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E’ BROWN (E NON ROSSI) IL VERO PROBLEMA DI QUESTA ZEUS NPC

RIETI – L’Eurobasket espugna il PalaSojourner. Non era mai accaduto che i capitolini, avversari della NPC fin dai tempi della serie B, s’imponessero a Rieti. Lo hanno fatto nel momento più difficile di una stagione che Roma aveva iniziato nel modo peggiore: 6 sconfitte su 6. Ciò nonostante, dopo il cambio della guida tecnica (Maffezzoli al posto di Nunzi), Miles e compagni avevano dato chiari segnali della propria vitalità cosi che, nel turno antecedente, avevano sfiorato l’impresa a Torino. Contro la Zeus essi non hanno avuto pietà. Nonostante un infortunio abbia privato Eurobasket proprio di Miles – fosforo e terminale offensivo di grande impatto dei capitolini – a 15 minuti dal suono della sirena, Rieti non ha saputo approfittare e, anzi, a quel momento le forze dei romani si sono decuplicate. Maffezzoli ha schierato Eurobasket in una difesa a zona impenetrabile per attaccare la quale Rieti ha fatto: tilt! Eppure, leggendo le statistiche, la differenza tra Roma e Rieti non e’ venuta dal tiro pesante (7/25 NPC, 8/23 Roma) quanto dai tiri liberi. Eurobasket e’ salita in lunetta 27 volte, la Zeus soltanto 11. I capitolini hanno tesaurizzato questa manna ai personali con ben 21 punti, i sabini con soli 7 punti. Ai tiri liberi, quindi, Roma ha avuto un +14 mentre la partita e’ terminata 72-85 che, poi, con l’approssimazione di uno (+13) è esattamente il divario che si e’ palesato tra le due antagoniste dalla linea della carità. Perché tutto questo? Eurobasket, più motivata e tenace, ha saputo attaccare il canestro con grande facilità, complice una difesa reatina molle e caotica. Gli amarantoceleste hanno speso falli a go-go che gli avversari hanno ottimizzato al meglio. Eurobasket ha tirato con un briciolo di qualità in più dall’arco ed ha catturato più rimbalzi (43 contro i 36 di NPC), ma la differenza l’hanno fatta i tanti, troppi liberi tirati, una difesa inadeguata di Rieti e, sul fronte offensivo, l’incapacità cronica, atavica, ma anche intollerabile della Zeus di attaccare il canestro. Come, pure, di colpire dall’arco. Senza queste armi, pensare di spuntarla, contro una zona ermetica ed insuperabile (tale e’ stata la difesa capitolina) appare utopia: questo e’ accaduto. Perché? Rieti non dispone di un giocatore, non uno solo che sia bravo ad attaccare il ferro. In tale contesto Brown e’ e si sta confermando non “un problema”, ma: “il problema”. Il “figlio di Mike” palesa limiti caratteriali e tecnico-tattici che condizionano pesantemente l’incedere della Zeus. A Bergamo le pecche del giocatore d’oltre oceano erano state celate dalla buona applicazione e dedizione dei suoi compagni. La sconfitta (pesante per i modi nei quali e’ maturata) contro Eurobasket ha evidenziato tutti i limiti di questo atleta. Difensivamente, Brown e’…..indifendibile. Egli non ha il concetto di difesa: non sull’uomo, non nel contesto-squadra. Non e’ casuale che Rossi lo abbia tenuto seduto in panchina (dove avrebbe fatto bene a lasciarlo) per parecchi minuti. Offensivamente dispone di un “tiretto” discreto, ma assolutamente non e’ un tiratore. Specialmente non lo e’ nei momenti topici del match quando la squadra necessiterebbe di un terminale offensivo che non e’ e che non può essere Brown il quale non ha carisma alcuno da spendere. In modo particolare, poi, “il figlio di Mike” non sa attaccare il ferro (lo ha fatto una sola volta avverso Eurobasket, con sconfortanti esiti “fantozziani”) e di questo paga tutta la squadra. Con ciò non vogliamo dire che Brown non possieda qualità (e’ un ottimo passatore ed un buon realizzatore), tuttavia non e’ questo il giocatore del quale necessitava e necessita la NPC per risolvere i suoi problemi. Chi lo ha scelto doveva e poteva saperlo. La responsabilità di Rossi, piuttosto, al pari di quella di Martini e di Cattani, è aver inserito un rookie (o giù di lì) in un ruolo-chiave per questa squadra che difetta di esperienza, punti, capacità di colpire dall’arco e di offendere adeguatamente il ferro. Brown, poi, manca di carisma, è incapace di caricarsi la squadra sulle spalle quando serve e necessita. E’ la tara peggiore di questa Zeus. Vi era, poi, la convinzione che, con l’avvento di Stefanelli, il rendimento di Brown sarebbe migliorato poiché sgravato da eccessive responsabilità offensive. Pare, invece, che l’ingresso a tempo pieno di Stefanelli abbia ulteriormente peggiorato il trend di Brown che, nelle ultime due giornate, ha mostrato chiari impacci, esternando segnali evidenti di un ulteriore, netto regresso. Tutti gli altri, ad eccezione di Cannon e Filoni, ci hanno messo del proprio. Perché contro Eurobasket non ha funzionato nulla. Molti commentatori, leggendo i soliti social, scaricano le responsabilità della dipartita sulla conduzione tecnica. La sconfitta e’ una sconfitta di tutti, della squadra e, quindi, anche di Rossi che ne e’ il mentore. Tuttavia le critiche di molti – tra questi pure “accreditati” (sic est) opinionisti – paiono gratuite e ingenerose. Taluno scrive (sui social) che il “vero” allenatore della NPC era Mattia Consoli e che, una volta andato via lui (a Brindisi) starebbero emergendo tutte le tare (di nunziana memoria?) di Ale Rossi. Niente di più falso e menzognero! Rossi ha fatto quel che ha potuto, ha le sue responsabilità, ma non può di certo scendere in campo al posto dei suoi giocatori. Cosi riemergono con ogni evidenza le pecche congenite di questo roster: due playmaker – Passera e Fumagalli – capaci di produrre 7 punti e un complessivo 4 come valutazione globale (in due!). Un cambio degli esterni – Pastore – poco fruttifero (4 punti), gratuitamente falloso al tiro (0/5 da tre) e sciupapalloni (3 perse). Un pacchetto lunghi che, tolto Cannon, palesa grossi limiti correlati all’età (Zucca e Nikolic) come alle capacità di gestirsi (Vildera, troppo spesso con problemi di falli) senza stare qui a dire di carenze tecnico-tattiche di netta evidenza. La scelta operata da Rossi di giocare gli ultimi minuti con un quintetto “basso”, tenendo fuori Zucca e Vildera (non Gasol e Gallinari), può essere stigmatizzata, ma deve essere letta come un tentativo (andato a vuoto) di aprire la “scatola” della difesa (schierata) avversaria. Una mossa errata che non ha mutato volto al match, prescindendo da chi, tra i giocatori reatini (tutti), calcasse il parquet. Piuttosto la sconfitta (pesante) subita da Eurobasket, restituisce la Zeus alla sua vera natura di squadra operaia, con poco talento e diffusa mediocrita’. Rossi ed i propri uomini faranno bene a recuperare quanto prima l’identità perduta, ritrovando soprattutto un’adeguata applicazione difensiva e quella umiltà che deve essere la reale forza della Zeus. Questo dovrà accadere già domenica prossima, di nuovo al PalaSojourner, ma al cospetto di Biella. In caso contrario sarà opportuno cominciare a valutare l’opportunità di apportare eventuali correttivi a questo organico. (Valerio Pasquetti)

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