LA STORIA DI STIPES

Ott 13, 2025 | Altre Notizie, Ambiente | 0 commenti

 

Dopo la pubblicazione della storia di diversi paesi della zona, mi corre l’obbligo di pubblicare – per la ragione riportata in chiusura – quella di Stipes, una frazione di Ascrea che domina la diga del Lago Turano e che è in bella mostra a tutti i passeggeri che percorrono la Turanense: Stipes è una frazione del comune di Ascrea, non lontana dal monte Terminillo e vicinissima ai monti Navegna e Cervia, che domina dall’alto dei suoi 860 metri il Lago del Turano e l’omonima diga da cui dista circa 3,5 Km.

Il suo nome è sicuramente di origine latina e la circostanza indirettamente conferma la presunzione di una fondazione risalente al medioevo.

Esistono suggestive ipotesi che fanno risalire la sua nascita tra il XII e il XIII secolo ad opera di eretici che ivi si rifugiarono per sfuggire alle persecuzioni, agli abusi ecclesiastici e all’oppressione dell’alto clero; non a caso uno dei cognomi più diffusi nel paese è “Patarini” che, secondo il dizionario Treccani, fu l’originaria denominazione del movimento eretico dei Catari.

Fonti storiche testimoniano che nel XV secolo fu un feudo dei Cesarini e all’estinzione del ramo maschile di questa stirpe passò fino al XVIII secolo ai Cesarini Sforza che poi lo cedettero ai principi Borghese.

Da vedere, il Palazzo Cesarini del XV secolo, la Chiesa di S. Giovanni Battista e il Castello di Stipes fondato tra il XII e XIII secolo dai De Romania, una delle più importanti famiglie della nobiltà rurale sabina. Dal XV secolo il feudo appartiene ai Cesarini e dopo l’estinzione del ramo maschile della famiglia, anteriormente al 1795 passa agli Sforza Cesarini che a loro volta, prima del 1816, lo cedono ai principi Borghese.

Nel riparto dei territori del 1831 risulta frazione di Ascrea che diventa governo di secondo ordine facente capo a Rocca Sinibalda. Dopo l’annessione al Regno d’Italia, avvenuta nel 1860, con il suo comune capoluogo entra a far parte della provincia di Perugia, dal 1923 alla provincia di Roma sino al 1927, allorché viene incluso nella neoistituita provincia di Rieti.                                                                                                              Oggi i resti del castello e la cinta muraria sono visibili alla sommità dell’abitato di Stipes. Le uniche testimonianze di un certo pregio rimaste sono la Chiesa parrocchiale di S: Giovanni Battista e il palazzo Turchetti.

Il piccolo paesino nello scorso secolo ha dato i natali a personaggi che hanno raggiunto posizioni di grande rilievo nella Casa Reale (medico personale dei reali) e hanno poi prestato la propria opera nella neonata Repubblica, al servizio del primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

Il paese è noto nel circondario per la presenza di un tartufo di ottima qualità che viene festeggiato nella bella sagra del 18 agosto di ogni anno. A Stipes vivono ed operano esperti “cavatori” del prezioso tubero mentre i pochi abitanti del paese si dedicano anche all’allevamento del bestiame e al taglio del legname, oltre che alla coltivazione dei campi. Aria buona e un panorama mozzafiato caratterizzano questa piccola realtà nel cuore della Valle del Turano.

In passato a Stipes era fiorente la pastorizia dati i numerosi pascoli che la circondavano ed era praticata anche la transumanza. Tra le tradizioni rimaste oggi, però, ci sono l’allevamento (soprattutto caprino) e la produzione di formaggio Possiede, tra l’altro, flora e fauna tipiche degli Appennini.

Stipes conserva purtroppo solo pochi resti della vecchia rocca mentre le uniche testimonianze architettoniche di un certo pregio rimaste sono la Chiesa parrocchiale e il palazzo Turchetti.

Curioso è invece il nome del paese “Stipes” che è un termine latino che indicava il palo di legno verticale infitto nel terreno con cui, attraverso l’aggiunta del “patibolum” orizzontale, nei tempi antichi si formava la croce per le esecuzioni capitali.

E in questi tempi moderni non è difficile associare a Stipes il nome del “paesano” più famoso, lo storico Sindaco del Comune nonché Presidente della Comunità Montana Dante D’Angeli, “di lunghissimo corso” in entrambe le cariche, deceduto tre anni fa, alla memoria del quale e ai propri familiari va il mio sentito ricordo.

Clemente Dominici

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