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PROIETTI: “ALLA FONDAZIONE VARRONE SOLO PARENTI O AMICI DI CHI VI OPERA”

di Franco Proietti

La notizia sulle recenti nomine nella Fondazione Cassa di Risparmio indicano chiaramente che, a Rieti, si perpetua una gestione del potere che sente il bisogno di mettere i soldi, che sono dei cittadini, nelle mani della solita casta paesana, “la Rieti che conta”. Convinti che controllando i milioni di euro della Fondazione, frutto del risparmio dei contadini della Piana Reatina, degli operai della SNIA e dello Zuccherificio come di tanti artigiani, commercianti, professionisti e operatori economici, si può garantire di perpetuare ben saldo nel tempo l’esercizio del potere nella città tramandandolo anche alle loro future discendenze, i potenti del momento non si fanno scrupolo di nominare figli , nipoti, amici o appartenenti a sodalizi ritenuti influenti.

È possibile che in questa nostra città tutto debba scorrere come se nulla fosse cambiato nel mondo , in Europa, in Italia? È possibile che non si abbia vergogna di praticare sfacciati nepotismi ed esercizio arrogante del potere ignorando che proprio tutto questo frustra le capacità e competenze per favorire inefficienze, passività e pigrizie?

È vero, siamo in piccola realtà che non può cambiare l’Italia o l’Europa e tanto meno il mondo ma è anche vero che tutti abbiamo il dovere di agire cercando di offrire il nostro piccolo contributo a cominciare dal comportarsi diversamente da parte di chi ha la possibilità di esercitare un ruolo di potere.

I commenti di quelle nomine hanno anche messo in rilievo che sarebbe stata bocciata una candidatura eccellente e si è capito che può aspirare a quei posti solo chi appartenere ad una categoria di eccellenza e cioè essere parenti o amici di chi vi opera o appartenere a sodalizi particolari.

Sappiamo che i democristiani ma anche i socialisti hanno sempre fatto la parte del leone tra Cassa di Risparmio e Fondazione ma la selezione ha sempre tenuto conto anche del censo e c’è da domandarsi se la esclusione eccellente del figlio di un militante socialista si ma, contadino mezzadro della Piana Reatina, non sia proprio dovuta all’essere espressione di una famiglia il cui censo non lo inseriva nell’eccellenza sufficiente per aver diritto di essere nominato.

La Fondazione reatina non è quella dell’Etruria o di Chieti ma chi ci assicura che limiti non se ne siano verificati? La perseveranza nell’esercitarne il controllo tramandandolo a parenti ed amici, se non altro, può far sorgere il dubbio. Sarebbe ora di immettere aria nuova anche per fugare ogni eventuale sospetto.

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