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Fimmg Rieti, medici di famiglia a congresso

“La Medicina Generale nella provincia di Rieti, ieri oggi e domani”: e’ questo il titolo del congresso elettivo dei medici di famiglia della Fimmg Rieti che si riuniranno il prossimo 19 ottobre alle ore 10 presso il Pantagruel di via Salaria. Diversi, oltre all’elezione dei nuovi organismi, i punti all’ordine del giorno che partono dalle illusioni generate, nonostante le molte speranze, dalla legge 833 del 1978, fino ad arrivare ad un’analisi della realta’ che sembra aver perso di vista due articoli fondamentali della legge. Il primo, ricordiamo, evidenzia che “la Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il SSN, e il secondo che “il conseguimento delle finalità di cui al precedente articolo è assicurato mediante prevenzione, diagnosi e cura, riabilitazione”. Nei nostri congressi abbiamo più volte denunciato come l’allungamento dei tempi di attesa per l’effettuazione delle indagini strumentali, la diminuzione dei posti letto nella nostra Provincia, l’introduzione dei ticket sanitari, l’ubicazione geografica della nostra popolazione dispersa in centri microscopici e sempre più privi di servizi, aveva di fatto minato i principi ispiratori della 833. La diminuzione del personale dipendente, la negazione delle deroghe, hanno finito per rendere palese quanto da noi più volte denunciato.
Mai, viene ribadito dai medici di famiglia, avremmo voluto assistere ad una decisione tanto clamorosa, ma riteniamo ineludibile, quale quella assunta dal Direttore Generale della Asl, Dott. Gianani, che ha portato alla cancellazione dello Screening Mammografico. Speriamo che da una notizia che ha suscitato tanto clamore, qualcuno,  e il pensiero non puo’ che andare alla Regione Lazio e al governatore Nicola Zingaretti,  prenda provvedimenti e prenda atto che l’ente di riferimento non può rimanere a guardare e che capisca come la prevenzione con le liste di attesa di mesi, talvolta di anni, sia una pia illusione da affrontare con atti concreti. A soffrirne, come sempre, sono le classi meno abbienti; chi può, del resto, va a pagamento. Non si parla più di privatizzare la sanità, ma nel concreto non siamo troppo lontani. I problemi non finiscono qui e la speranza per il futuro, prima di partire magari con le Case della Salute, delle quali si legge o si sente parlare senza avere le specifiche territoriali del caso, e’ quella di essere coinvolti perché come sempre siamo disposti a dare il nostro contributo che deriva dall’esperienza di una vita di lavoro, a presidio del territorio e degli interessi della popolazione che assistiamo. Prima di sbandierare grandi provvedimenti regionali, bisognerebbe confrontarsi con i territori e capire i problemi reali e locali. Il problema delle liste di attesa o degli accessi impropri al Pronto Soccorso, del resto,  non potrà essere risolto solo dalla apertura delle Case della Salute che speriamo vengano ubicate dove realmente servono e non diventino solo altri punti di potere e di scambi.

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