NPC, LA VOLONTA’ DI RIVALSA E’ PIU’ FORTE DI LATINA E DELLA SORTE AVVERSA. ORA I TIFOSI ASPETTANO RINFORZI

Dic 28, 2020 | Sport | 0 commenti

RIETI – La Npc torna alla vittoria. Lo fa nella maniera più bella. Una prestazione corale, di gruppo, per un successo fortemente voluto grazie a tigna e volontà preponderanti, caratterizzano la performance post-natalizia degli amarantoceleste. Per una competizione già nata con handicap: in ragione delle limitate rotazioni; di una classifica ballerina; di uno stato emotivo comprensibilmente agitato a causa delle cinque, pregresse sconfitte antecedenti; per trovarsi al cospetto un avversario fresco (lo scorso turno Latina aveva riposato), sufficientemente profondo, motivato alla vittoria. E, poi, senza Stefanelli, elemento vitale nel gioco di Rossi, costretto alla defezione per un accidente fisico maturato nel pre-gara. Ecco, con queste premesse pochi avrebbero scommesso un soldo bucato sulla vittoria della Npc. Che, invece, è finalmente arrivata! A rasserenare gli animi. A dare conforto ad una truppa che, come le armate napoleoniche nella campagna di Russia, pareva fiaccata nel fisico e nel morale dalle troppe sventure e, così, pronta a capitolare: Tommasini rimesso in campo per rotto della cuffia e, poi, bravissimo, rivelatosi determinante; De Laurentis, subito gravato di falli, obbligato a trascorrere lunghi minuti in panchina; Stefanelli soggiunto a marcar visita. Insomma, ve ne erano, di notizie non buone. Ve n’erano al punto tale da lasciar intuire cattivi presagi. Che, invece, l’abilità e la volontà di un bel gruppo come di un mentore saldo, , perspicace, volitivo e tenace – Alessandro Rossi – hanno trasformato nel successo della rivalsa. Come sovente accade – talvolta a ragione, tal’altra gratuitamente (è questo il caso) – il primo a finire sul banco degli imputati è stato proprio il coach: reo di aver fatto il proprio tempo a Rieti; di non aver saputo dare un gioco alla squadra; colpevole, in pratica, egli prima di ogni altro, per le reiterate sconfitte della Npc. Viceversa proprio la Npc – il suo presidente in primis – e, poi, tutti gli sportivi, tutti coloro i quali amano la Rieti dei canestri, dovrebbero essere molto grati ad Alessandro Rossi che, a dispetto di un organico assemblato con chiari vuoti, riesce ad ottenere risultati tutto sommato oltre modo dignitosi. Nella partita vinta su Latina è riemersa la principale tara, allo stesso tempo di organico e, quindi, tattica, della Npc. I tre falli presto sanzionati a De Laurentis hanno costretto Rossi a giovarsi per lunghi minuti di Ponziani il quale ha ribadito, ove ve ne fosse la necessità, di non essere (ancora?) maturo per giocare in questa lega. E, comunque, non come terzo lungo. Magari, presto, i fatti smentiranno e Ponziani diverrà un top player per la serie A2, ma ad oggi non è così. Anche contro Latina il tabellino parla chiaro: 1 punto, 4 rimbalzi, 2 come valutazione in 13 minuti di campo. Un po’ poco per assurgere al ruolo di cambio deputato per De Laurentiis o Taylor. Dalton Pepper era l’osservato speciale, il giocatore destinato ad essere sacrificato per ingaggiare finalmente – chissà – un americano “vero”, uno di quelli che incantano, capaci di vincere una partita anche da soli, con giocate mirabolanti ed efficaci. Per tre quarti di gara Pepper è stato il solito….. Pepper. Ha “giochicchiato”, risultando opaco, evanescente, abbozzando il ferro (così si usa dire) e, talvolta, neppure quello. Poi, come d’incanto, come gli accadeva nella sua prima esperienza reatina (5 o 6 anni or sono) , s’è acceso e ne ha messi 8 di fila, proprio nel quarto decisivo e, sarà un caso (?), ma la Npc ha vinto. Fino a prima della partita con Latina, la Npc aveva palesato due magagne peculiari: percentuali disastrose dall’arco ed esagerati errori nelle conclusioni dalla lunetta. Ebbene, le fiondate di Sanguinetti – finalmente rivisto ai livelli che gli sono congeniali – hanno improvvisamente restituito dignità all’intero reparto offensivo della Npc. Sanguinetti ha vissuto una serata di grazia perché, probabilmente, avrebbe fatto canestro anche bendato, tirando dagli spogliatoi come dal parcheggio del PalaSojourner: 5 su 6 dalla linea dei tre punti non è una percentuale comune, non è routine. E, va da sé, i compagni tutti hanno potuto giovarsi della prestazione di grazia di questo atleta. Il quale ha confermato di essere soprattutto un realizzatore, meno bravo ad innescare i propri compagni. Come pure dimostrano i 2 assist che ha offerto ai suoi e che stridono al cospetto degli addirittura 11 serviti dal sempiterno Marco Passera sul fronte pontino. La performance di Sanguinetti, però, non deve illudere. L’auspicio è che possa emulare Steph Curry, però non si può pretendere che, ad ogni allacciata di scarpa, l’ex Siena sia artefice di tali prodigi. Piuttosto, grazie a Sanguinetti, la Npc ha avuto un 6 su 20 da tre (30%), percentuale di squadra onesta che, però, senza il contributo di questo giocatore, avrebbe lasciato ancora una volta molto a desiderare. La Npc ha tirato ben 27 personali e, finalmente, la percentuale realizzativa (20 segnati) è stata consona (74%). Tra l’altro, nonostante la presenza di un autentico intimidatore d’area qual è stato Gilbeck (addirittura 7 stoppate, un vero record) ed una discreta batteria di lunghi, i 27 personali fruiti testimoniano che la Npc ha ben alternato il gioco dentro-fuori, provando dall’arco ed attaccando il ferro. Al tirar delle somme e considerate tutte le premesse, il risultato conseguito – la vittoria – è stato ottimale, forse eccezionale. Tuttavia una rondine non fa primavera. Servirà serrare i ranghi, recuperare al meglio gl’infortunati e concentrarsi per battere anche Cento, il prossimo 3 Gennaio, sempre al PalaSojourner. Nel frattempo non sarebbe disdicevole tentare di dare manforte ad Ale Rossi come alla squadra, rammendando (i supporters lo chiedono e lo meritano) un organico monco e che necessiterebbe di più di qualche aggiustamento. (Valerio Pasquetti)

 

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