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L’università perde pezzi

di Paolo Di Lorenzo

Non sono giorni facili quelli che sta attraversando la gloriosa “Sabina Universitas”.  Fondata sul finire degli anni ’90 da un acuto e lungimirante Cesare Giuliani, all’epoca presidente della Provincia di Rieti, e da un luminare come il prof.  Valerio Leoni, oggi rischia di sprofondare a causa di una latente mancanza di fondi. E di idee nuove.

In tutti questi anni non sono stati rari i momenti esaltanti, come l’avvio dei primi corsi di laurea riconosciuti da La Sapienza (e fortemente inseguiti dalla presidenza Calabrese) e la trasformazione della vecchia Fondazione in Consorzio, sotto la spinta di Fabio Melilli, Felice Costini e Maurizio Chiarinelli. Ma oggi cosa resta? Solo i cocci di un progetto abbracciato, sedotto e poi semi-abbandonato, che resiste per il sacrificio e il senso di abnegazione dei suoi dipendenti, tenuti insieme da un Chiarinelli che non molla e da pochi altri soci attivi. E’ sconcertante venire a sapere che Regione, Provincia e Comune di Rieti, debbano alla loro università qualcosa come due milioni euro e che la Sabina Universitas, a sua volta, è costretta a rallentare progetti di espansione e crescita qualitativa del Polo. Una università non può vivere di ordinaria a amministrazione e di tagli. Negli ultimi cinque anni abbiamo perso, per incapacità e mancanza di fondi, il corso di laurea di Chimica Industriale ad indirizzo ambientale, quello in Ingegneria dell’Ambiente, quello pregiatissimo di Ingegneria delle Reti e dei Servizi Informatici ed abbiamo spesso esposto a pericolosi scivoloni anche le lauree brevi in Professioni Sanitarie (Infermieri, Fisioterapisti ecc.).

E allora che fare? Innanzitutto gli enti che hanno debiti nei confronti del Consorzio universitario sono pregati di onorarli, non foss’altro per quegli odiosi slogan della partitocrazia che in ogni competizione elettorale mette lo sviluppo del quasi ateneo reatino al centro dell’economia cittadina. A chi sta abbandonando la nave vorrei riservare parole dure ma rischierei di prendere qualche querela e quindi cercherò di essere più diplomatico. Però che dire di Cittaducale, socio fondatore e sede di corsi, che ha lasciato il Consiglio d’amministrazione. Eppure lì arrivano i contributi-Acea. E vogliamo parlare dell’uscita di Cna che pontifica un giorno sì e un giorno no sui ritardi di Rieti? L’elenco degli enti in fuga dalla Sabina Universitas è lunghissimo e pieno di contraddizioni. Se ne sono andati anche l’Ordine dei Medici e l’Ordine dei Commercialisti, mentre Unindustria e Federlazio hanno lasciato le loro quote alla Camera di Commercio che, nell’intrapresa, però, riesce a mettere solo pochi spiccioli, visto che il budget viene assorbito da mille rivoli.

Meno convegni e mostre  e più corsi di laurea e master che, in soldoni, vogliono dire occupazione e sviluppo.

Se siamo un capoluogo “ideale per studiare” come recitava lo spot della Provincia qualche tempo fa è giunto il momento di fare scelte coraggiose. Comune, Provincia e Regione, con i soldi in bocca, debbono mettere in campo un reale decentramento della Sapienza verso Rieti. Abbiamo la fortuna di avere Luigi Frati, rettore del più popoloso ateneo europeo, alla guida della Sabina Universitas, con lui va fatto un ragionamento pragmatico e di largo respiro. Il resto sono solo chiacchiere da bar ma attenzione: nella piazza si stanno svuotando pure quelli perché i ragazzi, loro sì che sono giustificati, stanno fuggendo da una città vecchia e matrigna.

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4 Comments

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    Caro paolo, la provincia e’ l’unico ente che paga regolarmente l’ universita’ che riesce a sopravvivere proprio per questo. Vai a verificare cosi’ la prossima volta sarai un po’ meno fazioso. Fabio melilli

  3. 3

    Paolo, non condivido affatto le tue considerazioni disfattiste. Se regione e comune (non la provincia, che ha sempre onorato i propri debiti) non pagano se ne dovranno assumere le responsabilità i loro rappresentanti. Gli altri attuali soci fanno la loro parte, ad esclusione dell’ordine dei medici, ma parliamo di briciole in termini finanziari. E poi, a fronte di un ordine dei dottori commercialisti di roma che ci ha lasciato, e’ subentrato il nuovo ordine dei dottori commercialsiti di rieti. L’universita’ a rieti e’ una realta’ per tanti ragazzi. Che serva ulteriore impegno e’ certamente vero, ma cerchiamo di pensare positivo e fare, per l’appunto, meno chiacchiere da bar.

  4. 4

    La realtà è questa : è stato creato un Consorzio, con uno statuto pletorico e con componenti del Comitato scientifico che poco o nulla sapevano di Università, nominati dalla classe politica locale , eliminando chi, come il Prof. Valerio Leoni, era il massimo punto di riferimento per tutti i corsi dell’area sanitaria e non solo.E’ stata fatta una campagna pubblicitaria ridicola su giornali che nessun giovane legge a Rieti. Mentre Leoni andava nelle scuole di II grado di tutta la Provincia di Rieti a spiegare e propagandare i Corsi. Per puro interesse politico è stato “pensionato” l’unico che aveva sempre lavorato a titolo completamente gratuito per lo sviluppo dell’Università a Rieti e che era stato il Delegato di due Rettori (Tecce e D’Ascenzo)per lo sviluppo del polo universitario di Rieti. Questo per puro calcolo di potere politico. Una situazione veramente vergognosa che ha voluto umiliare ,per pura invidia, il reatino DOC che aveva fatto di più per l’Università: Valerio Leoni.

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