RIETI, IMPRENDITORIA FEMMINILE: LA CRISI NON FERMA LE DONNE

Giu 22, 2016 | Altre Notizie | 0 commenti

CCIAA Rieti, Rapporto ImpresaInGenere: la crisi non ferma le donne

La crisi non ha fermato le donne. Tra il 2010 e il 2015, le imprese femminili in più sono 35mila. Il loro aumento rappresenta il 65% dell’incremento complessivo dell’intero tessuto imprenditoriale italiano (+53mila imprese) nello stesso periodo. Più dinamiche quindi (+3,1% il tasso di crescita nel periodo a fronte del +0,5% degli imprenditori uomini), ma anche sempre più digitali e innovative, più giovani, più multiculturali. A questo treno in corsa, che oggi conta 1 milione e 312mila imprese femminili (il 21,7% del totale) che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, è dedicato il Rapporto ImpresaInGenere, realizzato da Unioncamere nel quadro della collaborazione con Ministero Sviluppo Economico, Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento Pari Opportunità.

“A Rieti e provincia rileviamo una sostanziale stabilità, se si pensa che al 31 dicembre 2015 le imprese femminili registrate erano 3.969 a fronte delle 3.974 al 31 dicembre 2014, e questo rappresenta già un dato positivo a fronte di un calo di maggiore entità rilevato sul totale delle imprese registrate. – ha dichiarato la presidente del Comitato camerale per l’imprenditoria femminile, Antonella Baiocco – Inoltre, e questo è un segnale importante che andrebbe ulteriormente approfondito, a fronte di un lieve incremento del tasso complessivo di disoccupazione che passa dal 12,3 al 12, 4% registrato tra il 2014 e il 2015, per effetto di una crescita del tasso maschile che dal 11,5 del 2014 sale al 12,7%, quello femminile si è ridotto dal 13,3% al 12%. Questo dimostra le potenzialità della nostra imprenditoria femminile, come testimoniato anche dal buon risultato conseguito dalle domande presentate sui recenti bandi regionali sull’imprenditoria femminile, e la necessità di continuare ad incentivare la propensione a fare impresa “in rosa” come emerso anche dai dati degli accessi, in aumento, allo Sportello Donna attivato dalla Camera di Commercio di Rieti in collaborazione con il Comitato camerale per l’imprenditoria femminile e con l’Azienda speciale Centro Italia Rieti. In particolare sosterremo l’accesso delle imprenditrici e potenziali imprenditrici al Fondo regionale per il microcredito”.

Innovare è la parola d’ordine anche tra le donne d’impresa: tra il 2010 e il 2015, le imprese femminili legate al mondo digitale sono aumentate del 9,5% contro il +3% del totale. In valori assoluti, il settore dell’Information and communication technology a trazione femminile è aumentato di circa 1.800 unità, passando dalle 18.700 del 2010 alle 20.500 del 2015. Anche nel mondo delle startup innovative i progressi sono evidenti: se nel 2010 le startup innovative femminili erano solo il 9,1% del totale, nel 2014 sono diventate il 15,4%, pari a circa 600 imprese. Tra le attività maggiormente diffuse, la produzione di software e consulenza informatica (pari al 24,3% del totale start up femminili), ricerca e sviluppo (17,4%) e fornitura di servizi di ICT (13,7%).
Nel complesso, l’universo dell’impresa femminile riflette lo stesso processo di terziarizzazione in atto in tutto il sistema produttivo nazionale: le aziende “rosa” nei servizi sono aumentate in 5 anni del 6,2% (+42.500) mentre sono diminuite del 13,4% (-32.600) nel settore primario e dell’1% (-800) nel manifatturiero. Nel terziario l’aumento delle imprese femminili ha riguardato quasi tutti i comparti, a cominciare da turismo (+17,9%; +15.200), sanità-assistenza sociale e istruzione (+21% in entrambi i casi; rispettivamente +2.100 e +1.300), cultura-intrattenimento (+12,8%; +1.700). Nel manifatturiero, avanza l’alimentare grazie all’aumento del 13% di imprese femminili.
La maggiore velocità di espansione delle imprese guidate da donne, rispetto a quelle maschili, si riscontra in tutte le aree del paese: Nord-Ovest (+3,4 contro -0,5%), Nord-Est (+2,6 contro -2,6%), Centro (+6,3 contro +4%), Meridione (+1,4 contro +0,8%).
Tra le caratteristiche del sistema produttivo al femminile anche la più diffusa presenza di giovani e di donne provenienti da altri Paesi. Quasi 14 imprese femminili su 100 sono guidate infatti da under 35 (circa 178mila in valori assoluti), a fronte delle circa 10 su 100 tra le imprese maschili. Nel 2014, poi, le imprese straniere femminili sono più di 121mila (9,3% del totale delle imprese capitanate da donne), mentre tra quelle maschili le imprese straniere sono l’8,5% del totale. Ampia la presenza straniera nel settore della moda, dove quasi 30 imprese su 100, fra quelle femminili, sono straniere (quasi 10mila in valori assoluti), mentre sono solo 17 su 100 tra quelle maschili. Cina, Romania e Marocco sono le comunità straniere prevalenti all’interno dell’economia femminile del Paese. Le imprenditrici cinesi primeggiano nel sistema moda e in quello dei servizi. Le comunità imprenditoriale rumena e marocchina, invece, nel settore delle costruzioni.
Per quanto mediamente piccole di dimensioni (sono 2,2 gli addetti medi per impresa nel caso delle aziende femminili contro i 3,9 di quelle maschili), le imprese femminili danno un contributo formidabile all’occupazione del Paese. Sono quasi 3 milioni gli addetti[1] che lavorano all’interno delle attività a trazione femminile, pari al 13,4% del totale degli addetti nel settore privato.
Anche sotto il profilo occupazionale la crisi è stata un po’ meno dura per le donne. Tra il 2010 e il 2014, secondo i dati Istat, l’occupazione femminile è aumentata (+1,7%; pari a +156mila lavoratrici), dimostrandosi in controtendenza rispetto alla flessione subita da quella maschile (-3,8%; -498 mila). Marcato soprattutto l’aumento delle occupate laureate (+15,8%; +324mila), superiore alla corrispondente media Ue (+14,3%). A questa dinamica si contrappone la contrazione delle occupate con al massimo la licenza media (-8,2%; -205mila) e il lieve incremento di quelle con diploma (+0,8%; +37 mila).
L’occupazione giovanile femminile (15-34 anni), però, ha subito una significativa flessione
(-15,4%; -392 mila in valori assoluti) che, per quanto più contenuta di quella maschile
(-18,8%), si è dimostrata ben più elevata della media europea (-4,4%).
Ad oggi, comunque, tutte le classifiche relative al lavoro femminile vedono l’Italia in posizioni critiche: il nostro Paese registra uno dei tassi di disoccupazione femminile più elevati (13,8% nel 2014), peggiori solo in Grecia, Spagna, Croazia, Cipro e Portogallo. Solo la Grecia sta peggio di noi nella classifica Ue per tasso di occupazione femminile, mentre nella classifica per tasso di inattività femminile, l’Italia è al secondo posto, dopo Malta, con una quota del 45,6% (a fronte di una media Ue del 33,5%).
Il tasso di inattività, poi, calcolato sulle motivazioni legate a impegni e responsabilità di famiglia (accudimento figli, cura di persone non autosufficienti o anziani.), è per l’Italia superiore alla media europea (11,3 contro 8,3%). E’ il terzo valore più elevato fra i 28 paesi comunitari.

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