• Alex Righetti e la Real Sebastiani sono in viaggio alla volta di Rimini, per la disputa della fase finale della Coppa Italia. Venerdì gli amaranto celeste saranno a Cervia per confrontarsi con Rimini (palla a due ore 18) nel proprio quarto di finale. Una sosta sulla E45, presso Città di Castello, offre l’opportunità per scambiare due chiacchiere al telefono con Alex che, gioverà rammentarlo, è stato un gran giocatore. Nel suo plamares fa bella mostra di se la medaglia d’argento che egli conquistò con la nazionale italiana alle Olimpiadi di Atene (sconfitti in finale dall’Argentina di Ginobili, Sconochini, Scola e tanti altri campioni) e che valse, per lui come per tutti i componenti di quella formazione (tra gli altri Garri che ancora oggi gioca in B, con Fabriano, e Mian che fu alla Nsb di Papalia), il titolo di “Grande Ufficiale della Repubblica”. Un’onorificenza che fu concessa per espresso volere dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Il colloquio con Alex – sempre e comunque da remoto, in ragione della perdurante emergenza sanitaria – porta alla luce un’altra considerazione di non poco rilievo. “Si, sono il figlio di Alfio Righetti, il pugile – risponde il coach della Real alla sollecitazione del cronista – Ciò passa il più delle volte inosservato e mi fa piacere che tu lo abbia invece sottolineato e ricordato – prosegue Alex – Mio papà Alfio ora ha 67 anni, ma è stato un peso massimo tra i migliori dell’epoca. I suoi risultati furono così importanti che, non avendo rivali in Europa, si decise di tentare il grande salto in America. Nel 1997 papà incontrò nel celebre ring del Caesars Palace di Las Vegas niente meno che Leon Spinks. Si trattava di una semifinale mondiale perché il vincitore di quel match avrebbe sfidato addirittura Muhammed Alì per il titolo dei pesi massimi. Papà Alfio spedì al tappeto Spinks, ma ai punti l’americano si impose con verdetto unanime, seppure con risicato margine”. Insomma, Alex Righetti può essere definito un figlio d’arte – non della “noble art” – ma in senso sportivo perché, ciò che di buono egli ha preso dal papà è l’altezza (194 cm per papà Alfio, 198 cm per Alex) e lo spirito combattivo, “ma non la corporatura e non le mani perché le sue, al pari delle mie, sono due vanghe!”, dice simpaticamente il coach di Rieti. Veniamo alla Real Sebastiani: con quale spirito la squadra affronta queste final eight di Coppa Italia? “L’aspettativa mia, della squadra, della dirigenza è quella di arrivare fino in fondo – dice Righetti – Sappiamo che questo organico è stato costruito per vincere in ogni competizione ed abbiamo ben chiare le aspettative della società, dei tifosi, della città. Le partite, però, vanno prima giocate. Ce lo sta insegnando il campionato e andando avanti sarà sempre così. Quella contro Rimini è una gara diversa da tutte perché è una gara secca nella quale possono emergere valori diversi. In un play off, al tirar delle somme, la formazione più competitiva si afferma. Rimini, tra l’altro, è un’ottima compagine. Sono tecnici, amano giocare al basket, un po’ come noi. Sarà una bella partita”. La Sebastiani è incappata nella parte più tosta del tabellone. Infatti, in caso di superamento del turno, Ndoja e compagni dovranno vedersela o con Agrigento o con Cividale del coach Pillastrini. “E’ così, però pensiamo ad affrontare un avversario alla volta – puntualizza Righetti – Ora c’è Rimini e dobbiamo concentrarci su di loro. Rimini ha un giusto mix di esperienza e gioventù. Crow e Rinaldi non necessitano di presentazioni. Ma ci sono tanti buoni cestisti, tutti cresciuti in zona quali Rivali, Broglia, Simoncelli, Mladenov, Semprini. Poi c’è Fumagalli che gli sportivi di Rieti conoscono bene per i suoi precedenti con la Npc”. La Sebastiani ha disputato fino ad oggi un ottimo campionato, perdendo in due sole occasioni (Sant’Antimo e Taranto in casa). “Ci metterei anche le partite di pre-season e le sconfitte contro la Stella