Politica, Regione

SCUOLE, POST-SISMA NELLA BUFERA: RIETI DIMENTICATA. LAZIO INSICURO

Di: Armando Michel Patacchiola

A Rieti non c’è traccia delle scuole sicure promesse dai Governi e da Nicola Zingaretti. Secondo un recente studio del Comitato Scuole sicure sono ben 13 le scuole reatine risultate ad alto rischio, 8 a rischio medio e 8 a rischio basso.

Lo studio, lo ricordiamo, è stato effettuato su tutti gli istituti della provincia, dalla materna alle superiori negli anni dal 2004 al 2008, da allora si sono succeduti due grandi eventi sismici: quelli de L’Aquila (2008) e quelli di Amatrice-Norcia Visso (2016), a cui hanno fatto seguito altri controlli, ritenuti da alcuni non approfonditi.

Molti istituti in tutto lo Stivale sono stati costruiti prima del 1974: circa il 54 percento. Di questi, secondo Legambiente circa il 46,8% ha bisogno di interventi urgenti di manutenzione.

Non va bene la situazione nel centro Italia: dove solo il 22 percento degli istituti possiede la sicurezza strutturale e dove solo il 7 percento possiede i requisiti di adeguamento sismico. Bassissime anche le diagnostiche ai soffitti e ai solai: solo il 3 percento delle scuole laziali ha richiesto diagnosi e interventi di questo tipo. La situazione non migliora se si considera quanto avvenuto nella succursale ex Sacchetti Sassetti.

Dove sono i progetti? Dove sono i soldi? Perché questo problema non è stato colmato?

Secondo un recente studio di “Cittadinanzattiva, in generale il Lazio arranca sul tema della sicurezza delle scuole: solo il 9% degli istituti è in possesso dell’agibilità/abitabilità, e solo il 6% della prevenzione incendi”.

Non solo i numeri a evidenziarlo: negli anni della Presidenza Zingaretti la sicurezza nelle scuole non ha spiccato tra i temi in agenda. Le risorse avrebbero potuto essere spese in modo più proficuo e in modo più massiccio. Soprattutto se si considera che tra i progetti e finanziamenti destinati alla scuola, Zingaretti ha messo pochissime risorse, più per l’equipaggiamento elettronico che per la loro sicurezza.

La situazione non va meglio nel resto d’Italia: sopratutto se si tengono a mente alcuni numeri. Sono ben cinquanta gli episodi di crolli e di distacchi di intonaco registrati da “Cittadinanzattiva” tra settembre 2017 e settembre 2018. Mentre sono 206 gli episodi negli ultimi cinque anni. Nell’ultimo anno nel Lazio se ne sono verificati almeno 9. Numeri molto preoccupanti.

Nel 2014 Renzi promise 10 miliardi di destinare all’edilizia scolastica, sia per costruire scuole ex novo, sia per la ristrutturazione di quelle già esistenti. Una cifra equiparabile a quella inserita nel Def (Documento di Economia e Finanza) per il reddito di cittadinanza, varato dal Governo Conte. Fa riflettere il dato che metà potrebbe proprio esser stata utilizzata proprio per finanziare il reddito di cittadinanza, visto che di quel progetto “Italiasicura/Scuole” ne era stata spesa solo la metà, e ora di quel progetto non c’è più traccia, messo in cantina dall’attuale Esecutivo. Che siano serviti per finanziare le “politiche di sussidiarietà”? E’ una provocazione, ma tant’è.

I problemi, comunque, sono tanti. Oltre ai fondi anche l’endemico problema della burocrazia lenta. Secondo alcuni numeri diramati dalla Corte dei Conti 2651 degli interventi previsti, solo 1617 (il 61%) sono stati completati, mentre risultano avviati 1951 progetti e 637 non sono mai iniziati (24%). Anche per la sovrapposizione di una pluralità di norme che ostacolano il necessario coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti: Ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit), Ministero dell’Istruzione (Miur), Regioni, Enti locali, Cipe e Commissioni parlamentari. La politica latita, le scuole crollano e i giovani rischiano.

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