FEDERLAZIO, UNA CRESCITA LENTA E GRADUALE

Mag 12, 2021 | Economia | 0 commenti

di Marco Staffiero
Dopo un anno di vera e propria “resistenza” per contrastare gli effetti della Pandemia, le PMI sono impegnate in questi mesi in un difficile percorso di ripresa che presenta notevoli elementi di incertezza e disomogeneità. L’indagine di Federlazio, realizzata grazie al contributo della Camera di Commercio di Roma, condotta mediante questionario online rivolto ad un campione di 500 imprese, parla chiaro: dopo la tempesta della prima parte dell’anno quando 8 imprese su 10 hanno accusato una riduzione del fatturato, nei mesi successivi si è registrata una timida ripresa ma le imprese che hanno subìto un arretramento, nel 2020 rispetto al 2019, sono comunque state il 64%. Il recupero ha riguardato in misura maggiore le imprese più solide e con un numero di addetti superiore a 100. Il saldo tra le imprese nate e cessate è di +1,4% in tutto il 2020 (-0,32% il dato nazionale). Le esportazioni, che nel primo semestre si erano contratte del 26,3%, chiudono il 2020 a –9,3% L’occupazione su base annua si è ridotta di 47 mila unità, dopo due anni di continua crescita, ma va anche segnalato che, nell’ultimo quadrimestre del 2020, si è registrata una significativa ripresa trainata dal lavoro in agricoltura e da una tenuta dei comparti industriali. A dicembre 2020 il numero di occupati in regione era inferiore di 5 mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di occupazione, che era sceso al 59,4% nel terzo trimestre 2020, si è consolidato al 60,2% a fine anno. Nel considerare il quadro occupazionale non va sottaciuto il fatto che nel comparto dei servizi i posti di lavoro persi sono stati oltre 62 mila. La CIG erogata nel 2020 è cresciuta del 1.400% analogamente a quanto è successo in tutto il Paese. Nel 2021, anche se timidamente, le imprese tornano a progettare il futuro e gli investimenti con le seguenti percentuali: il 63,5% delle PMI prevede di introdurre interventi di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico (il 21,7% fin da subito);il 19% afferma che nell’anno in corso realizzerà investimenti e a questa percentuale si potrebbe aggiungere una parte di quel 32% che si dichiara possibilista qualora la situazione di mercato dei prossimi mesi dovesse consolidarsi positivamente. Queste le principali misure indicate dagli imprenditori per il rilancio delle attività aziendali: riduzione del cuneo fiscale (67,5%), riduzione delle tasse sull’attività d’impresa (61,3%), sostegno agli investimenti delle imprese (51,2%). Le principali misure necessarie per il rilancio del Paese sono invece indicate in: riduzione delle tasse per cittadini e imprese (62,7%), riduzione degli adempimenti burocratici (50,0%), piano di ammodernamento infrastrutturale (36,0%), adozione del “modello Genova” utilizzato per il Ponte Morandi anche per altre opere (33,5%), investimenti nella Scuola, Università e Formazione Professionale (27,5%). A livello nazionale, la diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure restrittive messe in atto, hanno determinato, nel nostro Paese, un calo pesante di tutti i principali indicatori economici nella prima parte dell’anno e un successivo recupero caratterizzato da fasi alterne di crescita e arretramento. Il PIL nel I semestre 2020 ha fatto registrare una riduzione del 18%. Nel III° trimestre il recupero ha consentito di registrare un indice tendenziale di -5,2% rispetto allo stesso periodo del 2019 ma, nei mesi successivi, è tornato leggermente a calare e l’anno si è chiuso a -8,9%. Il livello della produzione industriale, che nei mesi del lockdown era calato del 43%, è risalito significativamente nella seconda parte dell’anno ma, a dicembre e gennaio scorsi, presentava ancora tassi negativi su base annua. Il fatturato delle imprese si è praticamente dimezzato (-47,2%) nell’aprile 2020 rispetto all’anno precedente, ma si è poi ripreso successivamente pur con indici tendenziali ancora negativi. L’export nel I° semestre aveva fatto registrare una diminuzione del 15,3% e l’anno 2020 si è chiuso in ripresa con una contrazione contenuta nell’ordine del 9,7% su base annua. L’occupazione, nonostante il blocco dei licenziamenti, rappresenta di fatto il principale fattore di crisi con una contrazione su base annua di 456mila unità (-2,0%) che, tuttavia, secondo quanto recentemente rilevato da Istat sarebbe ben più grave qualora si considerassero anche tutti i lavoratori in cassa integrazione da oltre tre mesi e sfiorerebbe la cifra di un milione di posti di lavoro persi da febbraio 2020 a marzo 2021. Le ore complessive di CIG erogate nel 2020 hanno superato i 4 miliardi. “Possiamo ben dire che il contesto nel quale è calata questa nostra seconda indagine – ha dichiarato il Presidente di Federlazio, Silvio Rossignoli – si presenta in termini probabilmente peggiori di quanto avremmo immaginato sei mesi fa, quando tutti pensavamo – o forse per meglio dire speravamo – che quell’allentamento della morsa registrato in estate sarebbe stato il preludio di una definitiva fuoriuscita dalla pandemia. Nonostante tutto, però, lo spirito degli imprenditori non esce indebolito da questa esperienza, né risulta smarrita la spinta a ripartire del nostro tessuto produttivo e delle singole imprese”. “A poco più di un anno dallo scoppio della crisi sanitaria ed economica e a circa sei mesi dalla nostra precedente indagine sul campo –  ha dichiarato il Direttore Generale di Federlazio, Luciano Mocci – risulta evidente che la crisi ha attraversato orizzontalmente tutta l’economia, ma anche che la gravità dell’impatto è stato differente a seconda dei settori. Bisogna poi sottolineare che la situazione rimane ancora decisamente instabile e che il percorso di uscita dalla crisi sanitaria presenta forti elementi di incertezza”.

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