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GIANLUCA TILLI: “I BAMBINI? SONO LA MIA GIOIA PIU’ GRANDE. IL TORNEO DELLA BEFANA? UNA CREATURA DELLA QUALE VADO ORGOGLIOSO”.

RIETI – La nostra piccola città ha una caratteristica che nessuno può negare: tutti conoscono tutti. Sarà anche un modo di dire perché, poi, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola. Però, parlando di Gianluca Tilli, l’espressione idiomatica è tale da non poter essere contestata. Gianluca Tilli sta al basket un po’ come il compianto Andrea Milardi stava all’atletica leggera. Ciò premettendo ogni ed opportuno distinguo, senza voler mancare di rispetto ad un uomo di sport e di atletica – Andrea Milardi, appunto – che in città (e non soltanto) era un’autentica istituzione. Tilli Gianluca da Rieti non ha di certo l’ambizione né l’ardire di avvicinare per fama e competenze quell’Andrea che è stato maestro di sport e di vita universale. Perché non esiste reatino, venuto al mondo dal 1960 in avanti che non abbia conosciuto il compianto maestro della regina degli sport olimpici. Però Gianluca Tilli non può non essere accostato al suo celebre predecessore perché la passione e l’amore che Gianluca profonde, avvicinandosi ai suoi adorati bambini, conosce davvero pochi eguali. Un affetto che ruota con perfetto moto orbitale intorno ad una palla a spicchi, di colore arancione che da sempre illumina le giornate di questo “ragazzo” di 47 anni. Gianluca come Paolo, al pari di Valerio, Roberto, Fabrizio e delle migliaia di bambini sabini innamorati dello “sport dei giganti” è stato avvicinato al basket dal papà. “E’ una storia comune a me come ad intere generazioni, ormai da decenni – racconta Gianluca Tilli – fu mio padre ad avvicinarmi alla pallacanestro. Avevo soltanto 5 anni. Papà era avvinto dalle gesta di Meely e Sojourner, Lee Johnson, Brunamonti, Zampolini come di tutti gli altri. Impiegai davvero pochi secondi per invaghirmi perdutamente di questo splendido sport”. Quel papà adorato che – è scritto nel “cerchio della vita” – presto o tardi ci abbandona senza che, chi resta, riesca a farsene mai una ragione, lasciando un vuoto immenso e incolmabile. “E’ stato il dolore più grande – narra Gianluca con la voce ancora rotta dall’emozione – se n’è andato soltanto pochi mesi or sono e la ferita, profonda, stenta a rimarginare”. L’animo di Gianluca, buono e sensibile, trova immediato ristoro nella sua splendida famiglia: la moglie, Arianna, professionalmente impegnata presso un noto studio di consulenze economiche ed aziendali della città. Poi le figlie: Martina, timida ed introversa che veste la canotta degli “Aquilotti Amaranto” della Willie e la più piccola, altrettanto tenera Ginevra, anch’essa giocatrice in erba. Gianluca Tilli è stato pure un discreto giocatore di basket. “Ho fatto tutta la trafila delle giovanili: con la Banca Popolare, la Minervini e infine la Sebastiani. Ero il secondo playmaker de La Foresta, in serie C2, dietro a Paolo Di Fazi che, col fratello Claudio, stava chiudendo la carriera. Terminate le scuole superiori, ho frequentato l’Isef a L’Aquila. A soli 25 anni un problema fisico di non lieve entità ha interrotto il mio percorso agonistico. Sono guarito e a 31 anni ho ricominciato a giocare, in promozione con Sergio Vio, alla Fortitudo, ma a 36 – 37 anni ho smesso, dedicandomi interamente alla “panchina”. Per dire il vero la mia carriera di allenatore è cominciata molto presto, già a 19 anni. Sfruttando il diploma Isef ho potuto fare il tecnico nelle categorie giovanili”. Gianluca ha un carattere forte, è caparbio, non usa avvilirsi o piangersi addosso. “La possibilità di allenare è stata un ottimo antidoto per combattere…..l’impossibilità di giocare. Dopo aver acquisito il patentino come tecnico, ho lavorato a La Foresta ed al Basket Rieti e, a soli 28 anni, è arrivata la chiamata in prima squadra, alla Sebastiani, la prima della “mia” città dove ho fatto il terzo a Virginio Bernardi. Credo sia stata questa la soddisfazione principale nella mia carriera di allenatore. Ciò escludendo il mini basket per il quale sono stato il responsabile della NSB di Papalia. La migrazione della prima squadra a Napoli ha schiuso le porte alla nascita della Willie Basket, associazione sportiva dilettantistica che ha visto la luce il 14 agosto 2009 con Franco Cerafogli, Pierluigi Coccia, Enzo Desideri, Giuliano Colarieti e, appunto, Gianluca Tilli. Successivamente Colarieti e Desideri sono