Politica

“ESTERNALIZZAZIONE EX MANNI: MA QUALE CORTE DEI CONTI?”

di SONIA CASCIOLI e ANDREA SEBASTIANI
Pubblicata la delibera di giunta con cui l’Amministrazione ha deciso la definitiva esternalizzazione della casa di riposo, ascoltate le parole dell’Assessore Giuli nell’incontro con i familiari dei ricoverati e dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal Sindaco sul mantenimento della qualità del servizio e degli attuali livelli occupazionali, riteniamo che vada fatta chiarezza su alcune questioni. Occorre innanzitutto premettere che la scelta di esternalizzare definitivamente la casa di riposo è una scelta solo ed esclusivamente politica di un Sindaco comunista che, in campagna elettorale e durante le precedenti consiliature, insieme a qualche sindacalista di area, si è stracciato le vesti per sostenere la necessità di mantenere pubblico l’ex Manni ogni qual volta le precedenti giunte ritardavano il pagamento delle fatture alla Cooperativa Quadrifoglio.
Ed il tentativo di ricondurre tale scelta ad una imposizione da parte della Corte dei Conti a seguito dell’adesione al piano anti dissesto, sempre citata e troppo spesso a sproposito, non trova alcun riscontro in atti. La Corte ha semplicemente preso atto dei tagli di spesa indicati dall’Amministrazione che ha deciso in maniera unilaterale quali “spese” decurtare e in quali settori, compresi gli asili nido e la casa di riposo. Qualcuno crede davvero che sia stata la Corte dei Conti a decidere l’esternalizzazione della casa di riposo? Piuttosto che dei due asili nido? Non scherziamo!! O forse dovremmo pensare che in tutta questa vicenda la Coop. Quadrifoglio abbia preso per la giacca l’Amministrazione debitrice nei suoi confronti di oltre cinque milioni di euro, costringendo l’ente ad attendere l’acquisto della struttura per poi affidargli il servizio per tre mesi? Che succederà al Manni dopo questi primi tre mesi se la Quadrifoglio non si aggiudicherà’ definitivamente l’appalto? Si accontenterà davvero del solo affitto della struttura?
E quale sarà il destino dei 17 ospiti giudicati dalla Asl non più autosufficienti? Non hanno più l’obbligo di trovarsi una sistemazione in RSA come chiesto invece fino a qualche settimana fa dal Comune? In tutta questa triste vicenda, ancor più gravi sono le parole rassicuranti del Sindaco circa la garanzia del posto di lavoro a tutti, compresi quelli della Gemeaz Cusin che gestisce la mensa, quando all’ art. 7 dell’accordo sottoscritto dal Comune con la Quadrifoglio è espressamente prevista la risoluzione automatica del rapporto con i lavoratori della Gemeaz stessa! E non si comprende allora per quali strani motivi l’Assessore Giuli oggi si spacci per garante di tentativi di sensibilizzazione nei confronti della Quadrifoglio, tesi a convincerla a continuare essa stessa il rapporto con la Gemeaz, quando la cooperativa di Pinerolo ha già deciso di fornire agli ospiti del Manni i pasti precotti distribuiti dalla stessa società che ha in appalto la refezione dell’ospedale! Dove è la salvaguardia dei posti di lavoro e la garanzia della qualità del servizio? Forse nelle parole ancora una volta al vento di una giunta commissariata da un sindacalista tuttofare? Perché questa partita non la sta giocando a viso aperto l’assessore alle politiche sociali Mariantoni?
Non da ultimo bisogna valutare l’aspetto economico di tutta la vicenda: la nuova retta stabilita dalla Quadrifoglio è pari a ben 2.200 euro al mese per ogni ospite della casa alla quale va aggiunta una integrazione che sosterrà il Comune di ben 620.000 euro l’anno! Allora a questo punto ci chiediamo perché l’amministrazione non ha preso in considerazione la possibilità di riportare la casa di riposo nei locali ora ristrutturati di via Garibaldi, stabile di proprietà comunale, dove avrebbe risparmiato dall’operazione circa 260.000 euro l’anno? E se a questi aggiungiamo il contributo regionale di circa 150.000 euro l’anno, detratte le spese, al Comune di fatto mancherebbero solo circa 300.000 euro per far quadrare il bilancio. E’ del tutto evidente, quindi, che la decisione di “vendere” la casa di riposo è esclusivamente politica e nulla ha a che vedere con una scelta di natura meramente contabile. La decisione di non avere più una casa di riposo comunale gestita direttamente e’ stata una scelta della maggioranza del consiglio comunale assunta in sede di approvazione del bilancio preventivo. Ovviamente con la viva opposizione di chi scrive. La politica è chiamata ogni giorno a fare delle scelte: poteva benissimo decidere di tagliare il numero degli assessori, facendo a meno di qualche tecnico, piuttosto che il numero dei dirigenti facendo a meno di qualche amico di cordata. Noi condanniamo senza riserve le scelte scellerate che questa maggioranza sta operando a danno delle famiglie e delle fasce sociali più vulnerabili.

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