ZEUS NPC: IL “GIOCATTOLO” SI E’ ROTTO?

Mar 4, 2019 | Altre Notizie | 0 commenti

RIETI – La Zeus non ce l’ha fatta. Era tutto pronto per l’aggancio della Virtus Roma in vetta alla classifica così da celebrare un simbolico, ma importante primo posto in virtù del privilegio nel confronto diretto. “Le tensione ci ha tirato un brutto scherzo – dice con schiettezza il coach Alessandro Rossi – i ragazzi erano gasatissimi, avevamo lavorato a meraviglia in settimana e nulla lasciava presagire quel che è accaduto. Siamo stati artefici di una prestazione difensiva non in linea con le nostre caratteristiche; abbiamo pagato la chirurgica precisione degli avversari come di un Thomas particolarmente ispirato. La partita ci è subito sfuggita di mano e quando pensavamo di averne ripreso l’inerzia ci siamo smarriti di nuovo”. Rossi giustifica il tutto con la scarsa propensione di larga parte dei propri effettivi a giocare partite dall’elevato impegno mentale. “Non è un caso che i cestisti più esperti – prosegue il coach reatino – e cioè Bobby Jones e Casini, siano stati gli unici a disputare una gara in linea con le proprie potenzialità. Gli altri si sono un po’ persi, probabilmente vittime della tensione e della grande attesa che c’era in città per questa partita”. E’ inutile nascondere che ci sia forte delusione tra tifosi, sportivi ed addetti ai lavori per una performance tra le peggiori degli amarantoceleste. Tuttavia è parimenti evidente che c’era da attendersi una prestazione tutta da inventare in ragione degli eventi che, più di recente, hanno caratterizzato (in negativo) l’incedere della Zeus NPC. Rossi si è dovuto reinventare, per l’ennesima volta, un assetto ed un equilibrio che, nella pallacanestro, sono sempre molto difficili da raggiungere. Di fatto le recenti dipartite – sia pure per ragioni diverse – di Ogo Adegboye prima e di Angelo Gigli poi, hanno privato la compagine reatina di due quinti del proprio starting five. Peraltro dei giocatori più esperti, carismatici e capaci di fare “gruppo” unitamente a Bobby Jones ed a Casini. Surrogare due elementi di questo tenore – lo si sapeva – non sarebbe stata impresa agevole. Il parquet ha chiarito, ove ve ne fosse bisogno, di quanto fosse importante l’apporto dell’ex nazionale ed ex capitano (i galloni, ora, sono transitati a Casini) nel gioco della NPC. E’ stato sempre “lui”, Gigli, il vero “playmaker” della formazione reatina: capacità tecnico-tattiche a dir poco pregevoli, lettura del gioco e delle situazioni, sapienza nell’occupare l’area con quelle braccia dall’apertura smisurata che, soltanto ad aprirle, davano fastidio a qualsivoglia interlocutore. La rinunzia di Gigli, forse, è stata ancor più dolorosa – nel contesto di squadra – di quella di Adegboye. Chi ha osservato la partita, domenica al PalaSojourner, se n’è potuto ben accorgere. Il coach avversario, Ferrari, ha schierato la sua squadra per 40 minuti a zona. Una difesa che mai avrebbe potuto adottare e, comunque, mai per un tempo così lungo, con Gigli sul parquet. Vildera ha fatto la sua parte. Ma il confronto con Gigli è ingeneroso ed improponibile. Vildera è un buon lungo, probabilmente un ottimo cambio, ma non un titolare o, comunque, non in una squadra che lotti per il vertice. Rieti si è (o si era) ritrovata a competere con le migliori in ragione di una serie di intelligenti, quanto fortuite opportunità create dall’ottimo staff tecnico e dirigenziale. Le dipartite di Ogo prima e di Gigli poi hanno scombussolato il tutto, hanno rotto le uova nel paniere. Probabilmente hanno “rotto” (auspicando che non sia così) lo splendido giocattolo che era stato creato. Poi, come se non bastasse, Rossi si è dovuto reinventare pure le regia: il centro ed il play che sono i ruoli più importanti e delicati in questo complesso gioco. E’ arrivato Antino Jackson che ha avuto un impatto iniziale sul match assolutamente negativo. Probabilmente vittima anch’egli dell’emozione dell’esordio o di una latitanza dal clima agonistico, Antino ne ha combinate quante Carlo in Francia, contribuendo con alcune castronerie all’iniziale vantaggio di Legnano. Rossi lo ha tolto, per reinserirlo dopo un congruo quanto prolungato riposo in panchina. Successivamente Jackson si è emendato, disputando una seconda parte di gara tutto sommato positiva. Tuttavia la sua intensità difensiva è distante anni luce da quella di Adegboye. Certamente gli inserimenti sia di Vildera che di Jackson non potranno che migliorare con il trascorrere delle partite. Magari, chissà, già a partire da Capo d’Orlando – trasferta sulla carta impossibile, “ma nella quale ritengo possiamo fare bene”, dice Rossi. Anche il coach reatino, in questa sconfitta contro Legnano, ci ha messo del suo. Con Thomas fuori partita causa espulsione e l’inerzia della gara nuovamente nelle mani di Rieti, Rossi ha pensato bene di dare fiato ai titolari, schierando le seconde linee: Bonacini, Nikolic, Conti. Il risultato è stato pernicioso perché la Zeus – avanti 60–53 – ha subito un parziale devastante che ha ricondotto Legnano sul 64 – 71. A quel momento la partita è sfuggita di mano e non c’è stato più il verso di riacciuffarla. “Certamente posso aver sbagliato – dichiara il bravo coach della Zeus – ma dovevo far riposare gli americani e poi, in altri frangenti, questa stessa scelta aveva pagato. Con Legnano non è andata alla stessa maniera”. (Valerio Pasquetti)

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