Milano, apripista alle città italiane smoke free

Gen 23, 2021 | Ambiente | 0 commenti

di Marco Staffiero
Non è certamente solo il fumo la causa dell’inquinamento atmosferico, ma siamo tutti d’accordo, che fa male. Dal 19 gennaio Milano è diventata apripista alle città italiane smoke free, iniziando un percorso verso lo stop totale dal fumo anche nell’aree pubbliche all’aperto. Numerosi Paesi – la Svezia tra i più rigorosi in Europa – hanno da tempo intrapreso una serie di azioni volte a migliorare la qualità dell’aria vietando il fumo, a partire proprio dai luoghi più affollati come le fermate degli autobus e i parchi giochi.  Gli italiani sono quindi pronti a questa svolta green? Per capire il loro rapporto con il fumo Trovaprezzi.it ha analizzato le ricerche effettuate tra aprile e dicembre 2020 confrontandoli con i dati registrati l’anno precedente. In generale il 2020 ha portato un calo di interesse nel comparto (-3,8% rispetto al 2019) seppur con un totale di oltre 165mila ricerche nella macro categoria dedicata agli articoli per fumatori. Agosto e dicembre sono stati i due mesi in cui si è percepito un netto calo: – 40% a dicembre rispetto allo stesso mese del 2019 e -27% nel mese di agosto (2020 vs 2019). Un capitolo a parte meritano le sigarette elettroniche. Mentre il mondo si interroga sugli effetti di questi dispositivi sulla salute umana (esistono già molti Stati che ne hanno vietato o limitato l’uso), i milanesi si stanno chiedendo se i provvedimenti imminenti riguarderanno anche le e-cigarette. Dall’analisi delle ricerche online di Trovaprezzi.it emerge che gli over65 non sono interessati all’acquisto online di articoli per fumatori, mentre le sigarette elettroniche sono sempre più di moda tra i giovani (18-44 anni) che totalizzano il 100% delle ricerche. Gli utenti tra i 45 e i 64 anni hanno ricercato sul web accessori e prodotti esclusivamente dedicati ai fumatori “tradizionali”.  Sono trascorsi ormai 18 anni da quando, il 16 gennaio del 2003, il Parlamento italiano varava la legge antifumo che bandiva il consumo di sigarette nei locali chiusi. L’applicazione arrivò due anni più tardi liberando così bar, cinema, ristoranti e uffici da perenni nuvole di fumo. Ricordiamo qualche ricerca: per quanto riguarda lo smog, si stimano quasi 470mila morti premature in 41 Paesi europei collegate all’inquinamento dell’aria nel 2013. Lo riferisce l’Agenzia europea per l’ambiente. L’Italia non esce pulita da un panorama che sembra apocalittico. Secondo una recente indagine del  CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute) finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute con la collaborazione di varie Università e centri, oltre 34.500 italiani ogni anno muoiono ‘avvelenati’ dall’inquinamento atmosferico: è come se ‘scomparisse’ improvvisamente un’intera città delle dimensioni di Aosta. ‘Veleni’ dell’aria che uccidono soprattutto al Nord, dove si registrano 22.500 decessi annuali, ma che riducono in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino. Per quanto riguarda il fumo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le sigarette sono la causa del 20% delle morti nei Paesi sviluppati, oltre ad essere causa del 90-95% dei tumori polmonari, l’80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare, il 20-25% degli malanni cardiovascolari. Ogni anno nel mondo perdono la vita circa 3.000.000 di persona a causa del fumo. Nei prossimi anni si consoliderà il trend nella caduta del consumo di tabacco nei paesi occidentali, cui farà riscontro un notevole aumento della diffusione del fumo nei paesi in via di sviluppo che costituiranno per anni un mercato di enormi proporzioni. Le multinazionali del tabacco si stanno espandendo nei paesi in via di sviluppo e tra le popolazioni più deboli; a dimostrazione di ciò, la pubblicità del fumo, particolarmente attiva in Sud America, Paesi dell’Europa dell’Est. Per quanto riguarda le sigarette elettroniche, un recentissimo studio,  che ha coinvolto oltre 96 mila persone nel complesso, presentato al 68/imo meeting scientifico dell’American College of Cardiology da Mohinder Vindhyal, della University of Kansas School of Medicine, non lascia dubbi:la sigaretta elettronica è risultata legata a maggior rischio di malattie cardiovascolari, depressione e ansia: più precisamente, chi le usa ha un rischio del 55% maggiore di infarto, del 30% maggiore di ictus e un rischio doppio di depressione e ansia. Inoltre, durante lo ‘svapo’ delle sigarette elettroniche ai vari gusti, viene creata una nuova sostanza chimica, fino ad oggi non ancora classificata nel dettaglio e che non compare tra gli ingredienti delle e-cig. A scoprirla, qualche mese fa, sono stati gli studiosi della Duke university, che hanno individuato la ‘formazione’ del nuovo composto dai solventi e dei gusti vari, usati nelle e-cig. Sven Jordt, professore di farmacologia e uno degli autori dello studio pubblicato su “Nicotine and Tobacco Research”, ha osservato: “I consumatori non hanno la più pallida idea a cosa si espongano quando svapano. Anche nel caso in cui sulle e-cig siano scritti i presunti ingredienti. Questo non appare”. “La nuova sostanza chimica identificata – ha spiegato – va ad irritare le terminazioni nervose della gola, crea infiammazione cronica e ciò può portare ad asma e enfisema”. Le sigarette elettroniche – ricorda lo studio – funzionano riscaldando un liquido chiamato ‘e-juice’, composto di sapori vari, propilene di glicolo, glicerina e spesso nicotina. Tutte ciò viene quindi scaldato e vaporizzato. Proprio nel processo di vaporizzazione si forma il composto chiamato ‘acetale di aldeide PG’. E’ questa la sostanza che raggiunge le vie respiratorie. Ma proprio perche’ il composto non è tra gli ingredienti basilari, ma si forma durante la vaporizzazione, non si menziona la sua presenza.

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