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LA ZEUS CONFERMA A SCAFATI DI AVER SMARRITO LA SUA IDENTITA’

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RIETI – La Zeus ha perso la sua identità. Anche a Scafati gli amarantoceleste testimoniano di essere la brutta se non, addirittura, la bruttissima copia della formazione coriacea, volitiva, coesa e reattiva apprezzata per circa due terzi di stagione. Che cosa e’ successo agli uomini di Alessandro Rossi? Il doppio cambio Antino-Vildera per Gigli-Ogo dice molto, ma non può bastare per giustificare una realtà esageratamente camaleontica. Nel momento in cui la Zeus mieteva successi ed era artefice di un cammino inarrestabile, il bravo e giovane coach napoletano Alessandro Rossi, illustrava il segreto della sua compagine: “la nostra forza e’ la sinergia del gruppo, la capacità di concentrazione e, soprattutto, una feroce determinazione difensiva. Ma richiamo sempre tutti a tenere alta la soglia di attenzione perché – proseguiva Rossi – diversamente diverremmo una squadra semplicemente “normale” e, anzi, risalterebbero tutti i nostri limiti”. Detto e fatto! L’ennesimo mutamento di organico in corsa (il doppio cambio play-pivot) ha distolto il gruppo dalle proprie certezze, ha causato uno scadimento delle capacità attentive e la NPC e’ diventata una “squadra normale”. I soli 2 successi conseguiti nelle ultime 7 giocate lo testimoniano ampiamente. A Scafati si poteva e si doveva vincere. I campani hanno recuperato in extremis Aaron Thomas che, nonostante sia parso in evidente ritardo di condizione, ha fatto molto male a Rieti. Però non c’era il centro Goodwin, ma Vildera è stato capace di catturare un solo rimbalzo: tanto, troppo poco davvero. Tavernari è più di qualche chilogrammo sovrappeso e necessiterebbe di un paio di bombole dell’ossigeno per tenere i ritmi indiavolati imposti da Antino Jackson. Rieti, al tirar delle somme, e’ stata domata dal redivivo Passera e da Contento, soprattutto Ammannato. I campani ci hanno messo energia, tigna, voglia di vincere. Rieti, ove si eccettuino gli ottimi Bobby e Antino e’ stata molle, svogliata, distratta, fallosa in maniera gratuita (17 palle perse contro le 6 della Givova), troppo imprecisa ai liberi (16/24 contro il 21/28 dei campani). Gli errori di distrazione, sia in fase offensiva che difensiva, le troppe doppie opportunità concesse (mortifero il rimbalzo di Thomas su tiro libero sbagliato da un compagno e, poi, tramutato in canestro da Scafati ad una manciata di secondi dalla sirena), le opportunità sciupate (il “comodo” sottomano toppato sempre sul finire della gara da un Casini che, ormai da svariate settimane, è l’ombra di se stesso) non poteva non condurre alla sconfitta. Peccato! Perché la Zeus avrebbe meritato di terminare la stagione regolare tra le prime tre e, con un successo al PalaMangano, sarebbe stato possibile. Adesso anche una vittoria interna su Agrigento potrebbe non bastare. Il guaio è che un campionato e’ fatto di 30 giornate, ma Rieti sembra non capacitarsene. La Zeus sta facendo un po’ come il ciclista che primeggia in una grande classica per 200 km ed infine si spegne negli ultimi 50 km. Quel che non può essere perdonato è l’atteggiamento della formazione reatina che, al di là dei due americani, è parso remissivo oltre il lecito. Tomasini, Toscano, Conti e, specialmente, Casini possono fare ben di più del poco visto a Scafati. A parziale attenuante devono essere addotte le assenze per infortunio di Nikolic (lungodegente) e Bonacini. Perdere ci puo’ e ci deve stare anche perché la Givova, in casa propria, e’ una brutta gatta da pelare. Tuttavia chi ha visto la partita ha avuto netta la sensazione che larga parte dei giocatori in canotta Zeus non abbiano fatto tutto quanto era nelle loro potenzialità e questo, dispiace, non ci può e non ci deve stare.

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