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RIETI STRAPAZZA L’ORLANDINA CON IL PALASOJOURNER GIA’ “PAZZO” PER RAFFA

RIETI – E’ stato “sufficiente” un Raffa “qualsiasi” (non ce ne voglia il bravo Antony) per illuminare la NPC, accendere il PalaSojourner, consentire alla compagine amarantoceleste di affermarsi senza patemi d’animo (finalmente!) su di un’agguerrita e tignosa Capo d’Orlando. Antony Raffa e’ un buon giocatore, esperto, talentuoso, ottimo attaccante, capace di difendere (volere e’ potere) e di creare gioco per i compagni ma, soprattutto, dotato di un estro innato, quel sano, ludico “spirito di follia cestistica” che tanto piace alla Rieti dei canestri. Il successo che la Zeus ha ottenuto ai danni di Capo d’Orlando porta la griffe di Antony Raffa. “E’ stato l’italoamericano che ha girato la partita – commenta a fine gara Marco Sidoti, il coach dei siciliani, tecnico preparato, garbato e sapiente che ha riconosciuto con schiettezza e senza mezzi termini i meriti di Rieti – nei primi venti minuti abbiamo compensato la grande energia della NPC. Poi, nel terzo quarto, in soli tre minuti gli amarantoceleste hanno spiccato il volo: due assist deliziosi e due conclusioni da tre punti scagliate a breve distanza l’una dall’altra, sempre di Raffa, hanno scavato un gap che non siamo più stati capaci di sanare”. Eppure si e’ visto chiaramente che l’italoamericano non e’ nella migliore condizione di forma. Raffa non disputava una partita ufficiale da due mesi (in Francia) ed era quindi lontano dal clima agonistico. Giunto in Italia soltanto giovedi scorso dagli Stati Uniti (forse anche con un paio di chili in sovrappeso), l’italoamericano ha avuto non più di due, tre allenamenti per conoscere ambiente e compagni. Rossi gli ha regalato qualche minuto di campo nel primo quarto che e’ servito per rompere il ghiaccio. Poi, nel terzo tempo, Raffa ha sciorinato qualche giocata del suo repertorio che, come bene ha interpretato Sidoti, ha dato il “la’ ” al perentorio successo della Zeus. Che ha vinto facile (da quanto tempo non accadeva?) e che, finalmente, ha divertito, non fosse altro per quel “Raffa in più nel motore” che si e’ rivelato il propellente adeguato per innalzare la qualita’ del gioco reatino. Chi, tra gli oltre 2000 presenti, non ha notato e anche apprezzato quel modo strambo, ma estremamente pragmatico e, perché no, pure divertente che ha Raffa di stare in campo? Gioca e, nel contempo, si relaziona con se stesso, con i compagni, con la panchina e con il pubblico. Ha una mimica che e’ tutto un programma, abbinata ad espressioni facciali consone alla bisogna – maschere, direbbe Pirandello – che dipingono un personaggio ancora tutto da analizzare, leggere, comprendere e, soprattutto, apprezzare. La squadra mancava di una leadership. Raffa ha sanato questa lacuna. Nella seconda parte di gara, dopo aver illuminato il parquet con quelle sue giocate, buone a creare l’allungo perentorio e decisivo di Rieti, l’italoamericano si e’ ancor più calato nella parte: voleva la palla per se, addomesticava il gioco, dettava i ritmi della contesa, esortava i compagni a seguirlo. Sempre sciorinando quell’incedere apparentemente indolente e disinvolto, effigiato da “maschere e mimica” che ne hanno già fatto un beniamino del PalaSojourner. Non ce ne voglia il monumentale Cannon, artefice dell’ennesima prova da incorniciare; non ce ne voglia Filoni, artefice di una crescita dirompente, difensore arcigno e strenue come nessuno; non ce ne voglia Passera che a Rieti sta vivendo una seconda giovinezza; non ce ne voglia Stefanelli che, probabilmente, contro i siciliani, ha disputato la sua gara più bella; e non ce ne vogliano tutti gli altri. Ma oggi la vetrina e’ tutta “di e per” Antony Raffa che già mercoledì, a Latina, sara’ chiamato a replicare la prestazione agonistica. In fondo e’ stato “sufficiente” un Raffa per mutare (in meglio) questa NPC, regalando alla squadra come ai tifosi quel che serviva. Per dare sicurezza, carisma e talento, per accendere l’entusiasmo ed i cuori della Rieti dei canestri che vuole si, vincere, ma soprattutto gioire e divertirsi per le giocate dei suoi giganti del basket. (Valerio Pasquetti)

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