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GIUSEPPE CATTANI-SHOCK: “SONO STANCO E DELUSO DA ISTITUZIONI E POLITICA, CEDO LA NPC A CHI VOGLIA RILEVARLA”

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RIETI – Giuseppe Cattani è: “la pallacanestro”. O, invece, la pallacanestro è: “Giuseppe Cattani”. Che poi fa lo stesso. La Rieti dei canestri, ormai da oltre un lustro, s’identifica in questo “ragazzo” di 55 anni che ha la palla a spicchi nel sangue. Una passione nata agli albori dell’eldorado cestistico amaranto celeste, quello marchiato-Renato Milardi che lanciò l’umbilicus italiae nell’orbita del firmamento sportivo nazionale. Ricorda, Giuseppe Cattani – per tutti ed amichevolmente “Peppe” – “la mia “cotta” per il basket ha avuto inizio che avevo 8 anni; frequentavo il campetto di Regina Pacis. Poi mio padre mi segnò alla Minervini. Fu lui ad accompagnarmi presso la palestra di San Francesco che ero ancora un bambino. Mi prese in cura Gianni Cavoli e, da quel momento, non ho trascorso un solo giorno della mia esistenza senza il basket”. I momenti di una vita intensa e vibrante, si accavallano nel canovaccio dei ricordi a supportare le rimembranze, convissute, del Peppe-giocatore, del Peppe-imprenditore come del Peppe-Presidente. “Il ricordo più lieto, quanto al mio percorso agonistico, non può che andare al 1979, anno in cui, con la Sebastiani, vincemmo il campionato italiano allievi sotto la guida del compianto Sandro Cordoni. Le finali si disputarono a Monopoli, in Puglia e anche se il trascorrere del tempo ha stemperato quel momento, le emozioni restano indelebili. Eravamo assai competitivi. In squadra con me c’erano Fabrizio Luna, Luca Colantoni, Maurizio Balducci che oggi è un affermato procuratore, Paoletto Di Fazi, Ludovico Melchiorri, Maurizio Faraglia, Paolo Campanelli, Fabrizio Dionisi che non è più tra noi, Marcello Ercolani”. Un enorme gagliardetto, oggi, campeggia al centro del soffitto del PalaSojourner – felice intuizione di Gaetano Papalia – a rammentare quel successo rimasto storico ed ineguagliato. La carriera di Giuseppe Cattani-giocatore si è svolta praticamente per intero a Contigliano. “Ho cominciato a giocare che avevo 20 anni ed ho terminato a 34 anni allorché ho appeso le scarpette al chiodo: sempre con il Contigliano. Subito rilevai la società che era in cattive acque. Poi, attraverso varie vicissitudini, è nata quella che è la odierna NPC. La mia storia di vita e di atleta testimonia e giustifica il forte legame che ho con questo delizioso paesino sito a soli 10 km da Rieti. Non è un caso che, proprio a Contigliano, sorgerà la nostra casa e, cioè, quel centro sportivo polivalente che con Giannino Orlandi e con Chicco Cordoni abbiamo sempre, fortemente voluto”. Chi conosce (bene) Giuseppe “Peppe” Cattani è consapevole del forte legame che legava e lega l’odierno patron della Zeus NPC a Fabietto Orlandi, figlio di Giannino che è, da sempre, socio nel basket. “Quel che è accaduto a Fabio è stato un dolore grande per me, per tutti noi. Con Fabio eravamo legatissimi, lui era un ottimo playmaker, intelligente, velocissimo, condividevamo la passione per la pallacanestro, la stessa squadra, eravamo compagni di stanza. Fabio doveva stare in questa società e per lui stiamo lavorando al campo di Contigliano. Fabio è e rimane uno di famiglia, ma il destino, con lui, non è stato benevolo”. Peppe ha un carattere vulcanico ed indomabile. E’ estroverso. S’infiamma e si entusiasma con poco, ma altrettanto facilmente si deprime, cade in stato ansioso in un’alternanza di emozioni, di stati d’animo che, chi ha similitudini caratteriali con il personaggio, può ben comprendere. Peppe, oggi e per lo meno a Rieti, non è soltanto “la pallacanestro”. Cattani è, soprattutto, un imprenditore affermato ed avveduto, di successo che ha raccolto quanto il papà aveva seminato, lavorando per accrescere il proprio bacino di azione che, oggi, è davvero rilevante, potendo spaziare in variegati settori economici. Di padre in padre perché, colui che ha dato i natali all’autore di questo scritto – il fu Ottorino Pasquetti – scrisse più volte del Cattani-padre, qualificandolo come: “il piccolo Berlusconi”: quanto c’è di vero in ciò? “Molto. Papà era un funzionario dell’Enel e nutriva una profonda passione per l’elettronica che