usciti. Oggi la Willie Basket ASD fa capo a Tilli, Cerafogli, Coccia ed ha in Stefano Cicchetti il suo team manager”. In città Gianluca Tilli sta al mini basket un po’ come la Nutella al cioccolato: tutti, a Rieti, ti identificano con i bambini che, nonostante un carattere burbero soltanto in apparenza, riesci ad ammaliare ed avvincere con straordinario, inavvicinabile trasporto. Qual è il segreto di questo successo? “La spontaneità! Sono fatto così. Mi piace stare con i bambini, condividere la loro crescita, i momenti più belli dell’esistenza e non mi riferisco soltanto allo sport, al basket. Molti mi cercano anche dopo qualche anno di lontananza dal parquet quando, ormai cresciuti, affrontano i primi impacci della vita: una lite importante con i genitori come con l’amico del cuore, il primo amore o, più semplicemente, perché vivono un momento esistenziale difficile. Io per loro ci sono: sempre. Li considero come tanti miei figli. Questo, forse, perché mi sento un po’ bambino ancora io”. Sono davvero tante le immagini, i flash di una storia unica che, ormai da 14 anni, scandisce le giornate di Gianluca Tilli come della sua famiglia. In giro per l’Italia a furoreggiare al Torneo di Treviso come a quello di Matera o, più semplicemente, a Giulianova o a Siena come a Cecina: sempre con i suoi bambini. Che Gianluca accoglie alla Willie all’età di 6 o 7 anni, per accompagnarli in un processo di crescita, sportiva e di vita fino alle soglie dell’adolescenza. Qual è la compagine giovanile più competitiva che ricordi per i successi conseguiti? “Non ho dubbi: i ragazzi dell’annata 1996, quella con Marco Salari, Alessandro Coccia, Gianmarco Pace, Federico Marinelli ed altri ancora. A Treviso superammo l’Armani Jeans Milano con ben 25 punti di scarto ed i meneghini, in quell’anno, persero soltanto due volte: una delle quali contro di noi. Però, al di là del successo agonistico, serbo nel cuore un posto speciale per tutte le centinaia di allievi con i quali ho avuto la fortuna di lavorare e che se ieri erano Marco, Alessandro, Gianmarco, Federico, oggi si chiamano Filippo, Emiliano, Ludovico, Andrea”. Sono addirittura tre le compagini, di annate diverse, che di volta in volta occupano le giornate di Gianluca, impegnato con la sua attività di docente in Scienze Motorie (da qualche anno a Magliano Sabina), ma ovviamente papà e marito a tempo pieno. Perché ad ogni sabato come ad ogni domenica, sono immancabili le trasferte a Roma, alla guida della propria squadra di bambini, con quel nugolo di genitori al seguito con i quali e tra i quali, il più delle volte, si crea un legame perpetuo ed indissolubile, affettivo e di amicizia che ha come centro gravitazionale l’universo dell’infanzia. Così, condividere una trasferta, un torneo diventano irripetibili opportunità di conoscenza e di socializzazione. Come vivono tua moglie Arianna in specie, ma anche le bimbe Martina e Ginevra questo impegno a 360 gradi? “Con Arianna ci conosciamo ormai da molti anni, è consapevole che il basket ed i bambini sono parte della mia vita ma, ormai, anche della sua. In passato Arianna era più coinvolta, adesso viene soltanto nelle occasioni più importanti, però è abbastanza tollerante, lei mi ha conosciuto così e sa che è un’attività che difficilmente lascerò perché mi piace troppo. Quanto alle bambine, anche Martina e Ginevra giocano al mini basket, quindi…”. Tra i successi professionali più grandi ed altisonanti di Gianluca Tilli c’è il Torneo della Befana. “Unitamente a Matteo Petrucci, Paolo Matteucci, Gianluca De Ambrosi e Stefano Cicchetti, questo evento è nato quasi per gioco. In avvio le squadre partecipanti erano poco più che un manipolo, vi erano due tornei distinti. Successivamente abbiamo unito le forze e ne è venuto fuori questo piccolo miracolo organizzativo e celebrativo che è il Torneo della Befana, improntato tutto sul volontariato di noi come di molti altri appassionati. Nell’ultima edizione, quella del 2019, abbiamo ospitato addirittura 64 compagini, alcune provenienti dall’estero. Per almeno tre giorni sono state riempite le strutture turistico-ricettive di Rieti e zone viciniori. E’ stato ed è un successo che premia i nostri sforzi”. Il Torneo della Befana, in fondo, è anch’esso una “creatura”, ancora un altro “figlio”del mini basket, da coccolare e vezzeggiare, soprattutto da amare come soltanto “papà” Gianluca  è capace di fare. (Valerio Pasquetti)

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