non ha mai svolto un lavoro, non ha una professionalità o a chi non è stato in grado di governare le proprie di aziende, è come chiedere ad un cieco di scendere in bicicletta i tornanti del Terminillo. Gli resterebbe oggettivamente complicato, se non impossibile.

Rendetevi conto che ve lo chiede ormai la città: non fate più danni, non siete in grado di governare, fate per una volta un atto di amore concreto per Rieti e togliete il disturbo. D’altronde l’arte di governo non l’avete mai potuta imparare, perchè siete stati relegati all’opposizione per dieciotto lunghi anni, dove sarete presto condannati a tornare.

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