gli era stata a propria volta tramandata da mio nonno. Papà fu fortunato, ma anche sagace perché si trovò al posto giusto nel momento giusto, allorché nascevano le televisioni private. Mio padre ed anche io ci siamo fatti trovare pronti quando Berlusconi, unitamente a Galliani, all’epoca suo braccio destro,  prese a lavorare a quella che, oggi, è ben nota come Mediaset. Abbiamo avuto l’onore di aiutare Berlusconi e Galliani a realizzare Canale 5, poi Italia 1 e infine Rete 4. Papà ha lavorato sodo, ha avuto intuito, chi poteva – il Cavaliere appunto – gli ha dato fiducia e così è nata questa grande avventura”. Un’attività imprenditoriale proficua e redditizia che Peppe ha saputo incrementare e valorizzare. “Circondandomi sempre di amici cari, di persone fidate, di persone che mi vogliono bene perché, diversamente, da soli non si va da nessuna parte”. Ma oggi qual è, nello specifico, il raggio d’azione del Cattani-imprenditore? “Diciamo che tutto è nato dalla installazione del tralicci, dei ripetitori, poi il resto è venuto da se, come diretta conseguenza. Diverse zone del centro Italia erano prive della connessione internet a banda larga, via etere perché le grandi aziende non avevano interesse ad investirvi ed ecco che è nata la Tecno Adsl Lazio; Il passaggio alle televisioni, la nascita di NPC Tv; poi c’è la parte immobiliare strettamente connessa alle telecomunicazioni e nella quale sono ricompresi i due ettari di terra acquistati in Contigliano per realizzare un impianto di proprietà. Si tratta di molte situazioni correlate, importanti che, però, creano enormi problematiche, anche nel campo energetico dove entra in gioco il partner Zeus”. La famiglia, gli affetti più cari sono ancora un elemento portante nel progetto esistenziale di Peppe. “Purtroppo sono un orso, ho difficoltà a lasciar trasparire alcune mie emozioni, ad esternare gli affetti. Questo, però, non scriverlo”, afferma ridendo di gusto Giuseppe Cattani. “La famiglia è sacra! Mia madre e mio padre innanzi tutto. Poi i miei figli: Daniele, il più grande che ho avuto quando ero ancora un ragazzo ed al quale ho affidato la gestione di Tecno Adsl; Sara (straordinariamente somigliante alla madre, Anna Rita, ndr) che svolge una importante attività manageriale a Madrid e che, prima o poi, spero di ricondurre al mio fianco, Andrea – il più piccolo – che frequenta l’ITE, ma soprattutto Pietro, il mio adorato nipotino, il figlio di Daniele. In casa comanda Pietro ed è proprio vero che i nonni, quando arrivano i nipoti, diventano scemi!”. Tuttavia Peppe ha un pensiero speciale per la moglie che è la signora Anna Rita. “Con Anna Rita siamo cresciuti insieme. Mi conosce come le mie tasche. E’ lei il motore di tutto. E’ Anna Rita che tollera e che sopporta pazientemente tutto il peso dei miei impegni, è lei che è al mio fianco in tutto ciò che faccio”. La famiglia, il lavoro e la pallacanestro: sono queste le tre realtà, indissolubili, dell’esistenza di Giuseppe Cattani. “Famiglia, lavoro e pallacanestro sono la mia ragione di vita e guai a chi me li tocca. Si tratta di un legame indissolubile perché io sono anche molto superstizioso e tutte sono legate l’una con l’altra. Poi se uno di questi tre elementi fa barcollare gli altri due, allora deve essere abbandonato”. Ecco, allora, che i nodi cominciano col venire al pettine. Il basket, ovviamente, è il terzo elemento e Cattani mai potrà rinunziarvi. Però ciò non significa che l’odierna realtà non possa e non debba essere ridimensionata. “In questi 5 anni di serie A2 ho speso moltissimo, sempre nella speranza di trovare spirito collaborativo, partecipazione condivisa da parte di chi poteva e doveva dare un aiuto, un sostegno. Così non è stato e, anzi, debbo dire che spesso le istituzioni e la politica hanno creato problemi, hanno messo paletti, hanno inceppato il motore della NPC. E’ così ancora adesso, ancora oggi. Fin dall’inizio mi ero dato un limite, avevo alzato un’asticella oltre la quale mai sarei dovuto andare. Bene: diciamo che quel limite è ormai vicino ad essere superato e allora devo fermarmi, riflettere e tornare a ponderare la mia attività, i miei obiettivi”. Quanto ha speso, Giuseppe Cattani, dal 2014 ad oggi? Un appartamento l’anno può bastare per rendere l’idea? “Lasciamo stare, sarà meglio non entrare nei