LA SEBASTIANI STA VIVENDO UNA STAGIONE SOFFERTA: PERCHE’?
RIETI – E’ una stagione difficile. La Sebastiani non decolla. C’era da aspettarselo, fare bene non è facile. Specialmente non lo è quando si chiude un ciclo e se ne deve aprire un altro. Non è facile in un campionato altamente competitivo, costoso, intenso nel quale larga parte delle squadre sono racchiuse in un pugno di vittorie. Alessandro Rossi ha lasciato a Rieti – la “sua” Rieti – un vuoto difficilmente colmabile. Roberto Pietropaoli ne ha pagato le conseguenze. Entrambe ne erano consapevoli. Non a caso la conferenza stampa che si svolse per salutare Rossi, destinato a Treviso, fu ricolma di abbracci, pianti, affetto e solidarietà. Pietropaoli ha desiderato ripartire da un coach esperto e navigato qual è Franco Ciani. Ciò senza considerare che Ciani – bravissimo e serio professionista – è in conclusione di carriera; le motivazioni del coach friulano sono difformi rispetto a quelle di un collega con almeno 20 anni in meno e come quelle di tanti altri allenatori italiani in rampa di lancio. L’Olimpia Milano ha affidato di recente la conduzione tecnica a Peppe Poeta (40 anni), prima grande giocatore, poi assistente di Ettore Messina, quindi alla guida di Brescia, poi di nuovo assistente di Messina e, dal 24 Novembre scorso, primo allenatore della squadra più forte e scudettata in Italia. Brescia – vice campione nazionale – ha fatto ancor di più. La “leonessa” ha eletto capo allenatore Matteo Cotelli (un cognome nobile nel mondo dello sci alpino ai tempi della “valanga azzurra”) che ha soltanto 38 anni e che non vanta esperienze se non nel ruolo di assistente. Pietropaoli e Ciani sono incorsi in qualche superficialità nell’allestimento della nuova squadra. Privarsi di fior di esterni senza compensare la dipartita è stata quella più evidente. Il basket moderno non può prescindere dal tiro da tre punti. Sarto in primis, Monaldi, Spanghero, Jazz Johnson sono frombolieri micidiali. Rossi e la Sebastiani vinsero molte partite grazie a loro. Oggi la Sebastiani non dispone di un tiratore. Mian – il solo a potersi fregiare di questo titolo – è infortunato di lungo corso e, comunque, si trova sul finale di carriera. Perry è un realizzatore – non un tiratore – il quale, stante la latitanza di colleghi di ruolo all’altezza, è chiamato a fare pentole e coperchi, gravandosi di oneri esagerati, attirando su di sé le attenzioni delle difese avversarie. Udom è anch’egli un realizzatore. Finita qui! In avvio l’ingaggio di Jarvis Williams aveva sollevato alcuni dubbi che il successivo esonero del giocatore americano ha confermato. Per quale ragione, però, egli è stato sostituito con Dustin Hogue? La forzata rinuncia a Mian da un lato, l’innesto di un centro puro senza punti nelle mani in surroga di un’ala forte capace di offendere anche dal perimetro dall’altro, hanno del tutto alterato gli equilibri della Sebastiani. Ciò che gli sportivi reatini non comprendono, però, è la mancanza di aggressività, intensità, caparbietà, spirito solidaristico che sembra essere una sindrome della quale la squadra non riesce a privarsi. Tante, troppe partite sono state gettate alle ortiche in malo modo, senza combattere, senza difendere, senza sporcarsi le ginocchia. Un impaccio che la Sebastiani di Alessandro Rossi non ha mai evidenziato nei precedenti, due campionati e che, viceversa, la Sebastiani di Franco Ciani sembra avere nel proprio dna. (Valerio Pasquetti)






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