Gianluca Martini è pronto a raccogliere l’eredità di Italo Di Fazi e Attilio Pasquetti

Giu 29, 2019 | Altre Notizie | 0 commenti

RIETI – Lo scorso mese di aprile un po’ tutti i quotidiani in rete ed i siti specializzati rimarcarono come la Zeus NPC Rieti, quantunque con un budget tra i più bassi dell’intera serie A2, fosse ancora in lizza per conquistare il primo posto assoluto al termine della regular season e, comunque, bene in sella per i play-off. Ciò in barba a risorse economiche ritenute “inadeguate”. Ma non è la prima volta che accade. Ed è sempre stato così, fin dal 2014/2015, stagione che battezzò l’esordio della NPC in serie A2. Il sodalizio amaranto celeste ne è  sortito alla stragrande. Il merito di una gestione estremamente pragmatica quanto efficace deve essere ripartito tra l’intero staff dirigenziale. Ciò non toglie che i pregi più ampi debbano essere attribuiti, oggettivamente, al direttore sportivo della NPC che è Gianluca Martini. Perché se al primo anno la fortuna può essere dalla tua parte, è fuor di luogo che, dopo un lustro di ineludibili successi gestionali, Gianluca Martini accampi meriti incondizionati. Ma chi è Gianluca Martini? E, soprattutto, qual è la storia che ha condotto questo giovane e preparato manager reatino ad assurgere agli onori delle cronache cestistiche? Gianluca ha soltanto 32 anni, vanta una laurea in lingue presso la prestigiosa università Lumsa – Città del Vaticano –  con successiva specializzazione in “comunicazione internazionale”, a L’Aquila. La passione smodata di Gianluca per la pallacanestro nasce – spesso accade – grazie al papà. “Mio padre, come ogni buon reatino, ha giocato a pallacanestro – racconta Martini – Poi si è dedicato alla professione di medico. Però mi ha trasmesso la sua “malattia” per la palla a spicchi. La prima partita che ricordo nitidamente è quella tra Emmezeta Rieti e Valleverde Imola che, se non ricordo male, si concluse dopo la disputa di due overtime. Da quel momento in avanti il basket mi ha rapito. Ho pure giocato, prima con la Black Panters di Michele Bagalà, poi con la Virtus di Angeletti, infine con la NSB di Papalia. Non avevo talento e, quando sono stato costretto a smettere, per problemi alla schiene, a soli 16 anni, garantisco che Rieti non ha perso nulla. Poi mi sono trasformato in tifoso, ma sempre con il desiderio di approcciarmi al mondo del basket con spirito manageriale”. Gianluca ha maturato e reso concreta questa sua legittima ambizione di seguito al suggerimento di un’amica di famiglia. “L’avvocato Giannalisa Vidimari mi disse: perché non provi a sostenere l’esame per acquisire il titolo di procuratore? E tanto feci. Così ho cominciato a lavorare come agente di giocatori, seppure molto giovane, insieme a Lorenzo Vandoni che è il figlio di Claudio. E’ iniziata la mia attività manageriale ed ho maturato esperienze importanti e molto formative”. La passione di Gianluca Martini si è concentrata sul basket d’oltre oceano e così il giovane manager si è avvicinato al basket a stelle e strisce. “Ho cominciato con Luigi Ricci che aveva terminato la propria e ultradecennale  attività, ma sono stato così assillante che gli ho fatto tornare la voglia ed abbiamo messo su, insieme, una sorta di piccola agenzia. Tuttavia è durata poco. Soltanto un anno ed è arrivata la proposta di Giuseppe Cattani. Peppe cercava un ragazzo giovane e motivato, che parlasse bene l’inglese. Una buona parola, per il mio ingaggio, ce l’ha messa Luciano Nunzi. Il primo anno svolsi il ruolo di team manager poi, con l’ingresso di Picchio Feliciangeli che ha raccolto la mia funzione, sono diventato il direttore sportivo della NPC. Peppe Cattani mi ha dato un’opportunità importante e Luciano Nunzi ha spinto per avermi al suo fianco. Sono grato ad entrambe perché hanno creduto in me”. Cinque campionati in serie A2 sempre con squadre stravolte, senza poter disporre di una struttura tecnica di volta in volta consolidata, alla costante ricerca di cestisti motivati, magari da recuperare sul piano mentale o agonistico, il tutto con un comune denominatore: il successo gestionale. Per fare questo serve esser bravi ed esserlo per davvero: quali sono gli ingredienti di un risultato gestionale con pochi eguali? Martini ringrazia, se la ride e poi confida i suoi segreti. “Non è un mistero che non abbiamo mai avuto una marea di denari da spendere. Ciò rende il