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ZEUS NPC, LA SCONFITTA DI AGRIGENTO FIGLIA DI DIFETTI ATAVICI: LA RIETI DEI CANESTRI MERITA DI PIU’!

RIETI – La Zeus NPC ricade nei propri errori atavici ed inciampa ad Agrigento dove, nel lustro di permanenza in serie A2, non ha mai vinto. Eppure la partita era iniziata nel migliore dei modi. I canestri a raffica da 3 di Brown avevano scavato un solco importante (13 punti di margine dopo 6 minuti di gioco) che incipientemente e’ evaporato. I siciliani, molto più “cattivi”, attenti, pronti, agonisticamente partecipi, si sono rifatti sotto con rapidita’. Il secondo quarto e’ stato deleterio. Rossi ha spedito in campo un po’ tutte le seconde linee che, come era accaduto in altre occasioni, hanno evidenziato chiara inadeguatezza. La Rinnovabili che sempre riesce nell’intento di allestire organici incredibilmente efficaci ed efficienti, pescando ottimi giocatori oltre oceano (il 23enne James ha giocato una gara esemplare) e giovani di assoluto valore in Italia (Giovanni De Nicolao, 23 anni, fratello del più famoso Andrea di Venezia, reduce da tre anni in un college statunitense; Lorenzo Ambrosin, 22 anni, ormai un “veterano” giunto al suo terzo anno con la Fortitudo, anch’egli di scuola Humana; Edoardo Fontana, 21 anni, pescato in B dove è stato premiato come cestista tra i migliori di quella serie) ha messo la freccia, ha allungato, creando un gap in termini di punti che e’ rimasto tale fino alla conclusione del match. Rieti ha perso poiché Agrigento ha giocato meglio, con piu’ intensita’ e fisicita’, con una buona prova difensiva e grazie a percentuali al tiro globalmente ottime (11/22 da tre). La Zeus ha palesato una nuova prestazione molle, sciatta, incolore (era accaduto con Eurobasket in casa). E non puo’ essere un’esimente l’assenza di Pastore. La Zeus ha disputato una brutta partita. Perché, certamente, si poteva fare di piu’ e meglio. Cannon (non al top della condizione), bravo, bravissimo, ma esageratamente esaltato, proponendo paragoni impossibili con i grandi cestisti d’oltre oceano che, nei decenni, hanno vestito la maglia di Rieti, e’ stato “inscatolato” dalla meritoria difesa isolana che ne ha contenuto assai il potenziale. Non ingannino, poi, i molti punti iscritti a referto da Brown. Il “figlio di Mike” ha colpito da 3 con precisione chirurgica e come mai era accaduto prima, ma la sua prestazione, per molti e altri versi, e’ stata quella di sempre. Brown in difesa e’ inconsistente. Fontana lo ha affondato con due bombe consecutive dall’arco, libero di prendere la mira alla stregua di un cecchino. La performance difensiva del colored e’ stata un almanacco di abbagli da far vedere ai giocatori del mini basket per insegnare loro: ecco come non si difende! Brown, non di rado scoordinato, incorre a propria volta in impacci grossolani: le 6 palle perse sono tante, troppe e, poi, perse in quale maniera? Brown che, attaccando il ferro, spesso evidenzia disarmonie degne di uno tra i molti “Fantozzi da cineteca” e che “tira con quella gamba alzata” fino a meritare (era inevitabile che presto o tardi accadesse, Cavina si lamentò domenica scorsa e non poco per questo vizietto dello statunitense) un fallo antisportivo, non è un giocatore malvagio, tutt’altro, ma non era questo il tipo di cestista americano del quale necessitava la NPC. Come non servivano, ai tempi, Davenport e Williams. Anche altri dirigenti, in passato, si trovarono a dover contemperare le scelte di mercato con un budget risibile, eppure arrivarono in una volta sola carneadi, divenuti poi artefici di un’ottima carriera europea del calibro di Payne e Lampley. Il guaio e’ che Brown e’ (ahinoi!) in buona compagnia. Che dire di Fumagalli e dei nostri play? Sull’altro fronte il giovane, prezioso De Nicolao, da solo, ne ha messi 15. Passera (5) e Fumagalli (0) quale contributo hanno portato alla causa comune? E’ soltanto un caso che le migliori gare della Zeus (contro Tortona e Torino) siano scaturite da ottime prestazioni del solo giocatore indigeno realmente talentuoso, Passera per l’appunto? Fumagalli, nonostante abbia calcato il parquet per pochi minuti, sarebbe bene venisse rispedito quanto prima al mittente e, cioè, da dove e’ venuto. Soprattutto alla luce dei tanti, troppi denari che sono stati pagati (luxury tax) per rinunciare ad un under e valersi di un “senior” quale egli è. Sarebbe interessante conoscere la strategia societaria che ha guidato la dirigenza a compiere una scelta tanto cervellotica e così onerosa per un sodalizio che, e’ notorio, non naviga nell’oro. Zucca che, eccettuata una dirompente fisicita’ in linea con gli odierni parametri di gioco, ai tempi che furono avrebbe fatto fatica a trovare posto con la Minervini (era la seconda squadra di Rieti) in ragione di oggettive magagne di natura tecnica e ingenuità tattica, non si e’ mai visto. Vildera seguita a litigare col ferro. Egli, dopo aver rimediato qualche brutta figura al cospetto degli avversari diretti, ha trovato il modo di stampare sulla parte inferiore del cerchio un tiro che poteva e doveva essere semplicemente “depositato a canestro”. Questo e’ stato uno dei non pochi impacci che hanno caratterizzato la prestazione del centro reatino come di altri suoi compagni. Chi sottoscrive il presente redazionale non può’ non riflettere che, se soltanto 10, 15 o 20 anni or sono la Rieti dei canestri avesse assistito a tali performance, da parte di giocatori – si rimarca: giocatori di basket – che non esternano peculiare perizia nell’esercizio delle proprie competenze cestistiche, le dirigenze di volta in volta avvicendatesi alla guida del primo sodalizio cittadino sarebbero state “massacrate” dai media (come, pure, talvolta e’ accaduto) e dalla tifoseria (anche se all’epoca non esistevano i social). Altri tempi, si dira’ perché oggi non c’e’ una lira (pardon, un euro) e “non ci resta che piangere”. Pertanto – questa e’ la giusta, legittima e condivisa litania: “bisogna ringraziare Peppe (Cattani)”. Sebbene, crediamo, vi sia un limite a tutto. Perché altre realta’ (Agrigento e’ tra queste) testimoniano che si puo’ e si deve fare meglio. La Rieti dei canestri lo chiede e lo merita.

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