Refrigeri e Zingaretti ancora in silenzio di fronte alle richieste di
Sindaci, consiglieri regionali, comitati e cittadini che pretendono
risposte immediate sulle numerose vicende legate al diritto all’acqua.
Ad un anno dall’approvazione in consiglio regionale dell’innovativa
L.R. 5/2014 sulla “Tutela, gestione e governo pubblico delle acque”,
ancora non sono state portate in discussione alla Commissione Ambiente
le norme di attuazione, nonostante fosse stabilito in 6 mesi il
termine ultimo e nonostante sia sempre più incombente il rischio di
commissariamento per la stessa Regione Lazio da parte del Governo.
Per la provincia di Rieti, in particolare, l’attuazione della Legge 5
significherebbe finalmente il riconoscimento per i Comuni del diritto
a derivare l’acqua del Peschiera e Le Capore e, naturalmente, anche
ottenere il ristoro economico dovuto al trasferimento della risorsa a
Roma. Ristoro economico che, come ricordato nell’assemblea pubblica
tenutasi domenica scorsa nella sala consiliare del Comune di Rieti
poteva e potrebbe essere ottenuto anche con una
semplicissima Delibera di Giunta che, evidentemente, non si ha
interesse ad emanare.
Ed è proprio questa inerzia da parte della Giunta Regionale che fa
pensar male, visto che in questa situazione di vuoto legislativo e
amministrativo Acea S.p.a. può continuare a fare profitti senza il
rispetto delle normative ambientali e sugli appalti di servizi
pubblici, costringendo i Comuni della Sabina ad estenuanti contenziosi
che comportano ulteriori oneri per i loro bilanci. Proprio
nell’assemblea organizzata da Postribù, Cittadinanzattiva, Honoris
causa, Sabina in movimento 5 stelle, Rieti Virtuosa e movimenti per
l’acqua, gli amministratori locali hanno ricordato i diversi ricorsi
in atto tra cui, a giugno presso il Tribunale della acque, quello che
vede il Consorzio Media Sabina costretto a difendersi da Acea S.p.a.
che ha avuto addirittura la sfrontatezza di ricorrere contro la
concessione dal Peschiera di “appena” 28 litri d’acqua al secondo,
rilasciata ai Comuni Sabini dalla Provincia di Rieti a scopi
idropotabili.
Stranamente però, i Dirigenti regionali si preoccupano più di
diffidare i Comuni che chiedono il rispetto della Legge piuttosto che
favorire il processo di riordino del Servizio idrico integrato. Così,
si lascia che l’ATO3 di Rieti, pur non dovendo più operare in base
alla legge nazionale e regionale, il 18 giugno costringa i Sindaci a
sottoscrivere di fronte al Notaio gli atti costitutivi di una S.p.A.
che non rispetta il volere dei cittadini espresso con i referendum
popolari.
Nel frattempo, altri 26 Comuni dell’ATO 1 di Viterbo e dell’ATO 2 di
Roma martedì hanno dovuto presentare ricorso al Tar per l’annullamento
delle diffide della Regione Lazio a cedere le infrastrutture idriche
al gestore unico (per i dettagli si veda di seguito comunicato del
Coordinamento regionale acqua pubblica Lazio).
Eppure, per evitare tutto ciò, basterebbe approvare la proposta di
legge consiliare n°238, che comitati, sindaci e consiglieri regionali
di PD, SeL e M5S hanno presentato da mesi all’Assessore Refrigeri e
che rappresenta un’alternativa possibile e coerente con la normativa
nazionale e comunitaria.
POSTRIBU’






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