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LA SCONFITTA CONTRO TREVISO TEMPRA L’AMORE DELLA RIETI DEI CANESTRI PER I “SUOI” GIGANTI DEL BASKET

LA SCONFITTA CONTRO TREVISO TEMPRA L'AMORE DELLA RIETI DEI CANESTRI PER I "SUOI" GIGANTI DEL BASKET

RIETI – “La musica è finita. Gli amici se ne vanno. Ti dico arrivederci, amore mio, nascondendo la malinconia sotto l’ombra di un sorriso”. E’ questo lo stato d’animo con il quale i 3000 e più tifosi presenti sulle gradinate del PalaSojourner, si accomiatano dalla NPC (o, se preferite, Sebastiani che, poi, fa lo stesso). Una bella canzone di successo, cantata da Ornella Vanoni con i testi di Franco Califano, simboleggia il momento vissuto dalla Rieti dei canestri. “La musica è finita, gli amici se ne vanno”, accompagnando al tramonto la brillante stagione del coach Alessandro Rossi come della sua coraggiosa truppa. Anche in gara-3, Treviso si conferma squadra di categoria superiore. La gloriosa arena di Villa Reatina vive, pulsa, palpita all’unisono – gli atleti sul rettangolo di gioco, i tifosi sugli spalti – nell’intento di gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma al cospetto di una De Longhi dalla forza d’urto dirompente abbinata a feroce determinazione di ogni suo effettivo, non c’è confronto. Gli amaranto celeste reggono il confronto per una decina di minuti o poco più. I falli sanzionati a Bobby Jones – ben tre nei soli primi 4 minuti e 49 secondi – dei quali uno, il fallo tecnico, figlio delle smanie di protagonismo di una terna arbitrale irritante, privano la Zeus, ma anche la gara di uno dei suoi attori più attesi e spianano (ma non ve era davvero la necessità) la strada di Treviso verso il successo: nella partita come nella serie. Il coach trevigiano, Menetti, alterna sul parquet tutti i suoi uomini e ciascuno mette il proprio mattone per condurre Treviso alla vittoria. La De Longhi gira come un orologio svizzero, affidata all’estro ed al pragmatismo di giocatori di straordinario livello quali il chirurgico Imbrò, lo straripante Burnett, un Uglietti inarrestabile. La Zeus fa tutto quanto è nelle proprie possibilità per limitare i danni e tentare di rimettersi in carreggiata. Nella seconda parte del match finalmente anche Bobby recita a dovere la sua parte. Ma ogni qual volta gli amaranto celeste si riavvicinano, puntualmente vengono ricacciati indietro dai “missili tomahawak” scagliati a turno e con chirurgica precisione dagli avversari. Giusto sul finale Rieti ha un ennesimo sussulto così da creare legittime apprensioni alla potente armata trevigiana. Ciò nonostante i veneti portano a casa vittoria e passaggio del turno. Il pubblico, sugli spalti, non è deluso. Tutt’altro, i ragazzi della curva intonano l’ormai celebre: “che bello è quando esci di casa per andare al palazzo a tifare la Rieti” così da ripeterlo più e più volte. La rimanente parte del palazzo non si mostra estranea ma, anzi, è viepiù partecipe, cantando a propria volta, ritmando un battito di mani che accompagna il fluire dell’ultima parte di contesa in una rimembranza che già mette i brividi. E’ vero, “la musica è finita, gli amici se ne vanno” per un arrivederci velato di “malinconia sotto l’ombra di un sorriso”. Tuttavia non vi è delusione, non scoramento, piuttosto fierezza nell’aver accompagnato un gruppo di ragazzi dalla straordinaria tempra morale e con un animus pugnandi senza eguali a conseguire un risultato che restituisce alla città emozioni ormai sopite. L’auspicio è che, la stagione che si è appena conclusa, sia e rimanga – come quelle pregresse – soltanto un tassello di un percorso di crescita esponenziale dal quale la Rieti dei canestri non può davvero più prescindere. (Valerio Pasquetti)

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