ZEUS: LA PESANTE SCONFITTA SUBITA IN GARA-3 DA FORLI NON FA MALE, MA…..

Mag 4, 2019 | Altre Notizie | 0 commenti

RIETI – La pesante sconfitta patita dalla Zeus Rieti a Forlì, in gara-3 degli ottavi di finale play off, non deve stupire. Non è la prima volta che accade e, anzi, non di rado la squadra che è reduce da un gravoso impegno psico-fisico (Jones e compagni hanno profuso energie enormi nei due match del PalaSojourner), per di più coronato da una doppia vittoria, vive una condizione di parziale, naturale appagamento. Può spiegarsi soltanto in questo modo l’indigesta debacle alla quale gli amaranto celeste sono andati incontro alla Unieuro Arena venerdì sera. L’abbrivio del match è stato disastroso. Rieti, com’è purtroppo propria abitudine e come sovente accade, ha cominciato sparacchiando a salve dall’arco. Jones che – non sarà ultroneo rammentarlo, non è più giovanissimo – era chiamato con i suoi compagni all’ennesimo, snervante duello psicofisico (il terzo, nell’arco di soli 6 giorni), peraltro al cospetto di avversari fisicamente (e non soltanto) esuberanti quali i possenti Diliegro e De Laurentiis, abbinati all’altrettanto grosso, ma tecnicamente raffinato Kenny Lawson. E’ parso subito chiaro che Bobby non era in giornata o che, magari, proprio non poteva esserlo per oggettivi, comprensibili limiti correlati ad un recupero non ancora completato afferente gli sforzi pregressi. Gli altri non sono stati da meno nel senso che, praticamente nessuno ha avuto la forza di opporsi, da subito, allo strapotere fisico (i 39 rimbalzi di Forlì contro i 28 di Rieti ne costituiscono una prova) come al desiderio di rivalsa dei romagnoli. La Unieuro, gioverà rammentarlo, soprattutto col reintegro di Johnson, dispone di un roster assai più profondo e competitivo rispetto a quello della Zeus. E’ parimenti chiaro che, contrapponendo una ad una le singole pedine dei contrapposti organici, non vi è partita: purtroppo a vantaggio dell’Unieuro. Ma questo non è un segreto. Lo sa perfettamente anche Alessandro Rossi il quale, dall’inizio dell’anno predica umiltà, asserendo che “nel momento in cui la squadra viene meno a quelle che sono le proprie caratteristiche prioritarie, i nostri limiti emergono inequivocabilmente”. La forza della Zeus sta nella difesa – la seconda migliore in serie A2 – come nella capacità di tutti gli effettivi di fare gruppo. Gara-3 – ma c’era da aspettarselo – ha chiarito di più e meglio questo concetto. Gli amaranto celeste – volenti o nolenti – non hanno potuto corroborare il proprio motore con le energie alle quali attingono abitualmente e la Zeus ha fatto “patatrac”! Tutto ciò – non sarà pleonastico ribadirlo – è assolutamente normale, legittimo e sintomatico. Piuttosto, c’è da augurarsi che ciò che si è visto (o, meglio, che “non è stato visto” alla Unieruo Arena) sia unicamente il risultato di una serata storta della Zeus che già domenica sera sarà chiamata ad emendarsi. Perché, nella eventualità in cui gli amaranto celeste dovessero ripetere una prova parimenti scialba ed incolore, allora si che ci sarebbe da preoccuparsi, giusto in previsione di una gara-5 che assumerebbe toni sportivamente drammatici. Tutte queste valutazioni non devono essere sfuggite al coach reatino, Alessandro Rossi il quale, vista la malaparata, ha reputato opportuno e con piena ragione preservare Bobby Jones (soltanto 23 minuti di campo per lui, addirittura -5 come valutazione). Purtroppo Antino Jackson (soltanto 3 come valutazione globale) ha testimoniato una volta di più di essere un giocatore double-face: forte, importante, energico e pieno d’iniziative al PalaSojourner; estraneo al gioco, gratuitamente falloso, poco prolifero e senza inventiva lontano dalle mura amiche. Tuttavia è altrettanto evidente che i due successi colti dalla Zeus in gara-1 e in gara-2 portano proprio la firma di Antino il quale, non di certo e soltanto in ragione del tiro da tre scagliato in gara-1 sul fil di sirena che è valso la vittoria, ma per l’eccelso livello delle proprie prestazioni, è stato ed è l’artefice autentico del gioco della Zeus e dalla cui partecipazione i compagni non possono in alcun modo prescindere. (Valerio Pasquetti)

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