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Rieti, i conti non tornano

Nel corso di una conferenza stampa il Sindaco Petrangeli e l’Assessore al Bilancio Degni, con toni trionfalistici, hanno annunciato l’approvazione da parte della Corte dei Conti del piano di rientro a seguito della richiesta di adesione al fondo anti dissesto. Cosa ci sia di trionfalistico nell’aver avuto l’autorizzazione a spalmare in 10 anni il debito dell’ente, facciamo fatica a capirlo. E con questo non vogliamo assolutamente disconoscere una responsabilità politica diffusa. Avremmo, invece, certamente potuto comprendere da parte del sindaco una comunicazione di mero servizio idonea ad informare la città sullo stato dell’arte dando contestualmente conto delle scelte politiche poste in essere per determinare una reale contrazione delle spese e, al contempo, del reperimento delle necessarie ulteriori risorse economiche nonché delle politiche di sviluppo reale della città: in buona sostanza ci saremmo aspettati che fosse in grado di raccontare secondo quali modalità la politica del rigore si possa coniugare con quella dello sviluppo. La realtà che stiamo vivendo è ben altra cosa. Da qualunque angolo di visuale la si guardi, i risultati sono disastrosi: dove sono le politiche per la valorizzazione del patrimonio immobiliare? Dove sono quelle per il contrasto all’evasione fiscale? Che fine hanno fatto le politiche per il reperimento dei fondi comunitari? Quali sono state le politiche adottate per rendere attrattiva Rieti quale città turistica?. Aldilà di pomposi quanto sterili slogan populistici che richiamano alla memoria tristi fenomeni storici, la realtà è che abbiamo vissuto 18 mesi pieni di nulla. Nulla ad eccezione dell’aumento della Tares, grazie al quale proprio in questi giorni stanno arrivando bollette già scadute raddoppiate e triplicate, dell’Imu, dell’addizionale comunale, della tassa di occupazione del suolo pubblico, della imposta sulla pubblicità, del costo dei servizi a domanda individuale (asili nido, retta casa di riposo, costo della fruizione dell’impiantistica sportiva). I sacrifici chiesti ai cittadini, anche in termini occupazionali, se consideriamo i circa 250 lavoratori precari mandati a casa sino ad oggi, stridono con politiche che di austerity hanno ben poco. Da un lato, infatti, i soldi non ci sono per le politiche sociali, per le quali in due bilanci sono stati tagliati 6 milioni di euro ed i servizi vengono esternalizzati (per lo più con affidamenti diretti sopra la soglia prevista); non ci sono neanche per la protezione civile per la quale sono stati stanziati 3.800 euro per tutto il 2014 (e confidiamo di poter scongiurare il rischio di nevicate, gelate o alluvioni eccezionali perché in tal caso non ci resterebbe che piangere!); i soldi non ci sono per i dipendenti del comune (quantomeno per tutti quelli che non sono benedetti dal tutor sindacale) che da più di un anno aspettano ancora il rinnovo del contratto decentrato; e potremmo continuare l’elenco all’infinito. Dall’altro lato, invece, i soldi ci sono, eccome se ci sono: per finanziare e rifinanziare associazioni di comprovata vicinanza politica all’amministrazione (solo per citarne alcune, ricordiamo i 25.000 euro al Teatro Alchemico, i 15.000 euro a Postribù e poi altri 26.000 euro per finanziare una campagna informativa sulla tematica ambientale, i 10.000 euro ad una società per produrre uno studio sul livello qualitativo dei servizi sociali erogati); per accasare 3 nuovi dirigenti a tempo determinato, di provata fede, che costano complessivamente alla collettività 400.000 euro l’anno; per bandire la sistemazione di un nuovo art.110 che costerà alle tasche dei cittadini altri 135.000 euro l’anno; per reperire subito subito 40.000 euro per la d.ssa Silveri! E tutto questo, ovviamente, in barba alla tanto decantata valorizzazione del personale interno all’Ente! Ed ancora: cosa dire degli incarichi agli avvocati per fornire consulenze e pareri superflui a suon di 25.000
euro cadauno?! I soldi si sono trovati anche per finanziare la gita natalizia del Sindaco in Terra Santa, con tanto di orchestrali e solisti al seguito per la modica cifra di 22.000 euro per vitto e alloggio (sempre che non ci metta l’ennesima pezza mamma Fondazione!) più 2.000 euro per le spese di viaggio del primo cittadino che evidentemente non ha sentito l’opportunità di metterci del suo per auto finanziarsi! Ancora uno schiaffo, forte, violento sul viso di tutte quelle persone che ogni giorno si recano presso i servizi sociali del Comune per chiedere un aiuto, un sostegno economico per fare la spesa o pagare la bolletta e se lo vedono negare. E spesso, sempre più spesso, senza neanche garantirne l’ascolto.

Forse sarebbe il caso che il Sindaco, oltre a mettere le mani in tasca ai cittadini per finanziare le politiche che a lui piacciono tanto ma che poco o niente hanno a che fare con lo sviluppo finalizzato al benessere, spiegasse alla città perché non fa nulla per introitare le centinaia di migliaia di euro di oneri concessori che la Fondazione Varrone deve al Comune per il cambio di destinazione d’uso di Largo San Giorgio, quando invece li richiede regolarmente e anticipatamente agli edicolanti di questa città per un semplice ampliamento delle loro strutture.

Caro Sindaco, da consiglieri e da cittadini siamo stanchi di sentir gridare al lupo al lupo per un Comune ripetutamente dichiarato sull’orlo del dissesto che, mentre colpevolmente miete vittime, salvaguarda solo quei cittadini che fanno parte del cerchio magico. L’arroganza politica cui abbiamo assistito in questi 18 mesi e i disastri amministrativi che questa gestione scellerata sta continuando a produrre in termini di nuovi debiti fuori bilancio (basti pensare al buco Asm!), saranno purtroppo evidenti solo quando processi e vertenze in atto produrranno i loro devastanti effetti coinvolgendo inevitabilmente le tasche di tutti i cittadini. Il risanamento tanto decantato avrebbe avuto un senso compiuto se ad esso fossero state affiancate politiche coerenti sul fronte delle spese, delle entrate e dello sviluppo. La realtà è tristemente sotto gli occhi di tutti, così come lo sono le scelte che stanno quotidianamente martoriando il tessuto sociale.

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