margine di errore più ampio ed il rischio di sbagliare è ovviamente maggiore. Tuttavia abbiamo ottenuto ottimi risultati così da ricevere i complimenti di Bergamo, Forlì e di altre squadre nostre avversarie. Il segreto? Costruendo la squadra diamo priorità all’aspetto caratteriale delle persone, io voglio giocatori con “fame”, che bramano venire a Rieti perché giocare qui non è come giocare in una qualunque altra piazza. Bisogna avere volontà e spalle grosse per sopportare i momenti difficili, servono cestisti caratterialmente forti: questo è il segreto. Poi siamo andati bene per tutta una serie di motivi, anche l’organizzazione societaria è cresciuta. Chi viene qui è consapevole di entrare a far parte di una vera e propria famiglia, nella quale tutti lottano per un obiettivo comune, tutti danno tutto per tutti, l’ambiente ti aiuta, i giocatori si sentono parte di un progetto cittadino. Questa solidità strutturale, caratteriale e mentale, questa unità d’intenti spesso ci hanno portato a fare la differenza.  Certamente, abbiamo commesso anche degli errori, ma chi lavora sbaglia. Le scelte di Davenport prima e di Parvis Williams più di recente ne sono gli esempi eclatanti, ma stanno nel gioco soprattutto quando, come ho già detto, la disponibilità economica non è eccelsa”. Il mentore della NPC è Giuseppe Cattani, autentico motore dell’intero movimento cestistico: qual è il rapporto tra Gianluca Martini ed il patron? “Siamo grandi amici e lavoriamo a stretto contatto di gomito: con schiettezza, con lealtà, ci diciamo tutto in faccia a costo di litigare su alcuni aspetti e di scontrarci, come deve anche essere. Sappiamo gestirci nel rispetto dei relativi ruoli. Questo professionalmente poi, come persona e come imprenditore, nutro il massimo rispetto verso Giuseppe Cattani. Lui è un sanguigno, un umorale, nel bene come nel male, così spesso lo devo tenere a freno. “Io sono il tuo grillo parlante”, sono solito dirgli”. Gianluca Martini ha lavorato a stretto contatto di gomito con Luciano Nunzi e, oggi, con Alessandro Rossi: quale il rapporto intessuto con l’uno come con l’altro tecnico? “Luciano e Alessandro sono due persone diverse con personalità differenti. Nunzi ama confrontarsi, ma anche imporsi. Rossi è più vicino a me a livello anagrafico, con lui ho maggiore scambio di opinioni. Insomma, con Luciano ero un po’ più “ingessato”, pagavo forse la sua personalità e la differenza in termini di età mentre con Alessandro mi sento più libero, affrancato”. La storia cestistica reatina “importante”, quella celebrata da fine anni 60 ad oggi, è ormai al mezzo secolo di vita. Un periodo durante il quale la Rieti dei canestri ha avuto due straordinari manager: Italo Di Fazi prima, Attilio Pasquetti poi. Gianluca Martini sembra essere il degno erede dei suoi due, grandi predecessori. Gianluca, sei pronto a raccoglierne il testimone? Ti consideri il loro, legittimo erede? Martini non nasconde il proprio, iniziale impaccio per poi sciogliersi. “Parliamo di due giganti della pallacanestro di questa città, ma anche di questa nazione perché Di Fazi e Attilio – Italo non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona – hanno fatto la storia della pallacanestro, essendo tra i massimi artefici di momenti sportivi irripetibili. La sola considerazione che io possa essere avvicinato a loro mi gratifica e mi rende molto orgoglioso. Sono pronto a raccoglierne l’eredità, con l’auspicio di esserne meritevole. Il rimpianto è quello di non averli potuti conoscere meglio, e in questo mi riferisco soprattutto ad Attilio perché avrebbero saputo illuminarmi e consigliarmi adeguatamente”.  Il futuro professionale di Gianluca Martini è: la pallacanestro? “Questo mestiere mi piace moltissimo e non nascondo che sarei felice di seguitare a cimentarmi. Però ci vado con i piedi di piombo perché so che in questo mondo tutto può cambiare da un momento all’altro. Forse sarò un idealista, però resto convinto che con la passione, l’impegno, la volontà si può fare tutto. Credo nella meritocrazia”. Veniamo all’oggi: per quale ragione tutti i giocatori che Rieti puntualmente rilancia, sembrano approfittare dell’opportunità offerta loro per  poi andare a raccogliere altrove meriti che non sono soltanto propri? “La NPC non  ha ancora la forza economica per legare a se i propri cestisti con progetti pluriennali. Ciò accadrà soltanto se e quando