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Refrigeri sulla legge contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli

Questa notte è stata approvata dal Consiglio regionale del Lazio, con 26 voti favorevoli su 31 e 4 astenuti, la legge anticaporalato e contro lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura.

Una legge per creare un mercato agricolo più trasparente che restituisca, attraverso l’impegno quotidiano di tutti gli attori in campo, dignità ai lavoratori isolando chi li sfrutta e allo stesso tempo salvaguardi le migliaia di aziende e operatori in regola, vittime di concorrenza sleale.

Con questa legge, che si giova dell’esperienza del protocollo sperimentale del gennaio scorso sottoscritto in numerosi comuni dell’Agro Pontino e per la quale nel triennio sono stati stanziati oltre 2 milioni e 300 mila euro, il Lazio valorizza ancora più incisivamente il ruolo della rete del lavoro agricolo di qualità, strumento introdotto con la legge nazionale approvata nel 2016 contro il caporalato che prevede una sinergia tra istituzioni, sindacato e associazioni d’impresa al fine di promuovere la legalità nella filiera agroalimentare.

Un’iniziativa che aiuta a salvaguardare l’agricoltura di qualità e le produzioni locali ma che soprattutto toglie manodopera a basso costo alla criminalità e quindi facili guadagni a quelle organizzazione che su questi fenomeni prosperano.

Una passo in avanti decisivo in uno stato di diritto, in un Paese che si richiama ai valori cristiani come il nostro dove oggi sembra impossibile coniugare la legalità, il rispetto della regole con la capacità di salvaguardare e tutelare gli interessi e le necessità dei più deboli, di coloro che non hanno voce.

Si deve multare chi infrange la legge e sfrutta le persone più deboli e indifese e non chi salva vite umane.


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