Azzurra (A2) e Nardò in Supercoppa, ma con i nostri effettivi risicati all’osso perché eravamo soltanto in cinque – dice Alex Righetti – Su 28 gare ne abbiamo perse 4: credo non sia un cattivo risultato”. Eppure le prestazioni più recenti della squadra hanno sollevato qualche perplessità, in specie l’ultima, vinta per rotto della cuffia a Valmontone contro la Viola. Le critiche rivolte dagli sportivi sui social hanno spinto il patron, Roberto Pietropaoli, a rilasciare un’intervista per prendere le difese di coach e squadra. “Ammiro moltissimo Roberto Pietropaoli perché ci è vicino come nessuno, perché sa quando serve usare il bastone e quando serve usare la carota – rimarca Righetti – Probabilmente si è reso conto delle nostre difficoltà ed ho molto apprezzato la sua presa di posizione. Vorrei che gli amici reatini ed i tifosi, che mercoledì ci sono venuti a trovare e a dare coraggio con una modesta rappresentanza, iniziativa che la squadra ha molto apprezzato, comprendessero la difficoltà del percorso che è stato intrapreso. La nostra è una squadra completamente nuova. Rispetto ad Agosto sono state apportate numerose modifiche, aggiustamenti, qualcuno è andato via e qualcun altro è arrivato. La pallacanestro è uno sport “difficile” nel quale, per crescere, serve conoscersi e lavorare tutti insieme. Tutti i ragazzi hanno lavorato e lavorano: con grande impegno. Tuttavia avere continuità non è scontato. Per costruire un’identità di squadra serve tempo, armonia, un percorso omogeneo, dare modo e tempo ai giocatori che sono giunti più di recente di adeguarsi. Siamo stati i primi a dispiacerci per le sconfitte interne con Sant’Antimo e Taranto come, pure, ci siamo capacitati che contro la Viola non siamo andati bene, però abbiamo vinto e questo, alla fine, importa”. La Sebastiani è pronosticata quale formazione vincente. Fin dall’inizio. Quanto pesa, se pesa, questa sorta di “obbligo a vincere”? “Posso soltanto dire che affermarsi quando sai che hai il dovere di farlo, perché tutti questo pretendono e si aspettano da te, è molto più difficile – spiega Alex Righetti – Abbiamo addosso tutte le attenzioni e ci prendiamo le nostre responsabilità, poi, alla fine, tireremo le somme. Però vorrei fosse considerato che il nostro gruppo è nuovo, che molto è cambiato dall’inizio, che serve tempo e pazienza per amalgamarsi e per ottenere i migliori risultati”. Correva l’anno 2007 e, durante una trasmissione televisiva su di un’emittente reatina, erano presenti in studio (con chi scrive), Davide Bonora e Michele Mian, tra le punte di diamante della Nsb. Quella squadra  avrebbe dovuto dominare (come poi accadde) la serie A2, ma i primi due o tre mesi di campionato furono difficili poiché Lino Lardo non era ancora riuscito ad amalgamare tutti i suoi campioni. La (temporanea) delusione della piazza fu esternata agli ospiti in studio e Michele Mian rispose così: “innanzi tutto dateci il tempo di conoscerci, di amalgamarci e di migliorare e, poi, ricordate che vincere non è mai facile: contro nessuno!”. “Trovo perfettamente calzanti le parole del mio amico Michele Mian a quella che è, in piccolo, la nostra situazione – asserisce, sorridendo compiaciuto, Righetti – Ciò è valido soprattutto in un torneo duro qual è la serie B. Gli avversari non stanno a guardare, vogliono fare bella figura contro di noi e allora si prodigano, mettono ritmo, picchiano duro in difesa, si schierano a zona. Ma noi dobbiamo sempre farci trovare pronti e rispondere con le stesse armi. Le vittorie vanno conquistate sul campo, anche in un arrivo punto a punto che ci servirà per crescere, per i play off, anche contro una squadra come Reggio Calabria”. Rimanendo alla metafora pugilistica, così cara ad Alex Righetti, la Sebastiani ha subito un paio di “atterramenti”, ma si è sempre rialzata e, adesso, è pronta a scatenare tutta la propria forza per piazzare i colpi vincenti: a cominciare dalla Coppa Italia. (Valerio Pasquetti)