dettagli. Anche perché molta gente, a Rieti, sostiene che il sottoscritto con la pallacanestro si è arricchito e questo fa davvero molto male. Diciamo che ci ho messo moltissimo del mio, ho speso tanti denari anche se in parecchi, magari, non lo crederanno”. Tutto ciò è una premessa ad un possibile o probabile, imminente addio? “Non so dirlo. La stagione che sta per iniziare dovrà dare molte risposte ai miei punti interrogativi che, però, se restano tali dopo 5 anni di serie A2, non vedo come possano venire incipientemente chiariti. Sono pessimista. E, soprattutto, sono stanco: fisicamente e mentalmente. Sto smarrendo l’entusiasmo. Voglio tornare ad essere libero, a godere del mio tempo, dei miei affetti, delle mie amicizie, magari poter uscire insieme liberamente per un bel giro in bici. Pensare che ho ancora tanti sogni nel cassetto, ma da un paio di mesi a questa parte accuso la stanchezza, mi sento un po’ come Don Chiscotte contro i mulini a vento. A 55 anni debbo pensare anche a me, riqualificare i miei rapporti, la mia vita. Sto aggiornando e rivedendo tutti i progetti, sono stanco ed ho bisogno di riposo, per questo salgo in bici o cammino tutte le mattine per un processo mentale che mi consenta di reggere un carico così oneroso”.  Quindi è lecito attendersi, magari non subito, ma nel medio termine, diciamo non prima di un anno, un cambio al timone di comando della NPC? “La NPC è aperta  a tutti e Cattani può e vuole fare un passo indietro. Cedo la serie A2 a chi la vuole, ovviamente non gratis perché ci ho messo tanti, tanti denari. Sono disposto anche a dare una mano perché io, a questa società, voglio bene. Però deve comandare uno solo, un’unica società dove comandano più persone non può esistere. Ci sto pensando molto seriamente anche se, poi, ci starò male per un mese intero. Però, fare un passo indietro, potrebbe essere la mia salvezza”. Roberto Pietropaoli, il patron del Real Rieti, non ha mai nascosto il proprio amore per il basket: potrebbe essere lui l’uomo deputato a raccogliere il testimone della presidenza NPC? “Non so. E, comunque, non la cedo gratis. Chi vuole la NPC deve pagare e anche parecchio perché io, come già ho asserito, ci ho investito moltissimi soldi. Poi è troppo semplice affermare, da fuori, che si potrebbero conseguire determinati obiettivi. Anche io posso dire che, a parità di condizioni, con il “calcetto” (testuale, ndr) avrei magari vinto 4 coppe dei campioni!”. Capitolo PalaSojourner: i lavori di adeguamento sono lungi dall’esser realizzati: Peppe che dice? “Peppe dice che la NPC sborsa 40.000 euro di locazione l’anno e che pretende godere di una struttura che sia idonea all’uso. Viceversa, oggi, il palasport non lo è. Fip e Lega ci hanno diffidato per questo, minacciando sanzioni. Pazientiamo anche se la nostra pazienza ha un limite. Il presidente della Provincia, Calisse, mi ha tranquillizzato, ma ad oggi tutto ancora tace e l’abbrivio della stagione incalza. Una cosa è certa: Giuseppe Cattani fa dietrofront e mai prenderà in gestione il PalaSojourner. Il presidente Calisse mi ha riferito che, nelle precedenti gestioni, i vecchi amministratori hanno manifestato pensieri davvero poco carini nei miei confronti, ragione per cui io mi faccio indietro in buon ordine”. Veniamo al prossimo campionato: il raduno è ormai imminente. Sei soddisfatto della squadra che è stata assemblata? “Partiamo da un presupposto del quale tutti gli sportivi devono essere consapevoli. La NPC non ha un budget. Ogni anno partiamo a fari spenti, senza sapere quel che possiamo realmente investire. La premesse sono quelle  che siamo la squadra più povera della Lega e, con questi presupposti, allestire un buon organico non è facile. Però lo abbiamo fatto ancora una volta e credo che siamo riusciti a fare molto bene. Sono personalmente soddisfatto. Brown ci stupirà, è un gran giocatore. Cannon è solido, concreto, è una certezza. Niccolò Filoni ci stupirà perché lui è veramente forte anche se è ancora molto giovane e serve avere pazienza. Abbiamo speso le stesse cifre relative alla stagione scorsa. Spero soltanto di essere più fortunato e di non trovarmi obbligato a rimetterci le mani come invece è accaduto e con aggravio di spese, nel recente passato”. (Valerio Pasquetti)

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