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Danni da cinghiale, Copagri Lazio: sì al risarcimento, no all’indennizzo

“Danni da cinghiale, non è più notizia lo scorrazzare delle famiglie di cinghiali addirittura per le strade della capitale. E’ un fatto quindi che la prolificità ed l’interagire di questo selvatico con le attività antropiche è causa di diversi problemi soprattutto ambientali, sanitari ed economici. Su quest’ultimo aspetto è bene soffermarsi. E’ indubbio che l’attività di questo selvatico causi soprattutto danni all’ambiente ed alle imprese agricole, danni che prendono la forma di spese economiche inserite in un circolo vizioso di danno e ristoro dello stesso.

All’ambiente i danni originano dalla numerosità dei capi che alterano l’equilibrio ecologico delle zone appenniniche. Possiamo indicare come esempio le diverse specie vegetali fonte di nutrimento per il cinghiale che possono risultare protette dall’attività dell’uomo (ad es. Ophrys apifera) ma di certo non da quella del selvatico! E’ bene quindi sottolineare che questo tipo di danno ricade sull’intera collettività e si trasforma comunque in una spesa economica sotto forma di interventi di ricostituzione.

Alle aziende agricole il danno causato prende diverse forme: se si contrappone al cinghiale una barriera fisica ad esempio attraverso recinzioni di diverso tipo abbiamo un aggravio dei costi di produzioni causati dall’opera e dalle aumentate difficoltà nella coltivazione dei terreni; se si fa conto sul risarcimento del danno occorre considerare le difficoltà esistenti nella attivazione delle procedure di risarcimento che comunque si trasformano in un costo di impresa soprattutto per i tempi necessari e per il fatto che l’imprenditore viene distolto dalle normali attività di produzione.

Occorre segnalare comunque che la giurisprudenza è tesa ad eliminare dal rischio di impresa il danno da cinghiale. Caposaldo di ciò è la sentenza del Tribunale Civile di Taranto che ha condannato in solido L’Ente Provinciale e quello Regionale al risarcimento di € 50.000 comprensivi di interessi e spese per i danni da cinghiale subiti dalle colture arboree di un’azienda agricola nel 2016.Possiamo considerare che l’eliminazione del rischio di impresa da questo tipo di eventi rende il ristoro del danno sicuramente più equo.

Nella provincia di Rieti la Confederazione Produttori Agricoli (COPAGRI) ha attivato un servizio di assistenza stragiudiziale e giudiziale finalizzata all’ottenimento del risarcimento danni da fauna selvatica nei termini della recentissima sentenza sopra citata. Questo allo scopo di rendere più agevole per i propri soci attivare le relative procedure legali necessarie per gli eventuali risarcimenti.

Relativamente all’aspetto economico non più rivolto verso l’attività degli imprenditori agricoli ma verso quelle iniziative che tendono a valorizzare il cinghiale considerandolo alla stregua di un prodotto da allevamento, occorre considerare che la premessa di ciò è che la fonte di approvvigionamento dovrebbe essere considerata illimitata nel tempo. Ciò secondo noi, è un errore per il motivo che tutte le iniziative devono essere tese all’eliminazione del problema non alla trasformazione dello stesso in una filiera economica che si basa sulla predazione delle risorse pubbliche.

Ultima considerazione in linea con i fatti storici che attualmente attraversano il mondo è che occorre considerare il rischio sanitario proveniente dall’interazione uomo selvatico. Indichiamo soltanto la zoonosi parassitaria dovuta alle diverse specie di Trichinella ed al virus dell’epatite E di cui il cinghiale risulta vettore”.

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