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La UIL avverte: “Sanità Lazio, si teme lo smantellamento”

Per la sanità laziale si prospetta un 2013 drammatico: ulteriori tagli per 400 milioni di euro al già magro fondo regionale e, come se non bastasse altri 600  milioni di euro per il 2014. Di questo hanno discusso a Roma i direttori generali delle Asl del Lazio con il commissario Filippo Palumbo, oltre che di bilanci preventivi sforbiciati di un 15%.  Tutto ciò, per la nostra azienda, per la sanità di questo territorio, ci fa temere lo smantellamento dei servizi sanitari. Per scongiurare questo occorrono prese di posizione irremovibili da parte dei nostri candidati alle elezioni, che non crediamo, in tema Sanità, possano fare da soli, ma che auspichiamo abbiano già pensato di confrontarsi con chi conosce le esigenze territoriali e ospedaliere. Ci fa piacere per adesso la sola presa di posizione del candidato Massimo Ruggeri che riprende i temi già più volte affrontati dalla UIL: no alle Macroaree, territorio forte di servizi sanitari qualificati, richiesta di posti letto (che Roma ci ha scippato) di  post- acuzie e  RSA. Oggi crediamo che ci sia bisogno di difenderci e mantenere alta la guardia dalle forbici Regionali dei commissari presenti e futuri. A tal proposito chiediamo un incontro urgente alla direzione generale per conoscere quello che si sta concordando con il commissario Palumbo in tema di tagli al nostro bilancio di previsione, e soprattutto a chiarimento della strategia aziendale che si vuole adottare per garantire i LEA in questo territorio.

Restituire la capacità di decidere al territorio, rafforzare la sanità pubblica con nuove assunzioni dirette, stabilizzare  precari  interinali e LSU, tagliare il lavoro somministrato dalle agenzie, tutto questo è possibile senza un euro di costo aggiuntivo, basta farlo, basta volerlo.

Il nuovo commissario, che naturalmente sarà il presidente della regione Lazio, oggi deve scrivere la sua ricetta per risollevare la sanità regionale, ma questo deve essere fatto prima del voto, i cittadini non credono più alle generiche affermazioni di circostanza del tipo “cambio tutto” , si tratta di una storia vecchia di una vecchia politica sanitaria.

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