saremo pronti per il grande salto in Lega A. Così le partenze di giocatori e componenti dello staff li reputo abbastanza fisiologici. Piuttosto è un onore per noi che Mattia Consoli vada a lavorare a Brindisi, in Lega A o che Toscano sia chiamato da Demis Cavina. Però ogni anno dobbiamo ricostruire perché non abbiamo adeguata forza economica”. La stagione che sta nascendo è ancora figlia di questa filosofia. Vi sono state le conferme di Vildera e di Nikolic ma, per il resto, c’è stato un fuggi, fuggi generale: Tomasini, Toscano, Bonacini, probabilmente anche Carenza andranno a “monetizzare” altrove quanto di buono fatto con la NPC. Come procede la costruzione della squadra? “L’ingaggio di Pastore lo reputo molto importante. E’ un giocatore “cattivo”, con tanta fame e che trovo ideale per la nostra piazza. Piuttosto, siamo rimasti molto male ed amareggiati per la reazione di alcuni tifosi al suo ingaggio. Nel momento in cui ingaggio un atleta, non posso essere condizionato dal fatto che egli sia o meno gradito. Siamo pagati per fare la squadra più forte possibile con le risorse a disposizione, non possiamo tenere in considerazione il provincialismo della “piazza”, qui sembra essere rimasti ai tempi della lotta tra guelfi e ghibellini”. Vildera avrà bisogno di un cambio, di un centro che possa avvicendarlo. “Ci stiamo lavorando. Cattapan è nelle nostre mire, ma abbiamo altri nomi nel mirino”. Ogo Adegboye sarà confermato? Martini taglia la testa al toro. “Le sue condizioni non ci confortano, l’infortunio che ha avuto è stato molto grave, vi è il rischio di importanti ricadute come insegna l’esperienza vissuta da Olasewere, così ci stiamo orientando diversamente. Il progetto è quello di affidare le chiavi della regia ad un play italiano. Gli occhi sono su Vencato che è in uscita da Mantova, Marco Passera (già ex di Varese), Sabatini che giocava con Piacenza e poi Marulli che, però, è più una guardia. Quanto all’ala piccola, con Stefanelli siamo ormai in chiusura e possiamo considerarlo un nostro giocatore. In questo contesto, Pastore dovrebbe essere il sesto uomo di lusso”. E gli americani? “La volontà è quella di prendere almeno uno dei due che abbia la giusta esperienza e un adeguato carisma, diciamo il Bobby Jones di turno che, invece, andrà in Giappone. Dipenderà da quanti denari avremo da spendere. Vogliamo una guardia Usa forte, uno che fa canestro e che sia una guardia pura piuttosto che un 1-2. Anche l’ala grande sarà un Usa. Ripeto, per i relativi prospetti, tutto dipenderà da quanto potremo ancora spendere”. (Valerio Pasquetti)

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizziamo solo i nostri cookie e quelli di terze parti per migliorare la qualità della navigazione, per offrire contenuti personalizzati, per elaborare statistiche, per fornirti pubblicità in linea con le tue preferenze e agevolare la tua esperienza sui social network. Cliccando su accetta, consenti l'utilizzo di questi cookie.

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


Utilizzato da Google DoubleClick per registrare e produrre resoconti sulle azioni dell'utente sul sito dopo aver visualizzato o cliccato una delle pubblicità dell'inserzionista al fine di misurare l'efficacia di una pubblicità e presentare pubblicità mirata all'utente. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: 1 anno
  • Google

Utilizzato per verificare se il browser dell'utente supporta i cookie. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: 1 giorno
  • Google

Prova a stimare la velocità della connessione dell'utente su pagine con video YouTube integrati. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: 179 giorni
  • YouTube

Registra un ID univoco per statistiche legate a quali video YouTube sono stati visualizzati dall'utente. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: Sessione
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Sessione
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Persistente
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Persistente
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Sessione
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Sessione
  • YouTube

Memorizza le preferenze del lettore video dell'utente usando il video YouTube incorporato Tipo: HTML Local Storage / Scadenza: Sessione
  • YouTube

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi