Politica

Rinnovazione Rieti contro l’immigrazione clandestina

Continua la campagna “STOP IMMIGRAZIONE CLANDESTINA” lanciata la settimana scorsa dal Movimento Rinnovazione Rieti. “Le recenti notizie di cronaca che emergono dalla stampa locale ci danno ragione” spiega il responsabile del movimento Pietro Santocchi “l’episodio inquietante che ha rilevato la Guardia di Finanza, messo in atto della cooperativa Te.Sa. che forniva una abitazione con standard igenico-sanitari pessimi a una quindicina di immigrati è solo l’ennesimo episodio di speculazione sul fenomeno immigrazione, che per noi rappresenta un vera e propria “tratta degli schiavi”. Dall’inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza emerge infatti che come una parte degli 1,7 milioni di euro stanziati per l’integrazione e l’accoglienza era destinata a questa attività, mentre la grossa parte dei fondi venivano devoluti per incentivare le attività commericali legate alla cooperativa. Se ci stavamo chiedendo chi ci guadagna da questo commercio di uomini, adesso la risposta è sotto gli occhi dell’opinione pubblica e almeno di questo possiamo ritenerci soddisfatti.
Ora che il problema è dilagante neanche la nostra città, che non ha vissuto in passato sulla propria pelle il disagio dell’immigrazione incontrollata, è esente da episodi di questa natura, complice anche l’inettitudine di una amministrazione comunale che dovrebbe essere sensibile ed efficace in materia di integrazione.
E’ notizia sempre di questi giorni che altri 200 immigrati arriveranno in città. Come pensa il sindaco Petrangeli di poter permettersi questi nuovi arrivi, visto che non è stato nemmeno in grado di garantire un’alternativa abitativa per quella quindicina di immigrati (che infatti hanno rotto i sigilli posti nell’abitazione) dopo lo sloggio dell’abitazione di Via Salaria per Roma?
La campagna lanciata sabato scorso dal movimento proseguirà anche questa settimana con un banchetto in piazza Vittorio Emanuele II (sabato, dalle 17) per continuare a condannare chi inganna i contribuenti facendo un business di un problema sociale e umanitario a cui l’Italia e l’Europa non sono riusciti a far fronte”

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