di Marco Staffiero
Ogni dipendenza provoca una schiavitù. Secondo le stime dell’OMS il tabacco uccide fino alla metà dei consumatori che non smettono, un totale di 8 milioni di persone ogni anno, tra cui circa 1,3 milioni di non fumatori esposti al fumo passivo. “Il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio di infarto cardiaco nei giovani, sotto i 50 anni, e nelle donne. Non vanno assolte neanche le sigarette elettroniche: non sono innocue e a lungo termine possono provocare danni anche al cuore”. Così Domenico Gabrielli, presidente della Fondazione per il Tuo cuore e direttore Cardiologia al San Camillo di Roma, nel corso del 56° Congresso nazionale di cardiologia Anmco a Rimini. Gabrielli ha evidenziato come le donne fumatrici abbiano “un rischio di infarto cardiaco 6 volte maggiore rispetto alle non fumatrici e le donne che fumano ed usano contraccettivi orali hanno un rischio di infarto cardiaco o di ictus 5 volte più alto” rispetto alle non fumatrici che non li usano. Il professore ha ricordato che il fumo di sigaretta può danneggiare le cellule che rivestono internamente le arterie aumentando “il rischio di aterosclerosi e infarto cardiaco”. Eventi il cui rischio è aggravato anche da altri fattori: “l’ipertensione, il diabete, gli alti valori di colesterolo nel sangue, l’obesità e uno stile di vita sedentario”. Le sigarette elettroniche “determinano il vaping con nicotina, glicerina e glicole” ed è stato dimostrato, sebbene le sostanze siano meno dannose rispetto quelle da combustione diretta, un “ispessimento della parete delle arterie (fattore di rischio per l’infarto del miocardio e per l’ictus cerebrale) e un incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Il tutto già nei primi trenta minuti successivi alla ‘svapata'”. Gabrielli ha poi concluso sottolineando i rischi del fumo passivo, “principale inquinante negli ambienti chiusi, in quanto comporta l’inalazione di agenti nocivi per l’organismo, derivanti dalla combustione lenta del tabacco contenuto in una sigaretta, in un sigaro o in una pipa e dall’aspirazione del fumo espirato dal fumatore, diluito con l’aria dell’ambiente”. Ha ricordato infatti che “l’incidenza di malattie cardiovascolari e cancro al polmone aumenta rispettivamente del 25-30% e del 20-30% per i non fumatori esposti a fumo passivo”, con rischi maggiori per i bambini: “Circa 700 milioni di bambini, ossia almeno la metà dei bambini nel mondo, respirino aria contenente fumo di tabacco, in particolare a casa”. Sempre secondo l’OMS, per ogni settimana di fumo si perde un giorno di vita. Secondo quanto calcolato dal Ministero della Salute italiano, un giovane che inizia a fumare a 25 anni un pacchetto di sigarette al giorno vedrà la sua vita ridursi di 4,6 anni, ma sappiamo che solitamente si inizia molto prima. Fumando una sigaretta si introducono oltre 4.000 sostanze chimiche nell’organismo, di cui circa 80 considerate cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Le sostanze cancerogene contenute nel fumo possono favorire lo sviluppo dei tumori in maniera indiretta, ostacolando i meccanismi di riparazione, di controllo della crescita cellulare o di rimozione di altre tossine (per esempio distruggendo le ciglia delle cellule che rivestono le vie respiratorie, come fanno ammoniaca e acido cianidrico).






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